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Chi era Umberto Russo, ucciso in un agguato a Miano

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
29 Settembre, 2025
in Cronaca
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Chi era Umberto Russo, ucciso in un agguato a Miano
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Dietro l’ennesima scena di sangue nel panorama criminale napoletano c’è una storia fatta di passaggi, alleanze e vecchi rancori. La vittima dell’agguato avvenuto nel cuore della mattina di domenica 28 settembre in via Miano, nei pressi del Bosco di Capodimonte, è Umberto Russo, 33 anni. Ma chi era “Pescetiello”, come veniva soprannominato dai più?

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Russo era già noto alle forze dell’ordine e aveva precedenti per traffico di droga. In passato era stato indicato come figura vicina al clan Lo Russo, storica cosca attiva nel quartiere di Miano e in varie zone del nord di Napoli. 

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, di recente, Russo avrebbe cercato di “rialzare la testa” nel contesto criminale locale, riallacciando relazioni con ambienti della malavita. Era stato recentemente sorpreso durante controlli di polizia in compagnia di pregiudicati, e gli agenti gli avevano sequestrato una somma di 2.000 euro di cui non sapeva giustificare la provenienza. 

Inoltre, era sottoposto a misure di libertà vigilata dopo essere stato scarcerato, con l’obbligo di rientro serale entro le 21:00. 

Russo era già scampato a un attentato circa dieci anni fa, nella stessa area. Nel 2015 era rimasto vittima di un agguato in via Valente, in cui rimase ferito. Allora, restò coinvolto anche un passante innocente, colpito dai proiettili destinati a lui. Quell’episodio aveva segnato una prima rottura con il silenzio che spesso circonda gli scontri tra clan. 

Stavolta, invece, i killer lo hanno atteso lungo via Miano, nei pressi dell’ingresso “Porta Piccola” al Bosco di Capodimonte. Secondo le ricostruzioni, i sicari erano in sella a uno scooter, con caschi integrali, e avrebbero aperto il fuoco quasi all’improvviso quando Russo stava per uscire dalla sua auto, una Jeep Renegade. 

Colpito ripetutamente, Russo ha perso il controllo del veicolo, che si è poi schiantato contro un muro. Soccorso, è stato trasportato all’ospedale Cardarelli, dove è deceduto poco dopo. 

I carabinieri della Compagnia Vomero, insieme agli specialisti della Scientifica, hanno già avviato rilievi e acquisito video dalle telecamere di videosorveglianza per ricostruire i movimenti del commando. È in corso anche l’analisi balistica per stabilire calibro e traiettorie. 

Al momento, non è chiaro se l’omicidio sia legato a dispute territoriali tra clan o se si tratti di un regolamento di conti interno. 

Uno dei soprannomi con cui era conosciuto era “Pesciolino”. Quello che emerge dal suo profilo pubblico è di un uomo che, dopo anni dietro le sbarre, aveva tentato – con ogni probabilità – un ritorno attivo sulle piazze di spaccio e nei giochi di influenza criminale del territorio. 

Parte dei contrasti in zona Miano riguarderebbero proprio la frammentazione del potere camorristico locale, dopo la decadenza del clan Lo Russo storicamente dominatore dell’area. Il ritorno in attività di figure “antiche” come Russo avrebbe potuto riaccendere antichi attriti e posizionamenti tra gruppi emergenti. 

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