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Cresce la tensione a Ponticelli: i D’Amico barricati nel Conocal in vista delle prossime scarcerazioni

Luciana Esposito di Luciana Esposito
30 Agosto, 2024
in Cronaca, In evidenza
0
Video – Il Rione Conocal di Ponticelli un anno dopo i 94 arresti e la chiusura di 14 piazze di spaccio

Immagine di repertorio

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Continuano a spirare venti di guerra sul quartiere Ponticelli, teatro dell’ennesima faida di camorra di recente che negli ultimi tempi sembra aver subito una battuta d’arresto, destinata a non durare a lungo, alla luce degli scenari che si scorgono all’orizzonte.

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Se fino all’arresto di Salvatore e Carmine Montefusco il cuore pulsante dell’alleanza costituita dai clan intenzionati a contrastare l’egemonia dei De Micco era il rione De Gasperi, adesso il quartier generale del cartello costituito dai De Luca Bossa, il già citato gruppo del rione De Gasperi e i D’Amico va ricercato proprio nel fortino di questi ultimi, il rione Conocal. Non a caso, proprio lì si sono riversate anche le recenti attenzioni dei De Micco che avrebbero lanciato un messaggio intimidatorio esplicito ai rivali piazzando dei proiettili sulla finestra dell’abitazione dell’attuale reggente del clan D’Amico, nonché genero del boss Antonio D’Amico. Un monito esplicito che concorre ad accrescere la tensione, in vista delle imminenti scarcerazioni. La prima, in ordine cronologico, sarà quella di Giuseppe Perrella, compagno di Carla D’Amico e indicato come un elemento di spicco dello stesso clan che verrà poi raggiunto da Salvatore Ercolani, marito di Annunziata D’Amico, la 40enne uccisa dai De Micco il 10 ottobre del 2015 quando ricopriva il ruolo di reggente del clan. La scarcerazione più attesa resta quella di Genny “fraulella”, primogenito di Annunziata D’Amico e indicato come l’attuale leader dell’omonimo clan che mira prima di tutto a vendicare l’omicidio della donna-boss che pagò con la vita il diniego di corrispondere la supremazia dei rivali versando nelle loro casse una tangente sui proventi delle piazze di droga che gestiva nel suo fortino. Una vendetta bramata e attesa da circa dieci anni per effetto delle disposizioni impartite dalle carceri in cui erano reclusi gli uomini di casa D’Amico: deve essere uno di loro a vendicare la morte di Nunzia D’Amico, un uomo nelle cui vene scorre il sangue dei “fraulella”. Quando il killer Antonio De Martino entrò in azione per uccidere la donna-boss, il marito, il primo dei suoi sei figli e i suoi fratelli erano tutti reclusi in carcere. Motivo per il quale, quel piano di vendetta torna ricorrente più che mai, in vista della condizione attesa per portare a compimento quel disegno criminale covato a ormai circa dieci anni, alla luce delle imminenti scarcerazioni destinate a stravolgere gli equilibri camorristici tra le strade di Ponticelli.

Proprio per questo motivo i D’Amico si starebbero attenendo alle direttive impartite dal carcere: restare rintanati nel loro fortino evitando di esporsi al fine di non attirare l’attenzione degli inquirenti che potrebbero mandare in fumo i piani del clan, qualora dovessero giungere delle misure utili ad aggravare la posizione dei “fraulella” reclusi e in procinto di tornare nel quartiere.

Inoltre, consapevoli di non essere in grado di reggere il confronto/scontro con i rivali, i D’Amico seguono alla lettera la strategia impartita dalle figure apicali attualmente recluse e che mirano a “scatenare l’inferno” tra le strade di Ponticelli, non appena la riorganizzazione del clan verrà ultimata quando torneranno in libertà alcune figure di primo ordine dei cosiddetti “fraulella”.

Una calma apparente che garantisce un equilibrio tutt’altro che destinato a durare nel tempo del quale, attualmente, sembrano beneficiare i De Micco che possono gestire indisturbati gli affari illeciti e che sicuramente staranno già studiando le mosse utili a ridimensionare i piani del clan, proprio come accaduto il mese scorso contestualmente alla scarcerazione di Pasquale Damiano, rampollo dei “Pazzignani”, perno portante del gruppo radicato nel rione De Gasperi e di Martina Minichini, figlia del boss “Cirillino” e di Anna De Luca Bossa, ma soprattutto moglie di Luigi Austero. Le due scarcerazioni furono festeggiate con fuochi d’artificio e performance neomelodiche nei due fortini dei rispettivi clan d’appartenenza, il rione De Gasperi e il Lotto O. Tantissimi i messaggi espliciti pubblicati anche sui social per annunciare la nascita di una nuova era camorristica, ma la mattina seguente i rivali entrarono in azione per inscenare un’azione dimostrativa, oltre che una vendetta trasversale, uccidendo un soggetto estraneo alle dinamiche malavitose, ma imparentato con un perno portante della fazione dissidente: Emanuele Pierino Montefusco, 48enne fratello del ras Salvatore “Zamberletto”, a capo del gruppo del rione De Gasperi. Un agguato che ha stroncato le velleità dell’alleanza e che fu seguito da altri episodi eclatanti, pestaggi e azioni intimidatorie che di fatto hanno consentito ai De Micco di riconquistare il controllo del territorio, consentendogli di tornare a riscuotere una tangente su tutte le attività illecite svolte nel quartiere, andando a battere cassa anche tra i gestori di business illegali che nei mesi precedenti pagavano il pizzo agli esponenti del cartello antagonista.

Di certo, i leader di Ponticelli non intendono cedere terreno ai rivali e proprio per questo gli scenari che si stanno delineando tra le strade del quartiere concorrono ad accrescere una certa apprensione tra i cittadini che temono l’ennesima escalation di sangue e violenza nella quale potrebbero avere la peggio persone estranee alle logiche camorristiche.

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