Una tragedia ha sconvolto la città di Muggia nella serata di mercoledì 12 novembre. Una donna ha ucciso il figlio di 9 anni all’interno della propria abitazione. Il bambino viveva con il padre dopo la separazione dei genitori ed era affidato a lui.
L’allarme è scattato quando il padre non ha visto il figlio al momento previsto per la riconsegna e non riusciva a contattare né il bambino né la madre. Sul posto sono intervenute immediatamente le forze dell’ordine. All’arrivo degli agenti, il piccolo era già deceduto. La madre, che presentava ferite alle braccia compatibili con un tentativo di suicidio, è stata soccorsa e trasferita d’urgenza in ospedale.
Secondo quanto emerso, la donna era seguita dai servizi di salute mentale e la famiglia era monitorata dai servizi sociali del territorio. Nonostante ciò, la situazione non era stata considerata di grave pericolo, rendendo la tragedia ancora più inaspettata. La madre è stata arrestata e l’autorità giudiziaria ha avviato un’inchiesta per ricostruire le circostanze dell’omicidio e verificare eventuali responsabilità nella gestione della vicenda familiare.
La comunità di Muggia è rimasta profondamente scossa. La scuola frequentata dal bambino ha attivato immediatamente un servizio di sostegno psicologico per compagni di classe, insegnanti e famiglie, mentre il Comune ha annunciato interventi di supporto più ampi per aiutare la popolazione a elaborare il trauma. L’episodio ha acceso un dibattito sul ruolo dei servizi sociali e sulla prevenzione di drammi familiari, sottolineando l’importanza di una rete di supporto più attenta e coordinata.
Vicini di casa e cittadini descrivono la famiglia come “tranquilla e riservata”, ma con difficoltà che erano note a chi li conosceva da vicino. La comunità si trova ora a fare i conti con la realtà di un episodio che ha spezzato la vita di un bambino e segnato profondamente le vite di chi lo circondava.











