Nel giorno in cui avrebbe dovuto spegnere settanta candeline e salutare definitivamente il lavoro, la dottoressa Mariarosaria Sestito, medico di famiglia, ha invece compiuto un gesto che racconta meglio di qualsiasi celebrazione cosa significhi prendersi cura delle persone: ha salvato la vita a un suo paziente.
Sarebbe dovuto essere il suo primo giorno di pensione. Solo grazie alla normativa ottenuta dalla Fimmg, con il sostegno del presidente della Commissione Sanità del Senato Francesco Zaffini, la dottoressa aveva potuto chiedere il prolungamento dell’attività fino a 72 anni, scegliendo di restare accanto ai suoi assistiti.
Il paziente, un uomo di oltre 50 anni che chiameremo Carlo per tutelarne la privacy, era stato visitato per la prima volta il 5 gennaio.
«Avevo riscontrato una situazione respiratoria compromessa – racconta la dottoressa Sestito – si trattava di un paziente fragile, diabetico e fumatore. Ho sospettato una broncopolmonite e avviato subito la terapia, prescrivendo anche una radiografia toracica».
L’esame radiologico non aveva evidenziato complicazioni gravi. Ma nei giorni successivi, subito dopo l’Epifania, Carlo ha richiamato la dottoressa segnalando un netto peggioramento delle sue condizioni.
«Nel pomeriggio mi sono recata immediatamente al domicilio – prosegue – e ho trovato una situazione drammatica: la saturazione era scesa a 74, un valore potenzialmente letale».
Scatta la chiamata al 118 con codice rosso. All’arrivo dell’ambulanza, però, emerge una criticità: il mezzo non è medicalizzato.
«Mi è stato chiesto di salire in ambulanza – racconta la dottoressa – e non ho esitato. Non potevo lasciarlo solo».
Durante il tragitto verso l’ospedale la situazione si fa ancora più critica. La dottoressa interviene d’urgenza somministrando cortisone e ossigeno al massimo flusso. Un intervento decisivo: senza la sua presenza, Carlo non sarebbe arrivato vivo in Pronto Soccorso.
Oggi l’uomo è ricoverato e si sta lentamente riprendendo.
Questo episodio assume un valore ancora più profondo se si considera che la dottoressa Sestito aveva già raggiunto l’età pensionabile.
«Nonostante non avessi ancora ricevuto risposta formale dall’Asl, ho scelto di restare – spiega – perché non si abbandonano i pazienti quando hanno bisogno».
Una decisione che racconta una medicina fatta di responsabilità, continuità e presenza sul territorio.
Il segretario generale della Fimmg, Silvestro Scotti, ha voluto sottolineare il significato di quanto accaduto:
«Gesti come quello della dottoressa Sestito rappresentano l’essenza della medicina di famiglia: vicinanza, tempestività e umanità, qualità che spesso fanno la differenza tra la vita e la morte».
Scotti ha poi aggiunto una riflessione più ampia sul sistema sanitario:
«La sanità si misura per come risponde nei momenti difficili. Non ci piace fare polemiche, ma è evidente che siamo in trincea. Comprendiamo le difficoltà dei servizi territoriali sotto stress e siamo pronti, in casi eccezionali, ad aiutare ed essere parte di un grande Servizio sanitario nazionale, senza colori né codici. Ma stigmatizziamo lo scaricabarile tra le categorie e ci aspettiamo che lo stesso spirito di collaborazione venga praticato su tutti i fronti».
Nel giorno del suo settantesimo compleanno, la dottoressa Sestito non ha ricevuto solo auguri. Ha regalato una lezione silenziosa ma potentissima: la sanità non è fatta solo di protocolli e numeri, ma di persone che scelgono di esserci, anche quando potrebbero fermarsi.











