La notte del 31 dicembre 2008, nei Quartieri Spagnoli di Napoli, andò in scena un copione già visto e che spesso va in scena durante la notte di Capodanno. Nicola Sarpa, giovane di 24 anni, fu ucciso da un proiettile vagante, esploso nel cuore dei festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno.
Nicola si trovava nella sua abitazione, al secondo piano di un edificio in vico Lungo Trinità degli Spagnoli, insieme alla famiglia per festeggiare il Capodanno. Poco dopo la mezzanotte si affacciò al balcone per richiamare il fratellino di 8 anni, che stava giocando nel cortile sottostante, affinché rientrasse. Improvvisamente un proiettile lo raggiunse alla testa tra la tempia e l’occhio, uccidendolo praticamente all’istante.
La dinamica dell’incidente rivelò che il colpo non fu un semplice “botto” festivo: la pallottola esplosa la notte di San Silvestro venne sparata da una giovane donna, Manuela Terracciano, figlia difiglia di Salvatore ‘o nirone, boss dei Quartieri Spagnoli, che festeggiava l’anno nuovo con una pistola in mano. Sebbene festeggiare sparando in aria fosse purtroppo una consuetudine in alcune aree, quel colpo travolse la vita di un ragazzo innocente.
Nicola era un giovane conosciuto nel quartiere: tranquillo, legato alla sua famiglia, tifoso di calcio e con una vita piena di progetti davanti. La sua morte gettò nello sconforto amici e vicini, evidenziando la drammaticità di una tradizione pericolosa che trasforma momenti di festa in tragedie.
La vicenda ebbe anche risvolti giudiziari: la donna accusata di aver esploso il colpo venne processata e condannata a dieci anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale, in riconoscimento della gravità dell’atto e delle sue conseguenze fatali. Il Pubblico ministero aveva chiesto 30 anni di galera, mentre per il Gup si è trattato per l’appunto di omicidio volontario con dolo eventuale. Emanuela Terracciano è libera dal 2017.










