Il 15 ottobre 1982, a Cesa, piccolo comune dell’agro aversano, la camorra stroncò la vita di un uomo giusto: Gennaro De Angelis, agente di Polizia Penitenziaria, ucciso in un agguato mentre si trovava in un circolo ricreativo del paese. Erano da poco passate le 20:15 quando due killer a volto coperto fecero irruzione nel locale fingendo una rapina.
Si avvicinarono a De Angelis e spararono più volte, colpendolo alla nuca e al torace. Insieme a lui venne ferito gravemente anche un pensionato, Pasquale Marino, che morì dopo quattro giorni di agonia.
L’agente, nato a Cesa il 26 ottobre 1945, si era arruolato giovanissimo nel Corpo degli Agenti di Custodia, prestando servizio prima alla Casa circondariale di Pisa e successivamente, su sua richiesta, al carcere di Poggioreale, per poter restare vicino alla moglie e ai tre figli. Il suo incarico riguardava la ricezione dei pacchi per i detenuti, un compito apparentemente ordinario ma in quegli anni molto delicato. Erano tempi in cui la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo esercitava un controllo asfissiante dentro e fuori le carceri, cercando di imporre favori e corruzioni agli agenti per introdurre armi, droga o messaggi ai detenuti affiliati.
De Angelis, uomo inflessibile e fedele al giuramento di servire lo Stato, si oppose a ogni richiesta illecita. Per questo venne considerato un ostacolo da eliminare.
L’agguato di Cesa, avvenuto nel cuore del paese e davanti a diversi testimoni, fu eseguito con freddezza e metodo, secondo lo stile della criminalità organizzata che in quegli anni seminava terrore in tutta la Campania.
Gennaro De Angelis lasciò la moglie Adele e tre figli piccoli: Vincenzo, Marianna e Annunziata. Il maggiore, appena nove anni all’epoca dei fatti, avrebbe poi dedicato gran parte della sua vita a mantenere viva la memoria del padre, fino a diventare sindaco di Cesa.
Col passare degli anni, la figura di De Angelis è divenuta simbolo del coraggio silenzioso di tanti servitori dello Stato caduti per non essersi piegati alla logica del compromesso e della paura. Il Ministero dell’Interno lo ha riconosciuto ufficialmente come “vittima del dovere” e “vittima della criminalità organizzata”. In suo onore, il carcere di Arienzo, una sezione dell’ANPPE di Aversa e l’auditorium della scuola media “Bagno” di Cesa portano il suo nome.
Ogni anno, la comunità locale lo ricorda con una cerimonia e una preghiera, a testimonianza che il suo sacrificio non è stato vano. Gennaro De Angelis rappresenta la fedeltà allo Stato in uno dei periodi più bui della storia italiana, quando la camorra sfidava apertamente le istituzioni e la paura rischiava di diventare abitudine. La sua storia insegna che la legalità si difende anche nei gesti quotidiani, con la dignità e la fermezza di chi, pur consapevole del rischio, sceglie di non voltarsi dall’altra parte.










