Saranno le indagini in corso, affidate ai carabinieri della Compagnia Napoli Poggioreale, a stabilire se c’è un nesso tra il fragoroso spettacolo pirotecnico andato in scena nel corso della serata di venerdì 2 gennaio nel Parco Conocal di Ponticelli e l’agguato avvenuto il giorno successivo in via Il flauto Magico, nello stesso rione, nel tardo pomeriggio del giorno successivo in cui è rimasto ferito un 24enne.
Diversi residenti in zona hanno segnalato alla redazione del nostro giornale uno spettacolo pirotecnico lungo e fragoroso, durato all’incirca 50 minuti, a ridosso della mezzanotte di venerdì 2 gennaio, nel rione Conocal, fortino del clan D’Amico, seppure negli ultimi tempi si registri la presenza in pianta stabile di diversi soggetti legati al clan De Micco che verosimilmente si sarebbero trasferiti nel rione che da decenni rappresenta il quartier generale di una delle organizzazioni criminali storicamente in rotta di collisione con i cosiddetti “Bodo”, proprio per marcare il territorio e “controllare” i rivali, facendogli sentire il fiato sul collo della cosca che attualmente detiene saldamente il controllo del territorio.
Una vera e propria militarizzazione, rimarcata dalle incursioni dei rivali e dalle scorribande che puntualmente imperversano tra le strade del Conocal, volute dai “Bodo” per esercitare una dimostrazione plateale ed intimidatoria di supremazia territoriale. Un esercizio pressoché quotidiano di ostentazione di potere criminale, voluto per braccare quello che resta dei D’Amico, rimaneggiati da omicidi ed arresti, ma soprattutto dai numerosi e clamorosi cambi di casacca che hanno concorso ad indebolire sensibilmente il clan, avvantaggiando notevolmente i rivali che hanno beneficiato anche di informazioni preziose che hanno utilizzato prontamente per colpire “i fraulella”.
Un clima tutt’altro che disteso che costringe i D’Amico a vivere barricati in casa per scongiurare l’ipotesi, tutt’altro che remota, di subire un agguato da parte dei rivali che dal loro canto, non stanno inscenando quelle azioni dimostrative con il solo intento di far valere e prevalere la legge del più forte: i De Micco sono animati dal chiaro intento di approfittare di un passo falso dei reduci dei clan rivali per colpire e indebolire ulteriormente la fazione antagonista, chiudendo così la partita anzitempo, prima che imminenti scarcerazioni o le alleanze in corso possano legittimare i sogni di rivalsa dei D’Amico. E non solo.
I residenti in zona raccontano i D’Amico come un clan vessato e intimorito continuamente dalle incursioni dei De Micco che, tra le tante cose, gli impedirebbero di trarre guadagno da business illeciti “degni di un clan di camorra”, in primis avrebbero bloccato le estorsioni e la vendita di sostanze stupefacenti. In più occasioni, infatti, alcuni clienti sarebbero stati bloccati e perquisiti e perfino denudati dalle sentinelle dei De Micco e una volta trovati in possesso di sostanze stupefacenti acquistate in casa D’Amico, avrebbero subito violenti pestaggi. Una politica brutale che mira chiaramente a chiudere le piazze di droga dei rivali per favorire l’ascesa di quelle gestite da soggetti vicini ai De Micco nel rione Conocal.
Un elemento concorre a confermare in maniera inequivocabile il momento di difficoltà attraversato dai D’Amico: le donne-simbolo e reduci del clan si mostrano esclusivamente dedite alla vendita di abiti in diretta social. Non solo capi d’abbigliamento, ma anche detersivi e altri prodotti low cost. Questo sarebbe l’unico business che il clan egemone avrebbe concesso di svolgere ai reduci del clan rivale, a riprova della ferma volontà di infliggere continue umiliazioni a chiunque si sia opposto all’ascesa dei “Bodo” e potrebbe seguitare a farlo, qualora le circostanze dovessero mutare a loro vantaggio, legittimando il tentativo di contestare l’egemonia di un clan che allo stato attuale detiene un controllo capillare del territorio, forte di un potere militare ed economico ragguardevole.
In questo clima è maturato il primo sussulto di camorra del 2026 nell’area metropolitana di Napoli: per il secondo anno consecutivo, è a Ponticelli che si consuma il primo agguato di matrice camorristica.
Nel tardo pomeriggio di sabato 3 gennaio, Alfredo Clemente, 24 anni, è rimasto ferito da un colpo d’arma da fuoco ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Villa Betania. Il giovane si trovava sotto la propria abitazione in via Il Flauto Magico, nel rione Conocal, quando alcuni sconosciuti a bordo di un’auto avrebbero esploso diversi colpi di pistola in strada. Uno dei proiettili ha raggiunto il 24enne al gluteo destro: trasportato in codice rosso in ospedale, ma non in pericolo di vita.
Si è trattato di un “botta e risposta”? L’agguato al 24enne può essere collegato in qualche modo al lungo e plateale spettacolo pirotecnico della sera precedente?
Una pioggia di fuochi d’artificio che può essere legittimata solo da una scarcerazione eccellente o dall’esito di una sentenza che di qui a poco introdurrà una scarcerazione eccellente. Diversi, infatti, le figure apicali del clan D’Amico che potrebbero tornare in libertà a breve, in particolare: Giuseppe Riccardi, compagno di Carla D’Amico, ma anche Salvatore Ercolani o Gennaro Schiavoni, rispettivamente marito e figli odi Annunziata D’Amico, la donna-boss, sorella di Antonio e Giuseppe “fraulella”, uccisa in un agguato di camorra il 10 ottobre del 2015, quando ricopriva il ruolo di reggente del clan di famiglia, subentrata proprio ai fratelli, in seguito ai loro arresti.
Lo spettacolo pirotecnico inscenato nel rione Conocal rappresentava la fase topica di festeggiamenti voluti per celebrare la scarcerazione di una figura apicale del clan? L’agguato in cui è rimasto ferito il 24enne il giorno seguente rappresenta l’inquietante replica dei rivali, intenzionati a stroncare sul nascere le velleità dei “fraulella”?











