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Da venerdì 13 a domenica 15 dicembre: il Nest festeggia 10 anni della compagnia con “Love Bombing” e la mostra dedicata #10NEST

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
13 Dicembre, 2019
in Arte & Spettacolo
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Da venerdì 13 a domenica 15 dicembre: il Nest festeggia 10 anni della compagnia con “Love Bombing” e la mostra dedicata #10NEST
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nest Il 13, 14 e 15 dicembre, per i 10 anni di attività artistica e militanza culturale della Compagnia Nest, torna in scena Love Bombing, uno spettacolo capace di calarsi profondamente nell’attualità e nelle sue paure e, al tempo stesso, di rappresentare una profonda e più complessa riflessione sulla libertà e la responsabilità. Partendo dalla cronaca, dalle problematiche che attanagliano il nostro spazio vitale, Love Bombing utilizza come pretesto la minaccia dello stato islamico per indagare sulla degenerazione umana. Utilizzando il teatro come luogo di ragionamento e approfondimento, affronta un tema che tocca chiunque: la perdita dell’umanità. Inoltre per l’occasione il pubblico potrà visitare la mostra dedicata,  “#10NEST – dieci anni di compagnia” con foto e oggetti di scena della Compagnia Nest, a cura di Carmine Luino e Giovanna Napolitano, scatti che anno dopo anno testimoniano tutti gli spettacoli prodotti e messi in scena dalla Compagnia, per ricordare e celebrare il lavoro di un gruppo di giovani ardimentosi che con enormi sforzi sono cresciuti e diventati adulti.

Fuori, i Mujaheddin che portano a compimento il genocidio, dopo aver decapitato il Papa e portato il mondo occidentale alla sua fine. Dentro un bunker, cinque uomini nascosti nel disperato tentativo di sopravvivenza. Un microcosmo in cui resiste il senso di appartenenza, di fratellanza, quel briciolo di civiltà che l’attacco islamico sembra aver sepolto insieme a tutte le teste tagliate, finché uno del gruppo riesce a catturare un Mujaheddin e decide di portarlo all’interno del bunker per torturarlo e vendicarsi. È questo l’episodio che scatenerà un conflitto tra i cinque personaggi e li costringerà a dover scegliere tra quello che erano e quello che sono diventati.

«…Finora, comunque, in base a tutto quello che si sa sull’ISIS e sulla sua capacità militare, non rischiamo la distruzione di massa. La rischieremmo se lasciassimo diventare il Califfato molto più potente di quello che è ora.»

Quando ho letto queste righe in un articolo di Stefano Magni (L’Opinione – 09/2014), pensai che sarebbe stato interessante raccontare proprio quel “rischio”. Pensai che raccontare una distruzione di massa voleva dire raccontare la degenerazione umana. A quel tempo stavo guardando la serie tv “The Walking Dead”, e mi parve interessante l’idea drammaturgica che ne veniva fuori: i morti viventi erano un pretesto per raccontare i vivi morenti. Così ho immaginato che il mondo abbia fatto diventare il califfato molto più potente di quello che è ora, e che i Mujahideen abbiano conquistato l’occidente sterminando chiunque non fosse musulmano. Un nuovo genocidio, e come tale, non diverso da quelli passati. Lo stato Islamico, quindi, come pretesto per raccontare il disfacimento dell’umanità.

La mostra “10NEST – dieci anni di compagnia” è un percorso visivo e tattile fatto di scatti e oggetti di scena che testimoniano, anno dopo anno, tutti gli spettacoli prodotti e messi in scena dalla Compagnia Nest. Un modo per ricordare e celebrare il lavoro di un gruppo di giovani ardimentosi che con enormi sforzi sono cresciuti e diventati adulti. La storia racconta che durante la tournée di un fortunato spettacolo dal titolo noto, GOMORRA, un gruppo di attori decide di unirsi per provare a esprimere la propria esigenza artistica. Ciò che ha spinto e spinge ancora il collettivo è un semplice ma fondamentale obiettivo: avere coscienza. Sulle cose, su ciò che ci circonda, sull’esistere. Avere coscienza per riuscire a rappresentare ciò che accade, mescolando la verosimiglianza della cronaca con l’onirico del teatro. Portare sul palco ciò che accade intorno, trasmutato dalla propria interiorità, dalla propria estetica, dall’utilizzo di tecniche e saperi, perché dall’ego si passi all’oggettivo. Al fruibile universale. Perché si crei la relazione giusta con lo sguardo del pubblico. Per riconoscersi e riflettere su ciò che esiste. Perché in questo territorio, in questa città, in questo paese, nel mondo, c’è gente che passa una vita a non avere coscienza delle cose. Dieci anni nel tentativo di irrobustire la propria poetica e scandagliare a fondo l’autocoscienza.

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