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Infortunio Milik: tutto quello che c’è da sapere sulla riabilitazione e i tempi di recupero

Luciana Esposito di Luciana Esposito
8 Settembre, 2018
in Calcio, In evidenza, News
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Infortunio Milik: tutto quello che c’è da sapere sulla riabilitazione e i tempi di recupero
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223734377-38c20fda-4341-44af-8436-7891c03832c1La rottura del LCA – legamento crociato anteriore – può essere la traumatica conseguenza di un colpo diretto al ginocchio o della forzatura dello stesso in una posizione anomala che comporta la lesione di uno o più legamenti o del contatto tra il ginocchio ed un altro oggetto o di cambi di direzione molto veloci o dell’atterraggio con il ginocchio in iperestensione dopo un salto.

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I legamenti crociati anteriore e posteriore ricoprono una funzione fondamentale nel limitare rispettivamente il movimento di traslazione anteriore o posteriore della tibia rispetto al femore e formano il cosiddetto “pivot centrale” del ginocchio, struttura fondamentale nel garantire la stabilità dell’articolazione.

Il LCA è una struttura sottoposta ad estreme sollecitazioni meccaniche durante l’attività sportiva, in particolar modo nel calcio, tant’è vero che rappresenta uno degli infortuni che si presenta con maggiore incidenza.

La Medicina dello Sport, nel corso degli anni, quindi ha fatto passi da gigante sia in chiave chirurgica che in termini riabilitativi.

L’intervento chirurgico, infatti, in passato consisteva nella ricucire semplicemente il legamento rotto, del quale, tuttavia, non si otteneva la guarigione, pertanto, le tecniche attuali prevedono la ricostruzione del LCA utilizzando un nuovo legamento ottenuto dalla preparazione di un tessuto prelevato da uno degli altri tendini adiacenti al ginocchio – nella maggior parte dei casi il Tendine Gracile associato al Semitendinoso oppure il Tendine Rotuleo – o mediante l’utilizzo di un legamento sintetico, artificiale, anche se quest’ultima opzione espone al potenziale rischio di rottura precoce e reazioni infiammatorie dell’articolazione e pertanto non trova frequente applicazione.

Il tessuto viene fatto passare attraverso fori praticati nell’osso del femore e della tibia e poi ancorato in posizione corretta all’osso per creare un nuovo LCA.

Con il tempo questo innesto matura e diventa un nuovo legamento biologicamente vivo nel ginocchio.

La percentuale complessiva di successo per la chirurgia ricostruttiva del LCA è molto buona.

Le statistiche asseriscono che oltre il 90% dei pazienti è in grado di ritornare alla pratica sportiva senza alcun problema e senza sintomi di instabilità del ginocchio.

In passato, i peggiori nemici del decorso post-operatorio erano rigidità e dolore, problemi minimizzati dalle moderne tecniche chirurgiche artroscopiche e dai nuovi protocolli di riabilitazione.

Come può essere facilmente intuibile, il protocollo riabilitativo riveste un ruolo fondamentale per il raggiungimento di un buon risultato dal punto di vista clinico e funzionale e viene pertanto condotto seguendo linee guida molto precise e definite, che variano in funzione della tecnica chirurgica utilizzata, del tipo di trapianto e della sua fissazione.

Lo scopo essenziale è comunque quello di iniziare la riabilitazione nell’immediato post-operatorio per recuperare fin da subito l’estensione totale dell’articolazione.

È importante precisare che i tempi di recupero contemplati nell’ambito della riabilitazione sportiva sono ancorati su cardini diversi e molto più invasivi rispetto a quelli di un protocollo riabilitativo tradizionale e quindi non esiste un “protocollo standard”.

In tale ottica, risulta fuori luogo ed imprevedibile stimare con precisione i tempi di recupero nel caso di Milik, in quanto non disponiamo di elementi che in tal senso risultano determinanti, quali: la conformazione in percentuale delle fibre muscolari e la condizione psico-fisica complessiva dell’atleta; non possiamo sapere quando il crociato dell’attaccante azzurro si rivelerà pronto a passare dagli esercizi a catena cinetica chiusa a quelli a catena cinetica aperta e come reagiranno al lavoro in carico, non solo il legamento operato, ma anche le strutture osseo-muscolari adiacenti.

Lo scopo del programma riabilitativo è recuperare la stabilità, la mobilità, la forza, la propriocezione, la flessibilità e la capacità di rieseguire determinati gesti tecnici, cercando di portare l’arto traumatizzato a valori molto simili, se non identici al periodo precedente l’infortunio nel minor tempo possibile.

Quello che deve risultare chiaro a tutti i tifosi azzurri è che sarà il legamento di Milik a dettare modalità e tempi di riabilitazione.

 

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