San Giorgio a Cremano torna a ridere nel nome di Massimo Troisi.
Dal 24 al 26 settembre 2026, Villa Bruno ospiterà la XXVI edizione del Premio Massimo Troisi – Osservatorio sulla comicità, tre serate dedicate alla comicità, alla musica e soprattutto ai nuovi talenti.
Una manifestazione che porta il nome di uno degli artisti più amati della storia dello spettacolo italiano e che, trent’anni dopo la sua nascita, continua a interrogarsi sulla cosa più difficile da fare sul palco: far ridere senza smettere di raccontare il mondo.
Il Premio è promosso dalla Città di San Giorgio a Cremano e finanziato dalla Regione Campania. Nato nel 1996, a due anni dalla morte di Troisi, negli anni è diventato un appuntamento dedicato alla valorizzazione di giovani comici, attori e autori.
Tre serate nel segno della comicità
La XXVI edizione torna nella sua sede storica, Villa Bruno, la settecentesca villa vesuviana che negli anni è diventata uno dei luoghi simbolo della manifestazione.
Sul palco si alterneranno comicità e musica, con Clementino, Fabio Rovazzi, Leo Gassmann, Ciro Giustiniani, Aurora Leone e Federica Raimo tra gli ospiti annunciati.
A condurre le tre serate sarà Francesco Mastandrea, mentre Peppe Iodice avrà per la prima volta il ruolo di presidente della giuria della sezione dedicata ai comici.
Ma il Premio non sarà soltanto una passerella di artisti affermati.
Il cuore della manifestazione resta infatti la competizione.
Dal palco di San Giorgio alle nuove carriere
Sono quattro le sezioni del concorso: Miglior Attore Comico, Miglior Cortometraggio, Migliore Scrittura Comica – opera inedita e Migliore Scrittura Comica – opera edita.
È qui che il Premio prova a mantenere fede alla sua vocazione originaria: offrire un palcoscenico a chi ancora non ha avuto l’occasione di conquistarlo.
Nel corso degli anni, infatti, il Premio Massimo Troisi è stato per diversi artisti un punto di passaggio verso il mondo dello spettacolo. Tra i nomi ricordati dalla stessa organizzazione figurano Maurizio Battista, Maria Bolignano, Ciro Giustiniani, Enzo e Sal e Floriana De Martino.
Perché la vera eredità di Troisi non può essere soltanto celebrata.
Può essere anche messa alla prova.
Dando spazio a chi prova oggi a fare quello che lui fece ieri: trovare una voce personale, trasformare la quotidianità in racconto e utilizzare l’ironia per guardare le fragilità degli esseri umani senza nasconderle.
Il Premio Speciale ad Aurora Leone
Uno dei momenti centrali dell’edizione 2026 sarà la serata di gala, durante la quale sarà assegnato il Premio Speciale Massimo Troisi ad Aurora Leone.
La manifestazione prevede inoltre un omaggio alla memoria dell’attrice Fiorenza Marchegiani.
È il doppio volto di un premio che guarda contemporaneamente al passato e al futuro.
Da una parte la memoria di Troisi, artista nato proprio a San Giorgio a Cremano e diventato una figura centrale del cinema e del teatro italiano.
Dall’altra gli artisti che stanno ancora cercando il proprio spazio.
Troisi, molto più di un nome
Massimo Troisi morì il 4 giugno 1994, a soli 41 anni, dopo aver consegnato al cinema italiano personaggi, battute e una maniera completamente personale di stare davanti alla macchina da presa.
Ma la sua forza non è rimasta confinata ai suoi film.
A San Giorgio a Cremano la sua presenza continua a essere visibile nei luoghi della città, nella casa allestita a Villa Bruno con oggetti e ricordi appartenuti all’artista, nella piazza a lui dedicata e nella memoria di chi lo ha conosciuto.
Il Premio nasce proprio da questa memoria, ma non vuole trasformarla in un museo.
Il suo obiettivo è fare qualcosa di molto più difficile: far sì che il nome di Troisi continui a generare futuro.
La sfida di ridere ancora
E forse è questa la ragione per cui, a San Giorgio a Cremano, il Premio continua ad avere senso.
Perché Massimo Troisi non ha lasciato soltanto film da rivedere e battute da ricordare.
Ha lasciato un modo di raccontare la normalità, le debolezze, l’amore, la paura e persino la malinconia attraverso una comicità che non aveva bisogno di urlare.
A trent’anni dalla nascita del Premio, la sfida resta la stessa: trovare qualcuno capace di salire su quel palco non per imitare Troisi, ma per trovare la propria voce.
Perché il modo migliore per ricordare un artista che ha cambiato il modo di far ridere non è ripetere ciò che ha già fatto.
È dare a qualcun altro la possibilità di cominciare.











