Un caso che unisce frode internazionale, crimine violento e destini tragici: i coniugi russi Roman Novak e Anna Novak, lui imprenditore nel settore delle criptovalute, sono stati trovati scomparsi e successivamente scoperti uccisi e smembrati nel deserto degli Emirati Arabi Uniti, in prossimità di Hatta, nella zona di Dubai. Le autorità russe e emiratine hanno aperto un’inchiesta che punta su un possibile meccanismo di truffa legata alle criptovalute, con risvolti mortali.
Roman e Anna Novak erano scomparsi all’inizio di ottobre 2025. Secondo quanto ricostruito, il 2 ottobre i due sono stati accompagnati dal loro autista fino a un lago nella zona di Hatta per incontrare dei presunti “investitori”. Dopo esser stati scaricati in un’auto secondo gli accertamenti, non sono più stati rintracciati. I loro telefoni hanno segnalato brevi attività nei dintorni del confine con l’Oman e poi in Sudafrica (Cape Town) prima di spegnersi definitivamente.
Dopo vari giorni di silenzio, la vicenda ha preso una piega drammatica: i corpi dei due sono stati scoperti nel deserto, smembrati e sepolti.
L’inchiesta ha portato al fermo di diversi cittadini russi, ritenuti coinvolti nell’organizzazione del sequestro, dell’estorsione e dell’omicidio. Tra i sospetti figurano un ex-investigatore russo e veterani di guerra.
Le autorità riferiscono che gli aggressori avevano affittato veicoli e locali, e che la pista è quella di un piano elaborato per estorcere la coppia, in particolare tentando di ottenere l’accesso a portafogli di criptovalute che Roman avrebbe gestito. Quando però tali fondi non sono stati reperiti o trasferiti, la situazione è degenerata in omicidio.
Roman Novak era noto in Russia e all’estero come fondatore della piattaforma Fintopio, che prometteva rapidi trasferimenti di criptovalute e aveva raccolto investimenti dall’Asia e Medio Oriente. Tuttavia, era stato condannato nel 2020 per frode su larga scala e agli arresti era stato permesso un rilascio anticipato, trasferendosi negli Emirati Arabi Uniti nel 2023.
La coppia viveva a Dubai, ostentando su social media uno stile di vita lussuoso: auto sportive, jet privati e contatti con personalità della tecnologia. Questo profilo aveva attirato attenzioni ma anche rischi.
Il crimine lega strettamente evasione patrimoniale, uso delle criptovalute, e violenze estreme transnazionali. Le autorità emiratine affrontano anche la complessità dell’investigazione internazionale, visto che la coppia era straniera, e i sospetti si muovevano tra Russia, UAE, Oman e Sudafrica.
Dal lato finanziario, la vicenda mette in evidenza quanto gli “imprenditori” di criptovalute possano diventare bersagli vulnerabili se operano in sistemi poco regolati oppure se promettono rendimenti elevati non sostenuti da beni reali.
Dal profilo della sicurezza personale, anche per chi vive in ambienti “protetti” come Dubai, la vicenda mostra che alte ricchezze e visibilità espongono a rischi concreti di aggressione o rapimento.










