Dal finto nipote al falso carabiniere, fino alle centrali telefoniche organizzate: nel Napoletano il fenomeno delle truffe agli anziani assume forme sempre più strutturate. L’Arma invita famiglie, amici e vicini a non lasciare sole le persone più fragili.
È una delle settimane più calde dell’estate e, mentre milioni di italiani si preparano a partire o hanno già lasciato le città, per molte persone anziane la quotidianità continua tra le mura di casa. È proprio quando le strade si svuotano e le occasioni di socialità diminuiscono che la solitudine può diventare un’arma nelle mani dei truffatori.
Il meccanismo è quasi sempre lo stesso: creare paura, imporre urgenza, impedire alla vittima di ragionare e presentare una soluzione immediata. Dall’altra parte del telefono può esserci un falso carabiniere, un sedicente avvocato, un finto nipote o un presunto operatore. L’obiettivo, però, è sempre lo stesso: arrivare al denaro, ai gioielli o ai dati personali della vittima.
Per questo i Carabinieri di Napoli rilanciano un appello che riguarda soprattutto figli, nipoti, amici e vicini di casa delle persone anziane: una telefonata in più può davvero impedire che una truffa vada a segno.
Il fenomeno non è più improvvisato
Le recenti indagini raccontano infatti un sistema molto più organizzato rispetto alla vecchia figura del truffatore solitario.
A giugno, a Quarto, i Carabinieri hanno scoperto un vero e proprio call center della truffa all’interno di un appartamento. Quattro persone sono state arrestate; nell’abitazione sono stati sequestrati 17 telefoni cellulari, un computer portatile e 101 schede Sim. I militari hanno documentato sette tentativi di frode in corso e una truffa già consumata ai danni di un’anziana, alla quale erano stati sottratti circa 18mila euro.
E non si tratta di un caso isolato.
A fine giugno, un’altra indagine ha portato alla luce una banda con base a Napoli accusata di aver colpito anziani in diverse regioni italiane, utilizzando la tecnica del falso maresciallo. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe accumulato un bottino di circa mezzo milione di euro.
Il sistema può prevedere ruoli distinti: c’è chi telefona, chi mantiene la vittima sotto pressione e chi si presenta materialmente a casa per ritirare soldi e preziosi.
La truffa comincia con una telefonata
«Suo figlio ha avuto un incidente».
«Suo nipote è stato arrestato».
«Sono un maresciallo, bisogna pagare per evitare conseguenze».
«La sua auto è coinvolta in una rapina».
Sono alcune delle storie costruite per mandare in tilt la vittima.
Il truffatore non lascia tempo per verificare. Insiste, richiama, mette fretta e spesso impedisce all’anziano di parlare con il familiare realmente coinvolto.
In alcuni casi arriva persino a utilizzare tecniche di spoofing, attraverso le quali sul display del telefono può comparire un numero apparentemente riconducibile a una caserma o a un ufficio conosciuto. Ma il numero visualizzato non dimostra l’identità di chi sta chiamando.
La regola fondamentale resta una: Carabinieri, Polizia e altre Forze dell’ordine non chiedono mai denaro o gioielli per risolvere un problema giudiziario, evitare un arresto o “mettere al sicuro” i beni di una persona.
Dal falso nipote alla falsa rapina
Tra i raggiri più diffusi c’è quello del finto nipote. La telefonata può iniziare con una domanda apparentemente innocua: «Indovina chi sono?».
L’obiettivo è spingere l’anziano a pronunciare spontaneamente il nome di un familiare. Da quel momento il truffatore assume quella identità e racconta di trovarsi in difficoltà, chiedendo denaro o gioielli.
Un’altra variante particolarmente insidiosa è quella della falsa rapina in gioielleria: la vittima viene informata che un familiare sarebbe collegato a una rapina e che, per dimostrarne l’innocenza, occorrerebbe consegnare oro e contanti a un presunto militare.
Una tecnica tutt’altro che teorica: lo scorso luglio i Carabinieri hanno arrestato in Emilia-Romagna tre persone, originarie di Napoli, accusate di aver convinto un’83enne a consegnare circa 5mila euro tra denaro e gioielli proprio con questo stratagemma.
