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22 novembre 1995: ucciso Fortunato Correale, il meccanico che aveva rotto l’omertà

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
21 Novembre, 2025
in Cronaca
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22 novembre 1995: ucciso Fortunato Correale, il meccanico che aveva rotto l’omertà
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Il 22 novembre 1995 a Locri, un paese in provincia di Reggio Calabria, fu scritta di un’altra pagina tragica della ‘ndrangheta: Fortunato Correale, meccanico di 44 anni e padre di tre figli, fu assassinato nella propria officina con sette colpi di pistola. Correale non era un uomo della criminalità: al contrario, era un cittadino rispettabile, un lavoratore onesto, che aveva avuto il coraggio di parlare con le forze dell’ordine.

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Correale aveva assistito di persona a un episodio inquietante: da una finestra della sua abitazione vide quattro giovani dare fuoco all’auto di un carabiniere. Convocato in caserma, decise di raccontare ciò che aveva visto, fornendo indicazioni utili per le indagini. Questo gesto, per molti, rappresentava una speranza: un cittadino che sceglie la legalità, la trasparenza. Ma per la ‘ndrangheta fu un atto imperdonabile.

Pochi giorni dopo la sua testimonianza, arrivò la rappresaglia. Un sicario solitario, con il volto travisato, entrò nell’officina di Correale e sparò contro di lui, 7 colpi: sei andarono a vuoto, uno letale, che gli causò una ferita interna fatale. Correale morì poco dopo, durante il trasporto in ospedale. La rapidità e la brutalità dell’agguato fecero capire che la sua morte non era casuale, ma un messaggio esplicito: rompere il muro dell’omertà avrebbe un prezzo, ed era un prezzo che la mafia non tollerava.

La sua morte scosse profondamente la comunità. La moglie, Maria Teresa Adornato, rimase sola con tre figli, e oggi ricorda suo marito come un uomo perbene che pagò con la vita la sua decisione di non tacere. Organizzazioni antimafia come Libera hanno dedicato a Correale momenti di commemorazione, sottolineando il valore del suo gesto, che resta simbolo di coraggio e responsabilità civile.

Il figlio Giuseppe, a molti anni di distanza, ha più volte dichiarato che per lui il sacrificio del padre ha un significato profondo: “La sua verità fu rivoluzionaria. Ancora oggi attendiamo giustizia, ma la sua testimonianza rimane un patrimonio morale.”

L’omicidio di Correale avvenne in un periodo in cui la Locride era segnala da tensioni tra cosche, in quella che è conosciuta come la faida di Locri, con protagonisti storici come la ‘ndrina Cordì. La sua morte viene letta non solo come una vendetta personale, ma come un atto esemplare: uno schema che serve a ricattare la comunità, a ricordare che chi collabora rischia, e che il silenzio rimane la vera legge delle cosche.

A quasi tre decenni da allora, il ricordo di Fortunato Correale è ancora viva: nella memoria della comunità, nei cortei antimafia, nelle iniziative civili. La sua storia è un richiamo potente: la mafia teme chi parla, chi osserva, chi denuncia. Ma il coraggio di chi non accetta il silenzio può diventare un seme di speranza.

Correale non fu solo vittima: fu un testimone, un cittadino libero, un esempio. E il suo sacrificio rimane parte essenziale della memoria collettiva contro ogni omertà.

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