Il 16 ottobre 1996, a Niscemi, piccolo comune della provincia di Caltanissetta, Salvatore Frazzetto, 46 anni, e il figlio Giacomo, 21 anni, furono uccisi durante una rapina nel loro negozio di pellicceria e gioielleria “Papillon”. Due malviventi, armati e a volto scoperto, fecero irruzione nel negozio poco prima della chiusura, picchiando la moglie di Salvatore, Agata Azzolina, che si trovava alla cassa. Salvatore, accorso dal retrobottega, cercò di difendere la famiglia, ma fu disarmato e ucciso insieme al figlio. Agata, testimone dell’omicidio, riconobbe i killer, noti pregiudicati locali coinvolti in attività estorsive.
La famiglia Frazzetto era da mesi vittima di estorsioni e minacce da parte dei malviventi, che pretendevano di avere a credito dei gioielli. Nonostante le intimidazioni, Agata cercò di resistere, ma la tragedia non finì con l’omicidio. Nei mesi successivi, Agata e la figlia Chiara furono oggetto di ulteriori minacce, e la situazione divenne insostenibile. Il 23 marzo 1997, Agata Azzolina si suicidò nella sua abitazione, sopraffatta dal dolore e dalla disperazione.
La morte di Agata evidenziò la solitudine e l’abbandono delle istituzioni nei confronti delle vittime di mafia. Nonostante la protezione offerta da due soldati alla porta di casa, Agata non ricevette il supporto necessario per affrontare la situazione. La sua morte divenne simbolo della fragilità delle vittime innocenti e della necessità di un impegno concreto da parte delle istituzioni nella lotta contro la criminalità organizzata.
Oggi, a distanza di anni, la memoria di Salvatore, Giacomo e Agata Frazzetto vive attraverso iniziative culturali e commemorazioni, affinché il loro sacrificio non venga dimenticato e per sensibilizzare le nuove generazioni sulla lotta alla mafia e alla cultura dell’omertà.










