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La storia delle vite innocenti uccise dalla logica criminale del boss Raffaele Cutolo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
18 Febbraio, 2021
in Cronaca, In evidenza
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La storia delle vite innocenti uccise dalla logica criminale del boss Raffaele Cutolo
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vittime-cutoloTra il 1979 e il 1983 si arrivò all’apice del processo di militarizzazione della camorra, nel corso dello scontro tra la NCO di Cutolo, che cercava di fondare un’organizzazione criminale indipendente dalle cosche siciliane, e la Nuova Famiglia, cartello che riuniva i clan di Napoli e provincia che si opponevano all’ascesa del clan di Cutolo e in buona parte collegati a Cosa Nostra.

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Il conflitto fu di una violenza senza precedenti, coinvolse l’intero territorio cittadino e della provincia, spaccò in fazioni contrapposte quartieri e rioni, persero la vita tantissime persone estranee alle dinamiche camorristiche.

Nell’era del post-terremoto, nella guerra degli appalti, a perdere la vita, furono principalmente imprenditori e costruttori impegnati attivamente nella fase di ricostruzione post-sisma: Alfonso Rosanova, Gennaro Schiavo, Gennaro Califano e Nicola Benigno sono solo alcune delle vittime di questa sanguinaria faida.

Marcello Torre, noto penalista, era primo cittadino di Pagani da otto mesi quando venne assassinato, pochi giorni dopo il terremoto dell’80. Un sindaco scomodo che seppe opporsi ai soprusi della camorra, quella che vuole speculare sugli affari del post-terremoto, che vuol divorare il denaro destinato alle opere pubbliche o che vuole pilotare gli appalti, in favore di ditte “amiche” e conniventi, attraverso il gioco sempreverde dei prestanome. Marcello Torre era un uomo onesto e mite, un cittadino esemplare e responsabile che volle onorare gli ideali che aveva sposato, prima diventando avvocato e poi ricoprendo la carica di sindaco, anche a costo della vita. Per l’omicidio Torre, Raffaele Cutolo è stato condannato all’ergastolo.

Domenico Beneventano, soprannominato “il medico dei poveri”, era un consigliere comunale del Partito comunista a Ottaviano, ucciso dalla camorra di Raffaele Cutolo. Non si piegò alla volontà criminale del clan che voleva cementificare il comune-fortino del boss.

Pasquale Cappuccio, avvocato e Consigliere comunale socialista di Ottaviano, viene ucciso per aver denunciato più volte la collusione della malavita con la politica in riferimento ad appalti e speculazioni edilizie volute da Cutolo e appoggiate dall’ex sindaco, ex assessore provinciale, ex socialdemocratico tra i più votati in Italia, Salvatore La Marca.

Nell’ottobre del 1980, il giornalista Luigi Necco, durante la trasmissione “90° minuto” raccontò che l’allora presidente dell’Avellino, Antonio Sibilia, era andato, accompagnato dall’allora calciatore brasiliano Juary, a una delle tante udienze del processo in cui era imputato raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata e che durante una pausa Sibilla aveva salutato il boss con tre baci sulla guancia e gli aveva consegnato, tramite Juary, una medaglia d’oro con dedica: “A Raffaele Cutolo dall’Avellino calcio”. Pochi giorni dopo, il giornalista venne gambizzato in un ristorante di Avellino per mano di tre uomini inviati da Vincenzo Casillo detto ‘O Nirone, luogotenente di Cutolo fuori dal carcere.

Silvio Iervolino viene assassinato all’età di 2 anni e mezzo, reo di essere il nipote di Salvatore Prisco, soprannominato “o zuppariello”, 30enne pregiudicato, proposto per la sorveglianza speciale e noto come affiliato all’organizzazione criminale di Raffaele Cutolo. Il piccolo è insieme allo zio quando i killer decidono di entrare in azione per ucciderlo ed è rimasto travolto dalla stessa pioggia di proiettili che hanno gravemente ferito lo zio.

Filomena Morlando, 25 anni, insegnante elementare di professione, morì perchè il boss Francesco Bidognetti si fece scudo del suo corpo durante un conflitto a fuoco con clan rivali, proprio sotto la sua abitazione. A sparare furono gli uomini della NCO di Raffaele Cutolo.

Antonio Ammaturo, dirigente della Squadra Mobile di Napoli, aveva intuito un contatto forte tra camorra e brigate rosse e per questo viene assassinato insieme a Pasquale Paola, il poliziotto che si trovava in sua compagnia quando i killer della NCO entrarono in azione.

Il Vicedirettore dal 1976 al 1981 del Carcere di Poggioreale, Giuseppe Salvia all’età di 38 anni, viene trucidato in un barbaro agguato. A scatenare l’ira del boss fu l’atteggiamento che lo stesso Salvia ebbe al ritorno di Cutolo il 7 novembre del 1980 in cella a Poggioreale, allorquando al rientro da un’udienza dibattimentale, pretese che il boss fosse perquisito come da regolamento carcerario. Per quell’omicidio Raffaele Cutolo fu condannato all’ergastolo.

Il 12 marzo del 1981, i killer di Cutolo entrano in azione per uccidere il nipote di Michele Zaza, “il re del contrabbando napoletano” ed acerrimo nemico del “professore”. Nella sparatoria perdono la vita Mariano Mellone, 33 anni e Francesca Moccia, 48 anni, entrambi vittime innocenti della criminalità.

Antonio De Rosa, medico di base, paga con la vita la somiglianza con Antonio Sciorio, affiliato al clan di Raffaele Cutolo.

Nel 2011, sulla base delle dichiarazioni rese da un neocollaboratore di giustizia, sono state riaperte le indagini sull’omicidio di Simonetta Lamberti, uccisa in un agguato all’età di 11 anni, mentre si trovava in auto con suo padre, il giudice Alfonso Lamberti, finito nel mirino del clan di Cutolo.

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