Nel corso della mattinata gli investigatori del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino, in sinergia con il personale della Polizia Penitenziaria e con il supporto del Nucleo Investigativo Regionale Campania, hanno dato esecuzione a un decreto di perquisizione locale e personale all’interno della Casa Circondariale “Antimo Graziano” di Avellino, emesso nei confronti di 18 persone – tutte detenute o comunque presenti in istituto a partire da giugno 2024.
L’accusa mossa nei loro confronti riguarda in via principale il reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti (art. 391 ter c.p.). In un caso è contestato anche il reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.).
Dalle indagini è emerso che nei reparti dell’istituto penitenziario sarebbero stati introdotti e utilizzati smartphone, schede SIM e accessori che permettevano comunicazioni non autorizzate con l’esterno, navigazione internet e accesso ai social network. Parte dell’operazione investigativa ha riguardato l’analisi delle utenze telefoniche e telematiche, l’individuazione dei contatti esterni e l’esame delle relazioni instaurate dai soggetti detenuti con persone fuori dal carcere.
Le perquisizioni in corso riguardano le stanze di reclusione occupate dagli indagati nel momento dell’intervento, nonché gli ambienti accessori all’interno dell’istituto. L’obiettivo è sottoporre a sequestro i dispositivi elettronici e le schede SIM in uso indebito.
Il caso mette in luce la persistenza di grave criticità all’interno delle strutture penitenziarie in tema di sicurezza e controllo degli strumenti tecnologici non autorizzati. Il fatto che uno strumento come lo smartphone possa consentire a detenuti di condurre attività comunicative e potenzialmente delittuose dall’interno della cella pone serie questioni sull’efficacia delle misure di sorveglianza, sulla gestione dei reparti e sulle esigenze di riforma del sistema penitenziario.
Avellino – come molti altri istituti – dovrà affrontare la sfida di bilanciare la sicurezza interna, il controllo delle tecnologie introdotte illecitamente, e la gestione del rapporto tra detenzione e reinserimento. Operazioni come questa mostrano la volontà delle forze dell’ordine di intervenire tempestivamente, ma richiedono anche un rafforzamento strutturale e organizzativo dell’intero sistema carcerario.
Nei prossimi giorni saranno valutati gli esiti delle perquisizioni, con il conteggio preciso dei dispositivi sequestrati, le eventuali ulteriori iscrizioni nel registro degli indagati e la possibile definizione delle responsabilità. Sarà importante monitorare se, a valle di questa indagine, verranno implementate misure più stringenti per prevenire l’ingresso e l’utilizzo di dispositivi non autorizzati nelle celle.











