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Camorra Napoli-est: ecco come il blitz che ha decapitato il clan Rinaldi inciderà sulla faida in corso a Ponticelli

Luciana Esposito di Luciana Esposito
17 Maggio, 2021
in Cronaca, In evidenza
0
Camorra Napoli-est: ecco come il blitz che ha decapitato il clan Rinaldi inciderà sulla faida in corso a Ponticelli
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napoli-est-raffinerieIl blitz sul quale hanno messo la firma i poliziotti della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato San Giovanni-Barra alle prime luci dell’alba odierna, lunedì 17 maggio, ha inflitto un duro colpo al clan Rinaldi-Reale-Formicola, un’organizzazione che ricopriva un ruolo strategico nell’ambito dello scacchiere camorristico della periferia orientale di Napoli. Radicati a San Giovanni a Teduccio, i Rinaldi detengono un ruolo cruciale nel controllo dell’ala orientale di Napoli, estendendo la propria egemonia anche ai comuni limitrofi di San Giorgio a Cremano e Portici. Perennemente in guerra con i Mazzarella per il controllo di San Giovanni a Teduccio, oltre che protagonisti del sodalizio in cui sono confluite le vecchie famiglie d’onore di Napoli est, nato ed ideato per scalzare l’egemonia dei De Micco a Ponticelli, disegnando così un assetto strategico che portava l’alleanza a dominare il cosiddetto “triangolo della morte”, costituito dai tre quartieri della periferia orientale di Napoli: Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio.
Non a caso, tra i 37 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, gravemente indiziati di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, detenzione e porto di armi da fuoco aggravati, spicca il nome di Michele Minichini, killer dell’alleanza e uomo fidato del boss Ciro Rinaldi, nonchè figlio del boss detenuto Ciro Minichini e figliastro di Anna De Luca Bossa, la lady-camorra del Lotto O, sorella del boss ergastolano Tonino ‘o sicco.
Forti del supporto garantito dal boss Ciro Rinaldi detto Mauè, reggente dell’omonimo clan, le famiglie Minichini e De Luca Bossa convergono con convinzione nell’alleanza, così come le cosiddette “pazzignane” del Rione De Gasperi di Ponticelli, malgrado le vecchie ruggini che intercorrono con il clan fondato da Tonino ‘o sicco, allorquando intenzionato ad ufficializzare la scissione dal clan Sarno, pianificò un attentato con autobomba voluto per uccidere il boss Vincenzo Sarno, ma che invece costò la vita a Luigi Amitrano, nipote di quest’ultimo, imparentato con le lady-camorra che hanno rifondato il clan, in seguito alle pesanti condanne inflitte ai loro parenti, scaturite dal pentimento dei fratelli Sarno.
Pur di tornare a marcare la scena camorristica da protagoniste, le pazzignane, capeggiate da Luisa De Stefano, hanno stretto accordi con gli acerrimi nemici di sempre. Inoltre, grazie all’unione del primogenito della De Stefano, Tommaso Schisa, con la figlia del boss di Marigliano Luigi Esposito detto ‘o Sciamarro, l’alleanza ha esteso interessi ed intrecci fino all’area vesuviana.
A rappresentare il quartiere Barra, tra i ranghi del cartello camorristico costituito dalle famiglie d’onore della zona est di Napoli, il clan Aprea, capeggiato dal boss Gennaro detto ‘o nonno. 
Il sodalizio camorristico fondato sui relitti dei vecchi clan, tuttavia, non ha mai lanciato il guanto di sfida ai De Micco, saldamente a capo di Ponticelli fino a novembre del 2017. A scalzare i Bodo – questo il soprannome degli affiliati al clan De Micco – fu un blitz della polizia di Stato, analogo a quello avvenuto poche ore fa.
Nel 2017, finirono in manette 23 figure apicali del clan De Micco. Una mazzata durissima per il clan fondato dai fratelli Marco, Salvatore e Luigi De Micco che creò le condizioni ottimali per l’insediamento dei clan alleati.
Proprio in seguito a quel blitz, nacque il clan De Martino, animato dall’intento di contrastare l’affermazione camorristica dei clan alleati di Napoli est a Ponticelli. Un’intenzione ben presto palesata ai rivali a suon di “stese”: tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018, infatti, lungo le strade e i rioni-simbolo della malavita, andò in scena una faida tutt’altro che dissimile da quella attualmente in corso e che vede, ancora una volta, il clan De Martino impegnato a contrastare i reduci del sodalizio costituito dai clan alleati.
Dopo il blitz che lo scorso ottobre ha fatto scattare le manette per le figure di spicco del clan De Luca Bossa, le redini dell’organizzazione erano passate tra le mani di Giuseppe Righetto, fratellastro dei Casella, reggenti dell’omonimo clan, confluiti nell’alleanza, in seguito alla scarcerazione avvenuta nel 2018.
L’arresto di Righetto, soprannominato Peppe ‘o blob, avvenuto lo scorso marzo, ha concorso a delineare uno scenario molto più precario, disegnando una faida dagli esiti incerti e che tuttora vede le famiglie alleate in lotta con i De Martino.
Proprio all’indomani dell’inasprimento dei toni della disputa in corso per il controllo del territorio, le famiglie d’onore di Ponticelli sarebbero andate a bussare alla porta degli altri clan attivi nell’ala orientale della città di Napoli con i quali in un passato recente avevano già stretto accordi. 
Gli Aprea, in questo momento, sono impossibilitati a dare man forte ai vecchi amici, prendendosi in carico le rogne della faida in corso a Ponticelli, poichè impegnati a preservare la loro egemonia tra le mura del confinante quartiere Barra. Egemonia minata da un gruppo emergente, molto simile ai De Martino, costituito per l’appunto da giovani irriverenti e facinorosi che vantano vincoli di parentela con i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio e che negli ultimi mesi si sono resi autori di gesta che hanno consegnato non pochi grattacapi ai ras di Barra, costretti quindi a non abbassare la guardia, perchè consapevoli che anche la minima distrazione potrebbe essere fatale.
Di tutt’altro avviso i Rinaldi, sempre ben propensi a tendere una mano ai clan di Ponticelli, un quartiere che fa gola a tutte le organizzazione criminali per gli ingenti proventi che i traffici illeciti sono in grado di assicurare. Inoltre, è ben nota la fedeltà di Michele Minichini al boss Rinaldi, comprovata da uno dei tanti tatuaggi che scalfisce la pelle del killer condannato all’ergastolo per l’omicidio Colonna-Cepparulo: 46, il numero civico dell’abitazione del boss Ciro Rinaldi nel Rione Villa di San Giovanni a Teduccio. Un numero ben presto diventato un marchio di fedeltà, palesato proprio attraverso l’inchiostro indelebile dei tatuaggi e che appare scalfito sul corpo di molti altri affiliati.
Forti dell’appoggio dei Rinaldi, i Minichini-Casella-De Luca Bossa, negli ultimi tempi, hanno tentato di chiudere la partita con i De Martino per tornare ad occuparsi solo dei business illeciti. Pertanto, i 37 arresti maturati quest’oggi hanno inflitto un duro colpo non solo al clan del rione Villa che aveva consolidato la sua presenza nella zona di San Giovanni a Teduccio grazie al supporto dei Reale e dei Formicola, ma di riflesso, appare un evento destinato a ripercuotersi anche sui clan di Ponticelli in lotta con i cosiddetti “XX”.
Un evento che concorre quindi a rendere ancora più incerti gli esiti della faida in corso a Ponticelli.
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