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Giulio Regeni: continua il braccio di ferro tra Italia ed Egitto

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
10 Aprile, 2016
in In evidenza, News
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Giulio Regeni: continua il braccio di ferro tra Italia ed Egitto
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Paola, la mamma di Giulio Regeni, emblema di coraggio ed incrollabile fermezza nel rivendicare il legittimo desiderio di verità e giustizia legato alle tragiche sorti del ricercatore italiano, morto in Egitto in circostanze tutte da definire, ha ringraziato tutte le madri che le hanno scritto delle lettere e “con estrema delicatezza chiedono di poter considerare Giulio anche figlio loro”.

“Grazie. Mi ha aiutato a ritrovare energia per continuare…”. Queste le parole della madre del ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo in una lettera pubblicata in prima pagina oggi su Repubblica. “Giorno dopo giorno”, scrive, “emerge con sempre più forza come la tragica vicenda di Giulio abbia emozionato tantissime persone che con discrezione si avvicinano alla nostra famiglia, esprimendo la loro partecipazione con una lettera. Lettere di affetto, di solidarietà, di sostegno nella ricerca della verità e soprattutto di empatia!”.

Intanto, si accendono i toni tra Italia e Egitto, con Il Cairo che arriva ad accusare gli italiani di voler «sfruttare» politicamente il caso di un ragazzo barbaramente torturato e ucciso «per questioni interne». Mentre Roma, per bocca del premier Matteo Renzi e del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, insiste nella richiesta di «verità» a tutti i costi dopo il fallimento registrato fino ad oggi nelle indagini. In particolare, si fa insistente la richiesta dei tabulati telefonici, ritenuti indispensabili dai magistrati romani, ma che Il Cairo non intende assolutamente consegnare perché, sostiene, si violerebbe la costituzione e «la privacy» di centinaia di migliaia di cittadini.

La consegna dei tabulati richiesta è quella relativa alle utenze agganciate alle celle del Cairo vicine ai luoghi di scomparsa di Regeni e del ritrovamento del suo corpo martoriato.

Dopo «l’irritazione» espressa ieri dal capo della diplomazia egiziana Sameh Shoukry al suo omologo italiano, oggi in una telefonata trasmessa da una tv privata il portavoce del ministero degli Esteri Ahmed Abou Zeid ha sostenuto che il governo italiano «è sotto grande pressione da parte dell’opposizione» e che il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi «si è dimessa sullo sfondo di accuse in un caso di corruzione»: «Il pericolo che avvertiamo», ha detto Abou Zeid ribadendo l’incostituzionalità della richiesta di Roma sui tabulati, «è il tentativo di politicizzare questo dossier», cosa che «non è nell’interesse dell’inchiesta o delle relazioni» italo-egiziane.

«Abbiamo sempre avuto un buon rapporto con l’Egitto – ha affermato il premier Renzi – però, parliamoci chiaro, qui c’è un giovane italiano che è stato torturato ed ucciso. Per rispetto alla sua famiglia e al nostro Paese abbiamo il diritto e il dovere di conoscere la verità. Non potremmo fermarci se non davanti alla verità, quella vera, non quella accomodata».

Intanto nella prima mattinata si è concretizzata la prima delle «misure» che l’Italia ha preso per spingere l’Egitto a muoversi nella ricerca dei veri colpevoli dell’uccisione del ricercatore friulano scomparso il 25 gennaio e ritrovato cadavere nove giorni dopo sempre nella capitale egiziana: l’ambasciatore d’Italia al Cairo, Maurizio Massari, è rientrato fisicamente a Roma per consultazioni, come annunciato venerdì. Martedì vedrà Gentiloni, che ha confermato che «nei prossimi giorni valuteremo» altre «misure da prendere» per dare all’Egitto un nuovo «segnale di insoddisfazione» visto che «il livello di collaborazione» tra le rispettive polizie e magistrature «si è rivelato insufficiente». Il tutto comunque, ha assicurato, avverrà «in modo proporzionato e senza scatenare guerre mondiali».

A conferma di indiscrezioni circolate nelle ore precedenti, il presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, al Messaggero ha confermato che «si potrebbe inserire l’Egitto nella ‘lista nera’ dei paesi pericolosi compilata dalla Farnesina e sconsigliarlo come meta per i nostri turisti e ricercatori».

 

 

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