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Da venerdì 21 febbraio al teatro Sannazaro “Molière/il Misantropo” di Valter Malosti

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
20 Febbraio, 2020
in Arte & Spettacolo
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Da venerdì 21 febbraio al teatro Sannazaro “Molière/il Misantropo” di Valter Malosti
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moliere-_-il-misantropo-_-ph-tommaso-le-pera Venerdì 21  alle 21 il teatro Sannazaro presenta lo spettacolo Molière / Il Misantropo. Lo spettacolo è una nuova produzione TPE – Teatro Piemonte Europa realizzata assieme a Teatro Carcano – Centro d’Arte contemporanea e Luganoinscena, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Lo spettacolo replicherà fino domenica 23 febbraio.

 Il testo di Molière è stato completamente tradotto e riscritto attraverso la versione italiana e l’adattamento realizzati da Fabrizio Sinisi e dallo stesso Malosti. Sul palco Malosti veste i panni del protagonista Alceste. Accanto a lui una compagnia di grande talento: Anna Della Rosa è Célimène, Sara Bertelà Arsinoè, Edoardo Ribatto Oronte, Roberta Lanave Eliante, Paolo Giangrasso Filinto, Matteo Baiardi Clitandro, Marcello Spinetta Acaste.

Il Misantropo è oggi un testo totalmente «al presente», violento, potente, perturbante. Una commedia tragica, venata di una forma di umorismo instabile e pericolante, che porta in sé, appena al di sotto della superficie comica, le vive ferite e il prezzo altissimo costato al suo autore: in essa emergono le nevrosi, i tradimenti, i dolori di un personaggio capace di trasformare tutto il proprio disagio e la propria rabbia in una formidabile macchina filosofica, esistenziale e politica, che interroga e distrugge qualunque cosa incontri nel suo percorso. Ma questo capolavoro è allo stesso tempo anche il dramma di un essere inadeguato alla realtà, l’allucinata tragedia di un uomo ridicolo, che si scontra con un femminile complesso e modernissimo, rappresentato come un prisma dalle tre figure di donna presenti nel testo, una sorta di misteriosa trinità.

Nel 1666 Molière debutta con il suo Misantropo: una commedia amara e filosofica, anomala e profetica, secondo molti il suo capolavoro – «un classico del Novecento», scrive Cesare Garboli, «scritto tre secoli fa».

Una commedia di confine, che coglie Molière al momento di farsi buffone del Re: infatti il grande autore nello stesso anno del Misanthrope collabora intensamente alle feste di Saint-Germain, e da quel momento in poi si adopererà sempre più ad organizzare i divertimenti reali.  Molière, come scrive acutamente Fausta Garavini, «abbandona la propria intima spoglia al suo personaggio», forse il più autobiografico, se appunto si pensa anche al rapporto di servitù o servilismo nei confronti di Luigi XIV. «Alceste non può vivere nel mondo e fugge nel deserto; Molière deve sopravvivere e si costituisce prigioniero, si dichiara sconfitto. Ma allo stesso tempo dichiara, nel suo fallimento, la forza insuperabile ed eversiva della sua ribellione».

Valter Malosti, dopo il grande successo della sua rilettura de La scuola delle mogli, torna ad affrontare Molière, e lo fa proponendo un Misantropo del tutto inedito. L’Alceste di Malosti è un filosofo, un nero buffone, un folle estremista del pensiero, che assume in sé anche le risonanze più intime e strazianti del dramma molieriano, senza rinunciare alla sottile linea comica, al fuoco farsesco che innerva il protagonista.  Accanto a lui, nella parte di un’inedita Célimène, Anna Della Rosa, una fra le attrici più talentuose della sua generazione, ammirata anche al cinema nel film premio Oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino, insieme a un cast di altissimo livello: Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Roberta Lanave, Paolo Giangrasso, tra gli altri. Poiché Il Misantropo è anche testo di grande coralità, che si riscrive in scena con gli attori e che dunque richiede attori di grande finezza, anche per far risaltare i chiaroscuri della scrittura molieriana.

Nel costruire insieme al regista la lingua di questo nuovo Misantropo, il giovane autore Fabrizio Sinisi si confronta con alcuni grandi autori del Novecento, soprattutto Thomas Bernhard. Il testo classico viene qui messo a reazione con un altro grande capolavoro molieriano: quel Don Giovannidi cui il Misantropodiventa la tavola rovesciata e complementare, l’immaginario prologo della dissoluzione: Alceste e Don Giovanni diventano i due volti di una lotta totale e disperata contro l’ipocrisia e il compromesso su cui è costruita la civiltà. Lo spettacolo viene a proporsi quindi come un lucido saggio sul desiderio e l’impossibilità di esaudirlo, sul conflitto tra uomo e donna, uomo e società, uomo e cosmo. Il rapporto di Alceste e Célimène diventa quindi un violentissimo agone, una resa dei conti la cui posta in gioco è – per citare proprio Lacan – la Verità come «ciò che sempre resiste all’intelligenza».

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