Le strade parlano. O meglio, gridano. Da qualche giorno, circa 30 manifesti pubblicitari – tra maxi affissioni e 6×3 – campeggiano in vari quartieri della città, da Forcella a Vomero, da San Giovanni a Posillipo. Non pubblicizzano un prodotto, né un evento: urlano solidarietà al popolo palestinese, in particolare agli abitanti di Gaza, martoriati da quasi due anni di guerra, bombardamenti e fame.
L’iniziativa, autofinanziata e ideata dalla Silvestrini Group Pubblicità, è firmata dal titolare Emilio Silvestrini, imprenditore napoletano che ha scelto un messaggio tanto semplice quanto feroce:
Una frase secca, che scuote e accusa. Non Israele, né i governi arabi, ma la passività dell’Europa, il silenzio delle democrazie occidentali, l’indifferenza dell’opinione pubblica. I manifesti mostrano volti di bambini palestinesi, accompagnati da nomi simbolici come Halima, Mustafa, Aisha. Bambini che non giocano, non sorridono: guardano dritto chi passa, con lo sguardo svuotato e una sola scritta in inglese: “Help me.”
Sopra campeggia un messaggio che travalica geografie e nazionalismi:
“WE ARE GAZA – THE WORLD IS GAZA.”
I numeri parlano da soli. Oltre 60.000 palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza dall’8 ottobre 2023 ad oggi, 23 luglio 2025. Di questi, almeno 20.000 sono bambini e minorenni, spesso armati solo di una bambola, un pallone o uno zaino scolastico.
«È un sussurro di dolore che sentiamo tutti dentro», afferma Silvestrini. «Davanti a un orrore del genere, il minimo che possiamo fare è non restare zitti. Perché il silenzio è complicità». Una presa di posizione netta, che ha già attirato consensi e critiche, ma che non vuole essere un atto politico. «Non ci interessa la geopolitica. Ci interessa l’umanità. E un bambino morto è una sconfitta per tutti».
Napoli, città storicamente sensibile ai temi della giustizia e della solidarietà internazionale, diventa con questa iniziativa una sorta di città-manifesto, un luogo dove l’arte pubblicitaria si trasforma in atto civile.
L’obiettivo di Silvestrini è chiaro: «Vogliamo che questa campagna non resti isolata. Invito tutti i miei colleghi del settore, e chiunque abbia uno spazio di comunicazione, ad aderire. Inondiamo le città italiane di umanità. Non servono proclami, basta mostrare quei volti. Chi guarda non può restare indifferente».
«Non può esistere un motivo su questo pianeta – conclude Silvestrini – che possa giustificare l’uccisione di un solo bambino. E tutti noi dovremmo fare i conti con questo orrendo epilogo. Perché se continuiamo a tacere, se continuiamo a voltare lo sguardo, finiremo per diventare noi stessi parte della disumanizzazione».











