Nel corso di un’operazione congiunta che coinvolge la DDA di Napoli, la squadra mobile di Napoli, la SISCO e il commissariato di Castellammare di Stabia, dall’alba di martedì 11 novembre, la Polizia di Stato ha notificato undici misure cautelari, di cui dieci in carcere e una ai domiciliari, nei confronti di soggetti ritenuti legati al Clan D’Alessandro.
Figura centrale dell’operazione è Pasquale D’Alessandro, 54 anni, che — secondo gli inquirenti — dal 2023, dopo essere tornato in libertà con l’arresto dei fratelli, avrebbe assunto la guida del clan. A suo carico, insieme a quella degli altri indagati, emergono contestazioni quali associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione e detenzione e porto di arma da fuoco aggravati dalla finalità di agevolare l’organizzazione criminale.
Tra i destinatari della misura figurano: Michele Abbruzzese, Paolo Carolei — elemento di spicco del clan — Giovanni, Pasquale e Vincenzo D’Alessandro, Biagio Maiello, Massimo Mirano, Giuseppe Oscurato, Antonio Salvato e Petronilla Schettino; ai domiciliari Catello Iaccarino.
Le perquisizioni si sono protratte per l’intera mattina.
Le indagini della polizia documentano una serie di episodi estorsivi ai danni di imprenditori edili, una cassa comunegestita dal clan per finanziare le famiglie degli affiliati detenuti, e infiltrazioni nelle attività economico-imprenditoriali locali: tra queste, sarebbero coinvolte ditte di pulizia titolari di appalti all’ospedale San Leonardo di Castellammare e complicità con la squadra di calcio.
Secondo l’accusa, i vertici del clan dopo essersi disfatti dei telefoni cellulari tenevano riunioni in bar, ristoranti e negozi del territorio stabiese per impartire «ordini agli affiliati». Le attività criminali sarebbero state gestite con metodi consolidati di tipo mafioso: dal controllo estorsivo sul territorio all’infiltrazione nei circuiti legali.