Quando la vittima diventa il bersaglio di una vera organizzazione
Le indagini più recenti mostrano anche un altro elemento: spesso i truffatori non si limitano a telefonare dalla propria città.
A Ischia, ad esempio, due minorenni sono stati denunciati dopo essere stati individuati con una placca e un tesserino falsi della Polizia di Stato. Nei loro telefoni erano stati salvati indirizzi e punti di interesse su Google Maps corrispondenti ai luoghi dove avrebbero dovuto ritirare denaro e gioielli. Secondo i Carabinieri, i due rappresentavano il segmento operativo di una rete più ampia.
A Napoli e nel Napoletano sono stati documentati anche casi nei quali i telefonisti coordinavano a distanza l’azione del cosiddetto “corriere”, incaricato di presentarsi alla porta della vittima.
A Piano di Sorrento, una 81enne era stata convinta che il figlio fosse stato arrestato e aveva raccolto 1.200 euro per consegnarli a un falso avvocato. La donna aveva persino raggiunto Napoli in treno prima che i veri Carabinieri riuscissero a intervenire.
La tecnologia apre nuove strade ai truffatori
Non ci sono soltanto le telefonate.
I raggiri si sono spostati anche su WhatsApp e sui social, sfruttando messaggi apparentemente innocui, link e codici di verifica. Una delle tecniche segnalate negli ultimi tempi utilizza la richiesta di votare una bambina o una ragazza impegnata in un concorso di danza: dietro il link, però, può nascondersi il tentativo di ottenere il controllo dell’account.
La regola è semplice: mai comunicare a nessuno i codici ricevuti via SMS e mai cliccare su collegamenti sospetti, anche quando il messaggio sembra arrivare da una persona conosciuta.
La prevenzione può fermare il truffatore
E qui entra in gioco il ruolo delle famiglie.
Una telefonata quotidiana a un genitore anziano che vive solo non serve soltanto a sapere se ha mangiato o se sta bene. Può diventare anche un presidio contro l’isolamento.
«Hai ricevuto telefonate strane?».
«Qualcuno ti ha chiesto soldi?».
«Ti hanno detto che è successo qualcosa a tuo figlio?».
Domande semplici che possono interrompere il meccanismo prima che il truffatore arrivi alla porta.
È accaduto anche recentemente nel Napoletano: una figlia ha intuito il raggiro, si è finta la madre anziana al telefono e ha registrato la conversazione con il presunto truffatore, consentendo ai Carabinieri di intervenire.
Dieci regole per difendersi
1. Le Forze dell’ordine non chiedono mai soldi o gioielli per risolvere problemi giudiziari.
2. Non fidarsi del numero visualizzato sul telefono: può essere falsificato.
3. Interrompere la chiamata e contattare autonomamente il familiare interessato.
4. Non far entrare sconosciuti in casa, anche se mostrano tesserini.
5. Non consegnare mai contanti, gioielli o carte a persone mandate a casa.
6. Non dire il nome dei propri familiari a chi domanda «Indovina chi sono?».
7. Non cliccare su link sospetti ricevuti via WhatsApp.
8. Non comunicare mai codici ricevuti tramite SMS.
9. Prima di consegnare qualsiasi cosa, chiamare una persona di fiducia e verificare.
10. In caso di tentata truffa, segnalare immediatamente l’accaduto al 112.
Una telefonata può valere più di mille raccomandazioni
Le truffe agli anziani non fanno leva soltanto sull’ingenuità.
Fanno leva sull’affetto, sulla paura e sulla solitudine.
Il truffatore sa che una nonna farà qualsiasi cosa per aiutare un nipote, che un genitore sarà disposto a svuotare il conto per salvare un figlio e che, davanti alla divisa di un presunto carabiniere, molte persone tenderanno ad abbassare le proprie difese.
Per questo la prevenzione non può essere affidata soltanto alle vittime.
Deve diventare una responsabilità collettiva.
In questi giorni di estate e di città più vuote, una telefonata ai nostri anziani può sembrare un gesto piccolo, ma potrebbe essere proprio quella telefonata a impedire che dall’altra parte della cornetta ci sia qualcuno pronto a portargli via tutto.











