Il 15 novembre 1986 resta una data scolpita nella memoria della comunità di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria. Quel giorno, in un’area rurale ai margini del paese, Antonio Bertuccio, capocantiere edile, 41 anni, marito e padre di cinque bambini, fu ucciso durante una battuta di caccia. Un delitto improvviso, crudele e privo di senso, che ancora oggi rappresenta una delle ferite più dolorose della cittadina.
Antonio Bertuccio era uscito di casa nelle prime ore del mattino per dedicarsi a una delle sue passioni: la caccia. Conosceva bene quei terreni, li percorreva spesso e non immaginava minimamente che, quel giorno, avrebbe incontrato i suoi assassini.
Secondo la ricostruzione, mentre si trovava in una zona isolata, fu avvicinato da alcuni malviventi che avevano deciso di colpire il primo bersaglio utile per rubare ciò che aveva con sé: il fucile, il portafogli, forse altri oggetti personali. L’intenzione dei balordi era il furto, rapido e indolore. Ma Antonio non si tirò indietro.
Ne nacque un acceso diverbio. Antonio era noto per essere un uomo corretto e coraggioso, non incline a subire passivamente ingiustizie o soprusi. Quelle parole, però, bastarono ad accendere la violenza dei suoi aggressori. In pochi istanti la tensione degenerò e Antonio fu colpito mortalmente.
Quando venne ritrovato, per lui non c’era più nulla da fare. Il corpo giaceva tra la vegetazione, accanto al fucile che non aveva avuto il tempo di imbracciare. Lo scenario lasciò subito intuire l’azione precipitosa di criminali senza scrupoli, pronti a uccidere pur di imporre la propria volontà.
Antonio Bertuccio era nato il 17 giugno 1945. Lavorava come capocantiere edile, un mestiere duro che svolgeva con responsabilità e dedizione per garantire stabilità economica alla sua famiglia. Era un padre presente, un marito affettuoso, un uomo rispettato da colleghi e vicini.
La sua morte improvvisa lasciò la moglie sola con cinque figli piccoli, costretti a crescere senza la figura che rappresentava sicurezza, sostegno e guida. Il loro dolore divenne anche quello dell’intera comunità di Cittanova, che si strinse attorno alla famiglia in quei giorni difficilissimi.
Il delitto di Antonio Bertuccio non fu solo un episodio di criminalità, ma un colpo al cuore della Cittanova onesta. Colpire un uomo perbene, impegnato nel lavoro e nella cura della famiglia, significò colpire l’intero tessuto sociale di quegli anni.
A distanza di decenni, il suo nome continua a essere ricordato come quello di una vittima innocente, portata via dalla brutalità di chi non esitò a premere il grilletto pur di compiere un piccolo furto. Un gesto vile che mise fine a una vita e sconvolse per sempre quelle dei suoi familiari.











