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5 gennaio: una data simbolo della lotta alla mafia. Nasce Peppino Impastato, muore Pippo Fava

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
5 Gennaio, 2026
in In evidenza, News
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5 gennaio: una data simbolo della lotta alla mafia. Nasce Peppino Impastato, muore Pippo Fava
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Il 5 gennaio è una data che unisce due nomi fondamentali della storia civile italiana, due uomini diversi per età e percorsi, ma legati dallo stesso destino e dalla stessa scelta: non tacere davanti alla mafia.
È il giorno dell’anniversario della nascita di Peppino Impastato e dell’anniversario della morte di Pippo Fava.

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Due voci libere, due coscienze scomode, due vite spezzate per aver scelto di raccontare ciò che altri preferivano ignorare.

Peppino Impastato, nato il 5 gennaio 1948

Peppino Impastato nasce a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, in una famiglia legata agli ambienti mafiosi. Proprio da lì nasce la sua ribellione: rompere con le proprie origini, denunciare apertamente il potere criminale che soffoca il territorio.

Militante politico, attivista, giornalista, Peppino utilizza l’arma più pericolosa contro Cosa nostra: la parola.
Con Radio Aut, la sua radio libera, smaschera affari, connivenze e il potere di Tano Badalamenti, boss indiscusso della zona, usando l’ironia come strumento di denuncia.

Il 9 maggio 1978 Peppino viene assassinato. Per anni la sua morte viene archiviata come attentato terroristico o suicidio. Solo grazie alla tenacia della famiglia e di chi non ha mai smesso di chiedere verità, la matrice mafiosa viene riconosciuta.

Peppino Impastato oggi è il simbolo di chi sceglie di disobbedire al silenzio, anche quando il prezzo è altissimo.

Pippo Fava, ucciso il 5 gennaio 1984

Il 5 gennaio 1984, a Catania, viene assassinato Giuseppe “Pippo” Fava, giornalista, scrittore, intellettuale. Fondatore della rivista I Siciliani, Fava aveva puntato il dito contro i “cavalieri del lavoro”, l’intreccio perverso tra mafia, politica e imprenditoria.

Fava non raccontava la mafia come folklore o emergenza, ma come sistema di potere, capace di infiltrarsi ovunque, soprattutto dove c’è denaro e consenso.
Per questo era diventato un bersaglio.

Viene ucciso con cinque colpi di pistola davanti al teatro Stabile di Catania. Anche per lui, inizialmente, tentativi di depistaggio e minimizzazione. Ma la verità, ancora una volta, resiste.

Pippo Fava ha insegnato che il giornalismo non è neutralità, ma responsabilità. Che raccontare i fatti senza nominarne i colpevoli equivale a mentire.

Due storie, un’unica eredità

Peppino Impastato e Pippo Fava non si sono mai conosciuti, ma parlavano la stessa lingua: quella della verità.
Entrambi hanno pagato con la vita la scelta di non piegarsi, di non scendere a compromessi, di non accettare l’idea che “così va il mondo”.

Il 5 gennaio non è solo una ricorrenza.
È un promemoria.

Ricorda che la mafia teme più una voce libera che cento slogan.
Che il silenzio è complicità.
Che la memoria non è celebrazione, ma impegno quotidiano.

Finché i loro nomi verranno pronunciati, scritti, raccontati, Peppino Impastato e Pippo Fava continueranno a fare quello che hanno sempre fatto: dare fastidio al potere.

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