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24 anni dalla Strage di Via D’Amelio: Palermo ricorda Paolo Borsellino

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
19 Luglio, 2016
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24 anni dalla Strage di Via D’Amelio: Palermo ricorda Paolo Borsellino
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Tutta Italia, Palermo in particolare, ricorda oggi Paolo Borsellino, a 24 anni dalla strage di via D’Amelio in cui la mafia uccise il giudice insieme agli uomini della scorta. E ancora 24anni dopo la strage, lo Stato non ha fatto giustizia, ma ha imbastito processi su processi.

Dopo più di dieci processi, infatti, la verità su quell’eccidio è ancora lontana. Una lunga serie di depistaggi, una revisione, condanne definitive nei confronti di gente rivelatasi poi innocente, hanno infatti intorbidito il percorso di ricerca dei responsabili, ed oggi il nuovo corso giudiziario è ispirato dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza.

In tutti questi anni trascorsi c’è solo una verità, ovvero che il magistrato ammazzato dalla mafia è un martire senza giustizia da quel lontano  19 luglio 1992, quando a Palermo un’autobomba esplose in via D’Amelio, uccidendo il giudice Paolo Borsellino, e i 5 agenti di scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Un attentato che giunse poco meno di due mesi dopo l’altro grande agguato costato la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Proprio nella giornata di oggi, a partire dalle 9, saranno tanti gli appuntamenti organizzati nel capoluogo siciliano per ricordare quelle vittime immolate nella lotta alla criminalità organizzata: come, le attività del centro studi “Paolo Borsellino” e la Direzione generale per lo studente del ministero dell’Istruzione, che intratterranno i più piccoli con laboratori e giochi; vi sarà alla caserma della polizia Lungaro, la deposizione di una corona di fiori dal parte del capo della Polizia in occasione dell’anniversario della strage, un convegno per ricordare la figura di Paolo Borsellino organizzato dal’Anm e dalla Commissione parlamentare antimafia, in cui Partecipano Rosy Bindi, Gioacchino Natoli, Franco Roberti e Roberto Scarpinato e il segretario generale dell’Anm Francesco Minisci.

Poi, a partire dalle 15, sul palco di via D’Amelio gli interventi organizzati dalle Agende rosse, con il magistrato Leonardo Guarnotta, Giuseppe Costanza (superstite della strage di Capaci), Antonio Vullo (autista di Paolo Borsellino, sopravvissuto alla strage) e Giuseppe Giordano (già ispettore Dia). A seguire gli interventi di esponenti della società civile. Proseguendo la giornata poi con una biciclettata che partirà da via D’Amelio fino a via della Vetriera, dove ha sede la “casa di Paolo Borsellino” il centro di aggregazione a cui ha lavorato il fratello del giudice, mentre al ritorno la proiezione del film “Era d’estate” di Fiorella Infascelli.

Alle 20.30 da piazza Vittorio Veneto partirà la tradizionale fiaccolata promossa da “Comunità ’92” (coordinamento che unisce le varie anime della destra siciliana) e “Forum XIX Luglio” e che si concluderà in via D’Amelio, con alcuni rappresentanti dei Comuni di Palermo, Vittoria e Caltagirone incentrata sul tema “Esempi non parole”.

Nonostante la verità sia ancora lontana, a distanza di più di vent’anni, il ricordo di Paolo Borsellino rimane ancora vivo e indelebile nel cuore degli italiani. Un magistrato italiano che, fino alla fine, ha lottato contro la mafia pagando con la vita la sua battaglia, finita il 19 luglio 1992.

Tags: anniversarioborsellinogiustiziainiziativemafiapalermoStatoStrage Via D'Amelio
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Fabio Perrucci, il carabiniere che ha salvato tre donne nel nubifragio di Foggia: un anno fa aveva soccorso un anziano tra le fiamme

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di Redazione Napolitan
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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