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11 gennaio 1999: muore Fabrizio De Andrè

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Gennaio, 2018
in Musica
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11 gennaio 1999: muore Fabrizio De Andrè
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43230_pplFabrizio De André è un cantautore che ha scritto un’autorevole pagina di storia della canzone d’autore italiana.
Nato a Genova il 18 febbraio 1940, durante l’era fascista si rifugia nell’astigiano, per poi tornare nel ’45 a Genova, dove si iscrive all’università, ma termina la sua avventura alla facoltà di legge a sei esami alla fine. Una rinuncia imposta dalla vocazione musicale, nata ed esplosa nella vita di De Andrè tramite gli studi di chitarra e violino, e l’esibizione in concerti jazz, fino alla composizione di propri brani originali. Una vocazione che, grazie al successo dell’interpretazione nel ’68 da parte di Mina della sua “Canzone di Marinella”, gli permette di continuare il mestiere di musicista, il brano ispirato alla storia vera della morte di una prostituta. Non sarà la prima volta che un episodio di cronaca verrà sublimato da De Andre’ in musica. Proprio la realtà quotidiana, infatti, rappresenta la linfa delle sue prime composizioni, che tradiscono la passione per la letteratura francese: Proust, Maupassant, Villon, Flaubert, Balzac, su tutti.
Profondamente influenzato dalla scuola d’oltre Oceano di Bob Dylan e Leonard Cohen, ma ancor più da quella francese degli “chansonnier” è stato tra i primi a infrangere i dogmi della “canzonetta” italiana, con le sue ballate decisamente fuori dagli schemi secondo le tendenze ritmiche del tempo. Il suo canzoniere universale attinge alle fonti più disparate: dalle ballate medievali alla tradizione provenzale, dall'”Antologia di Spoon River” ai canti dei pastori sardi, da Cecco Angiolieri ai Vangeli apocrifi, dai “Fiori del male” di Baudelaire al Fellini dei “Vitelloni”. Temi che negli anni si sono accompagnati a un’evoluzione musicale intelligente, mai incline alle facili mode e ai compromessi.
De Andre’ usava il linguaggio di un poeta munito del coraggio necessario per andare controcorrente, ricorrendo alla forza dell’ironia per frantumare ogni convenzione. Nel suo mirino, sono finiti i “benpensanti”, i farisei, i boia, i giudici forcaioli, i re cialtroni di ogni tempo. Quello contenuto nelle sue canzoni è un messaggio di libertà e di riscatto contro “le leggi del branco” e l’arroganza del potere.

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Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco è uno degli esponenti della cosiddetta Scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. È l’artista con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con sei Targhe e un Premio Tenco.

Durante la sua carriera ha collaborato con personalità della cultura e importanti artisti della scena musicale italiana, tra cui Nicola Piovani, Ivano Fossati, Mauro Pagani, Massimo Bubola, Álvaro Mutis, Fernanda Pivano e Francesco De Gregori.

Dopo il concerto a Roccella Ionica, il 13 agosto del 1998, era prevista un’altra tappa a Saint Vincent il 24 dello stesso mese. Tuttavia durante le prove De André sembrò scoordinato e a disagio: non riusciva a sedersi e imbracciare la chitarra come voleva e aveva anche un forte dolore al torace e alla schiena. Il cantautore gettò via la chitarra e non tenne il concerto quella sera. I biglietti furono poi risarciti. Qualche giorno dopo gli fu diagnosticato un carcinoma polmonare, che lo portò a interrompere definitivamente i concerti.

De André fu ricoverato solo verso la fine del novembre 1998, quando ormai la malattia era a uno stato avanzato: uscì dall’ospedale solo il giorno di Natale, per poter trascorrere le festività a casa insieme alla famiglia. De André morì nella notte dell’11 gennaio 1999, a 58 anni, all’Istituto dei tumori di Milano, dove era stato ricoverato con l’aggravarsi della malattia. I funerali si svolsero nella Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano a Genova il 13 gennaio: partecipò una folla di oltre diecimila persone, tra cui estimatori, amici ed esponenti dello spettacolo, della politica e della cultura.
La popolarità e l’alto livello artistico del suo canzoniere hanno spinto alcune istituzioni, dopo la sua morte, a dedicargli vie, piazze, parchi, biblioteche e scuole.

Il 23 gennaio 2018 esce il film biografico Fabrizio De André. Principe Libero, in cui il ruolo del cantautore è interpretato da Luca Marinelli.

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