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Omicidio Willy: ecco chi sono i membri del “branco” che lo ha massacrato di botte

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Settembre, 2020
in Cronaca, In evidenza
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Omicidio Willy: ecco chi sono i membri del “branco” che lo ha massacrato di botte
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gli-assassini-di-willyUn sabato sera di svago finito nel peggiore dei modi per il  21enne Willy Monteiro Duarte che al termine della serata di lavoro ha incontrato la morte in un parchetto pubblico di Colleferro, massacrato di botte da un branco.

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Willy trascorreva il suo tempo libero dividendosi tra gli impegni con l’Azione Cattolica e quelli con la squadra di calcio di Paliano, in provincia di Frosinone. Studente dell’istituto alberghiero “Buonarroti” di Fiuggi, tifoso sfegatato della Roma, Willy era amato da tutti.

Nato 21 anni fa in Italia, a Roma, dove nel 1990 sono giunti papà Armando e mamma Lucia, una coppia originaria di Capo Verde e impegnata in un’azienda agricola, il giovane all’età di 3 anni si era trasferito con la famiglia nel comune romano di Paliano. Un territorio tranquillo, al confine tra le province di Frosinone e Roma e a due passi da quella di Latina, dove Willy è cresciuto, senza mai imbattersi in problemi, capace di farsi amare da tutti. Aveva trovato lavoro due anni fa come apprendista cuoco all’Hotel degli Amici di Artena, dove proprio sabato scorso era stato impegnato fino a tarda sera, per poi tornare a casa dopo la mezzanotte, cambiarsi e andare con gli amici a trascorrere la serata a Colleferro. Insieme a Willy ci sono gli amici di Paliano, Marco, Samuele ed Emanuele.

Intorno all’1, dopo le scorribbande a Velletri, a Colleferro arriva “la banda di Artena”: i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, tutti tra i 22 e i 26 anni, protagonisti di risse e alcuni con precedenti sia per lesioni che per spaccio di droga, insieme ad altri loro amici. E c’è un gruppetto di Colleferro di cui fa parte il 21enne Federico Zurma, compagno di scuola della vittima.

Sono circa le 2.40. I giovani di Artena hanno già chiamato rinforzi. Hanno chiesto ai leader della banda, i fratelli Bianchi, esperti di arti marziali, in particolare di MMA, di tornare per sventare il pericolo di avere la peggio. Gabriele e Marco, 26 e 24 anni, sanno far male. In quel parchetto ci sono anche due telecamere di sorveglianza fatte piazzare dal sindaco Pierluigi Sanna dopo le proteste dei residenti stanchi degli schiamazzi dei ragazzi che escono dai locali e utilizzano quell’area verde anche per fare i loro bisogni. Occhi elettronici che riprenderanno solo parte del pestaggio e al buio. I lampioni sono stati infatti disattivati. Belleggia incalza Zurma e Willy nota la scena. Vede il compagno di scuola in difficoltà e non si volta dall’altra parte. Si mette in mezzo. Divide i due. “Cosa state facendo? Smettetela”, dice.

Quel gesto gli costerà la vita.

Dopo aver parcheggiato in un vicino angolo buio il loro suv Q7, fanno irruzione i Bianchi e la banda di Artena si scatena. Calci e pugni a chiunque capiti loro a tiro. Zurma scappa e i tre amici di Willy, due dei quali vengono raggiunti da un pugno e riporteranno una prognosi di dieci giorni, cercano riparo dietro le auto in sosta. Il 21enne resta lì in mezzo e viene massacrato. “Basta, smettetela, basta. Non respiro più”, urla disperato Willy, come riferirà poi una donna che si trovava nella zona. Gli amici di Paliano assistono impotenti a tanta violenza. Uno degli aggressori avrebbe infine sferrato un calcio tremendo al 21enne, colpendolo alla pancia e facendolo stramazzare a terra. “Era come un colpo di karate”, ripeteranno alcune ore dopo i giovanissimi testimoni ai carabinieri. Willy prova a rialzarsi, si fa forza sulle braccia, ma a quel punto viene atterrato da un pugno alla testa e resta sulla pavimentazione del parchetto, immobile.

I fratelli Marco e Gabriele Bianchi, 26 e 24 anni, di Artena, vengono arrestati all’alba di domenica insieme a loro due amici con l’accusa di aver ucciso a calci e pugni, nella vicina Colleferro, il 21enne Willy Monteiro Duarte.

Lo sdegno per l’accaduto è enorme e un vero e proprio fiume di insulti e odio si sta riversando sui membri di quella che veniva chiamata “la banda di Artena”.

Una banda che si sentiva invincibile e che ostentava ricchezza e atteggiamenti violenti. Una banda che avrebbe aggredito in passato anche un addetto alla sicurezza dell’outlet di Valmontone e che ad agosto aveva colpito anche un vigile urbano che cercava di far rispettare le misure anti-Covid.

Feroci e spavaldi. Tanto che dopo il pestaggio del 21enne, i due fratelli, insieme agli amici Mario Pincarelli, di 22 anni, e Francesco Belleggia, un geometra 21enne, e a un quinto giovane indagato solo a piede libero, sono andati a sedersi tranquillamente nel locale di famiglia a bere birra, il “Nai Bistrot“, dove sono stati bloccati e portati in caserma.

I fratelli Bianchi hanno quasi un culto per il corpo e ci tenevano a ostentare gioielli pacchiani e abiti griffati, tra una vacanza a Ponza e una a Positano. Gabriele era stato poi di recente presentato anche come modello di imprenditore, per aver aperto nel centro storico di Cori, paese della provincia di Latina al confine con Artena, una frutteria in piena emergenza Covid, “I profumi dell’orto”, in via della Libertà. Ma la vita del 24enne non era proprio quella di un tranquillo fruttivendolo. Insieme al fratello e agli amici ad Artena  e nei centri vicini seminavano il terrore. Quella che un tempo era terra di briganti, al confine tra il territorio romano e quello pontino, era diventata terra dei picchiatori. Marco, in particolare, è un campione di MMA e viene chiamato Maldito, un nomignolo che ora suona in  modo sinistro. Un professionista impegnato con la “M.M.A. Combat Academy Di Tullio Team”, che si trova presso la “Millennium Sporting Center”, a Lariano, a due passi dal suo paese, nei Castelli Romani.

Oltre ai due, i cui nomi fanno paura soprattutto nella contrada Colubro di Artena, dove vivono, della banda avrebbero poi fatto parte anche Pincarelli, appassionato di karate, e Belleggia, che una volta in caserma avrebbero cercato di prendere le distanze dall’accaduto, mentre i Bianchi si sarebbero limitati a dire: “Non volevamo ucciderlo”. 

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