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Venice4Palestine: lettera aperta all’European Film Academy

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
13 Gennaio, 2026
in Arte & Spettacolo
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Venice4Palestine: lettera aperta all’European Film Academy
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Cinque mesi dopo i numerosi appelli e le iniziative promosse durante il festival del cinema di Venezia, le immagini provenienti dai territori palestinesi confermano che la cosiddetta pace non ha portato giustizia, ma impunità e silenzio internazionale. Israele continua a commettere crimini contro l’umanità, mentre a Gaza e in Cisgiordania la popolazione subisce quotidianamente violenze, blocchi e persecuzioni. Gli artisti, cineasti e giornalisti, promotori delle iniziative pro-Palestina hanno scelto ancora una volta di non restare dei semplici e passivi spettatori: il cinema, le parole e le immagini sono strumenti di resistenza e testimonianza. Questo appello invita tutti coloro che parteciperanno agli European Film Awards 2026 a Berlino a usare il loro spazio, il loro talento e la loro visibilità per denunciare l’apartheid, l’occupazione e il genocidio in Palestina, trasformando la creatività in azione concreta contro l’ingiustizia.

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“Fermate gli orologi, spegnete le stelle“.

Cominciava così la nostra chiamata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia.

Sono passati quasi 5 mesi e le immagini che ci arrivano direttamente dai territori palestinesi (quelle immagini che ad oggi sono costate la vita a quasi 300 operatorә dell’informazione palestinesi) confermano quotidianamente che il cosiddetto “processo di pace”, paravento di accordo tra potenze occidentali e arabe alleate, la pace non l’ha portata, ancor meno la giustizia, ma ha fatto sì che la soglia di attenzione mondiale si abbassasse drasticamente. Risultato: Israele continua impunemente a commettere crimini contro l’umanità. E noi non vogliamo assistere immobili alla normalizzazione di questa tragedia.

A Gaza si continua a morire. Il governo Netanyahu impedisce l’ingresso di cibo, generi di prima necessità, aiuti umanitari, medicine. A 37 organizzazioni umanitarie che nella Striscia operavano tra rischi e difficoltà, dal 1° gennaio è stato reso impossibile l’accesso. Mentre in Cisgiordania le invasioni dei coloni israeliani protetti dall’esercito sono sempre più letali, l’inverno è arrivato e miete ulteriori vittime.

Come artistə, autorə, lavoratorə del cinema e attivistə, essere a fianco della Palestina è ancora più necessario, proprio adesso che la crescente politica di repressione del dissenso, di criminalizzazione delle proteste e la persecuzione penale di singolə attivistə e organizzazioni aumentano quotidianamente: di Palestina si parla solo in termini di provvedimenti giudiziari nei confronti di associazioni ed attivistə.

Molti governi europei hanno già adottato la definizione di antisemitismo formulata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance): una definizione fallace ma fondamentale per la narrazione sionista perché equipara volontariamente le legittime critiche al governo di Israele a delle espressioni di antisemitismo. Questo conferma la stretta repressiva e censoria che è sempre più schiacciante in Europa e in linea con l’inquietante tendenza a delegittimare il Diritto Internazionale, tanto quanto i diritti civili e sociali. La normalizzazione della repressione di ogni dissenso (anti sionista o di qualunque altro tipo), così come il capovolgimento delle narrazioni, sono sotto gli occhi di tuttə noi. Per questo non possiamo distogliere lo sguardo dalla Palestina, perché la Palestina oggi rappresenta tutte le oppressioni e tutte le ingiustizie che avvengono nel mondo.

Lo sguardo è l’ingrediente fondamentale del cinema: la difficoltà di questo momento ci deve rendere ancora più motivatə proprio perché il “mondo del cinema” ha sempre a che fare con il “mondo reale”. L’arte è mezzo di trasformazione, di testimonianza, di comprensione profonda del mondo, di rappresentazione dell’umano e di sviluppo della coscienza critica: uno straordinario mezzo di riflessione, di partecipazione attiva e di resistenza che ha il dovere di rispondere alla deresponsabilizzazione e al crescente silenzio sulla Palestina. Occorre ancora ricordare che la semantica, il linguaggio, le parole e le immagini, non sono accessori, sono una forma di resistenza sostanziale. Se così non fosse, ancora una volta, dovremmo pensare di arrenderci davvero all’evidenza che essere cineastә o giornalistә, oggi, non ha più alcun senso.

Noi vogliamo continuare a credere nel cinema e nelle persone che il cinema lo fanno, che lo amano e che lo guardano. E che lo celebrano. Ricordiamolo: opere candidate quest’anno agli EFA come The Voice of Hind Rajab e With Hasan in Gazaraccontano di persone vere, di bombardamenti veri, di crimini veri, perpetrati dal Governo Netanyahu anche con la complicità dei nostri Paesi. Possiamo unirci alla loro forma di resistenza. Possiamo essere all’altezza di queste opere e continuare ben oltre il tempo di un film a raccontare la verità in tutti gli spazi che attraversiamo prima che questa venga oscurata dalle narrazioni capovolte degli oppressori.

Esortiamo quindi coloro che parteciperanno sabato 17 gennaio alla cerimonia degli European Film Awards a Berlino, che calcheranno il tappeto rosso, che saliranno sul palco per premiare o per essere premiatə, a prendere posizione contro l’apartheid, il genocidio, la pulizia etnica e l’occupazione della Palestina, ad esprimere dissenso e reclamare la liberazione del popolo palestinese, a farlo creativamente nel segno delle nostre capacità artistiche e comunicative.

“La Paura mangia l’Anima” ammoniva un tempo Fassbinder. E allora esortiamo tuttə a non avere paura perché è ancora tanto quello che possiamo fare. Possiamo cominciare noi stessə a fare quello che i nostri governi non fanno, nonostante l’ONUabbia sancito l’esistenza del genocidio in corso. Possiamo cominciare noi, interrompendo la complicità con Israele e i suoi ambasciatori culturali. Possono cominciare il cinema europeo e gli European Film Awards, in questo momento storico, diventando occasione per esprimere anche i nostri sentimenti e i nostri pensieri più scomodi, soprattutto se riusciamo tuttə ad avere un po’ più di coraggio.

Free Palestine.

Free the World.

Venice 4 Palestine

con

Graziella Bildesheim

Kostantin Bojanov

Sonia Bergamasco

Luciana Castellina

Francesco Costabile

Celeste Dalla Porta

Leonardo Di Costanzo

Anna Di Francisca

Juliette Duret

Annie Ernaux

Abbas Fahdel

Gaia Furrer

Ivan Gergolet

Fabrizio Gifuni

Sabina Guzzanti

Tecla Insolia

Luigi Lo Cascio

Alina Marazzi

Roberto Minervini

Teona Mitevska

Laura Morante

Lino Musella

Arab Nasser

Tarzan Nasser

Claudio Noce

Bruno Olivieri

Raffaele Oriani

Gianfilippo Pedote

Sara Petraglia

Edoardo Purgatori

Desideria Rayner

Michele Riondino

Sergio Rubini

Fausto Russo Alesi

Valia Santella

Céline Sciamma

Ezzaldeen Shalh

Claire Simon

Eyal Sivan

Jasmine Trinca

Antonia Truppo

Yanis Varoufakis

Roger Waters

Jessica Woodworth

e

La Palestine Sauvera le Cinema

UICD – Unione Italiana Casting Directors

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