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“La faccia pulita” del Rione Conocal

Luciana Esposito di Luciana Esposito
11 Luglio, 2016
in In evidenza, News
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“La faccia pulita” del Rione Conocal
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WP_20160622_14_51_02_ProIl modo migliore per scalzare il pregiudizio legato a qualcosa che non si conosce o che si conosce attraverso chiacchiere e dicerie è guardare con i propri occhi quella realtà, per capirla e scrutarla senza filtri né condizionamenti.

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I tanto chiacchierati circoli ricreativi che pullulano tra le carcasse di vicoli e plessi di edifici popolari di quei rioni e di quei quartieri etichettati come “difficili”, fungono da luoghi di ritrovo per tanti ragazzi e, al contempo, rappresentano un autentico contenitore di quei pregiudizi che abbondano in taluni contesti: si tratta di terre di camorra e, pertanto, i ragazzi che ci vivono non possono fare altro che delinquere. Questa è l’associazione di fatti e persone che regna nell’immaginario collettivo.

Il Rione Conocal di Ponticelli: quello dei maxi-blitz, delle piazze di spaccio a cielo aperto e tra i bambini che giocano in cortile, delle stese in pieno giorno, delle donne-boss e degli agguati in “stile Gomorra”, un rione che scalfisce una sorta di “condanna a morte” nelle vite dei ragazzi nel cui destino è scritto che è lì che devono nascere, ovvero, il genere di condanna insita nel pregiudizio: quella che porta le persone a giudicarti in base al posto in cui vivi e non per quello che sei.

Un pregiudizio emerso, ancora una volta, in tutta la sua ingenerosa e gratuita sfrontatezza in seguito all’agguato consumatosi proprio in un circolo ricreativo del Lotto O di Ponticelli, una realtà tutt’altro che dissimile a quella che si respira nel Rione Conocal. Lo scorso 7 giugno, in quell’agguato, oltre al reale e unico obiettivo dei killer, Raffaele Cepparulo, boss del clan dei Barbudos, ha perso la vita anche Ciro Colonna, un ragazzo di 19 anni, ucciso perché, mentre cercava di dileguarsi, ha perso gli occhiali da vista e il suo gesto di chinarsi a raccoglierli è stato interpretato dai sicari come il tentativo di afferrare un’arma per replicare al fuoco.

Ucciso a 19 anni con un colpo di pistola al petto, perché si trovava in un circolo ricreativo nel quale un boss sul cui capo pendeva una condanna a morte ha cercato rifugio: quando i killer hanno fatto irruzione nel locale, Ciro stava giocando al biliardino, come, ogni pomeriggio, fanno tantissimi ragazzi qualunque, all’interno di simili luoghi di ritrovo.

Secondo alcuni, se frequenti certi luoghi, devi mettere in conto che puoi andare incontro a una simile sorte.

“Pelix&Piccolino Club”: questo il nome del circolo ricreativo di via Sambuco, nel Rione Conocal, introdotto dal celeberrimo murales che raffigura Maradona affiancato dalla scritta “chi ama non dimentica”.

Enzo, un ragazzo che vive da diversi anni nel Rione, ha scelto di rilevarne le redini per ritagliare nel suo destino un lavoro che di certo non lo renderà ricco e possidente, ma gli garantirà la forma di beneficio a suo avviso più importante: un’entrata onesta e dignitosa.

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Enzo è un ragazzo come tanti, uno dei tanti che, seppur cresciuto tra le mura della roccaforte di un clan, ha scelto di percorrere la strada della legalità.

“Non andate in quel circoletto, ci sono solo bravi ragazzi”: lo presenta così il circolo di Enzo ai suoi gregari, Annunziata D’Amico, – donna-boss reggente dell’omonimo clan che in seguito all’arresto dei fratelli è subentrata al comando dell’organizzazione, fino a quando non è stata uccisa in un agguato lo scorso ottobre, nel cortile sotto casa, in Via Del Flauto Magico – nell’ambito delle intercettazioni balzate agli onori della cronaca, in seguito al blitz che il mese scorso ha portato alla cattura di oltre 90 persone.

Partite a carte e al biliardo, tornei di Playstation, una bibita fresca e qualche stuzzichino da sgranocchiare: questo può offrire ai ragazzi del rione il circoletto di Enzo.

Nella parete ci sono ancora i segni dei proiettili esplosi nel corso dell’ultima rapina subita: “se questo posto fosse un “covo per malavitosi” non penso che potrebbero permettersi di venire a fare una rapina. Se io fossi un malvivente, non subirei una rapina”, spiega Enzo mentre mostra i fori nelle pareti.

Una scelta difficile, ma sentita, quella di allontanare i personaggi poco raccomandabili dal circoletto per garantire tranquillità ai ragazzi del rione, almeno tra quelle pareti: “non è stato facile, ho dovuto lottare tanto, soprattutto all’inizio. Il fatto che all’interno del circoletto non si svolgono attività che possono fungere da attrattiva per i clan, vuol dire tanto. Niente videopoker e scommesse clandestine, né nessun tipo di attività illegale, qui ci si diverte e ci si svaga con poco, è anche e soprattutto un modo per riscoprire i piaceri e i valori genuini della vita, come stare con gli amici e divertirsi con poco, apprezzando la bellezza delle cose semplici.”

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Una scelta coraggiosa, quella di Enzo, che si appresta a diventare padre e che, proprio perché è cresciuto in un contesto dove la delinquenza ha divorato tutto, ha sempre avuto le idee chiare sulla strada da disegnare nel suo futuro: “non è vero che per i giovani di questo quartiere non esistono alternative alla camorra, questo posto ne è la dimostrazione. Non ho mai voluto intraprendere quella strada e, come me, ci sono tantissimi altri ragazzi in questo rione che fanno lavori onesti, tant’è vero che quando finiscono di lavorare, prima di rientrare a casa, con i panni ancora sporchi di fatica, vengono qui, a bere qualcosa, a fare una chiacchiera, a rilassarsi per qualche minuto. Personalmente ho scelto di “arrangiarmi” vendendo caramelle e patatine, ma qui dentro la droga non entrerà mai. Il ruolo più importante nell’educazione di un ragazzo verso certi valori, lo ricopre la famiglia. Mia madre mi ha sempre detto: “se combini qualche guaio e vai in carcere, ricorda che perdi tua madre, diventi figlio della strada” e sentirti dire parole simili, soprattutto in età adolescenziale, ti fa riflettere e capire quali sono le cose che davvero contano. L’idea di deludere e dare un dispiacere a mia madre o, addirittura, rischiare davvero di perderla, mi ha sempre tenuto alla larga da quei contesti, anche se me li ritrovavo praticamente sotto casa.”

Il pregiudizio, la paura, lo scetticismo di chi vive lontano da certe dinamiche e le giudica solo in base a quello che viene raccontato dai media, condiziona pesantemente le credibilità e anche la quotidianità dei ragazzi che, come Enzo, fanno fatica ad affermare e rivendicare il loro status di persone perbene: “il nome “Rione Conocal” genera sempre reazioni forti e fortemente negative da parte delle persone che vivono altrove e questo per me e per tutti i ragazzi “puliti” è molto penalizzante. Il pregiudizio è difficile da abbattere, ma invito chi ha davvero voglia di conoscere il volto pulito del rione Conocal a venire nel mio circoletto per guardare con i suoi stessi occhi qual è la realtà che ho creato e che tra mille sacrifici sto portando avanti.”

Tags: . napoliagguatocamorracircolo ricreativociro colonnaclan d'amicofuturogiovanilotto Opelix&piccolino clubponticelliragazzirione conocal
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