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Napoli, la camorra si scazzotta in Curva A

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
2 Settembre, 2015
in Cronaca, In evidenza
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Napoli, la camorra si scazzotta in Curva A
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20150901_105675_11-TEXT“Camorra” e curva, droga e “tifosi”: binomi che molto spesso sono stati tacciati del severo e mendace fardello del pregiudizievole stereotipo che non trova riscontro effettivo nella realtà, ma che, in virtù di quanto verificatosi domenica scorsa tra le gradinate della Curva A dello stadio San Paolo, rilanciano e sottolineano la veridicità di un sistema criminoso che affonda i suoi violenti e cinici artigli anche e soprattutto nel mondo del tifo organizzato.

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Il controllo dello spaccio dentro e fuori una delle più importanti piazze del sud Italia: la Curva A dello stadio San Paolo, quella che ospita oltre ventimila tifosi e che rappresenta da sola una potenziale zona franca concessa alla malavita organizzata. Questa, secondo gli inquirenti che stanno indagando per far luce sulla rissa avvenuta domenica scorsa in curva A, durante il debutto casalingo del Napoli contro la Sampdoria, sarebbe la motivazione che ha generato lo scontro avvenuto tra due fazioni, probabilmente riconducibili a due clan in guerra per la conquista dello “scettro del potere criminale” nel centro storico cittadino. Alcuni esponenti del clan Sequino-Esposito da un lato (storicamente ubicati nel rione Sanità), dall’altro invece ci sono loro, i giovani del clan Sibillo, il “famigerato” clan dei “baby-camorristi” di Forcella. Sugli spalti dello stadio così come avviene, con fare sempre più incalzante e minaccioso, tra i vicoli, ad alcuni esponenti del cosiddetto “clan dei bimbi” di Forcella, secondo quanto sarebbe emerso da fonti territoriali al momento al vaglio delle forze di polizia, sarebbe stato intimato d’andar via: «Ve ne dovete andare via di qui…», è la frase che ha scatenato una decina di minuti di parapiglia sugli spalti. Sempre più isolati in strada, i Sibillo non sono ben accetti neppure in curva A, dove la presenza di qualche soggetto legato alla baby paranza di Forcella non viene vista di buon grado.

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Non si tratta di una semplice baruffa tra ragazzini e questo viene confermato dal fatto che il caso è stato affidato alla Digos e alla Dda di Napoli, sotto il coordinamento dei procuratori aggiunti Vincenzo Piscitelli (reati da stadio) e Filippo Beatrice (pool anticamorra): si lavora su immagini e filmati che raccolgono momenti della rissa di domenica notte.

Un caso più unico che raro, se venisse confermato il legame tra duellanti e clan in lotta a Napoli.

Difatti, mai era accaduto prima, neanche in pieno periodo di faida, che lo Stadio San Paolo divenisse teatro di regolamenti di conti tra cosche in guerra.

Una piazza di spaccio troppo ampia, sempre gremita e in grado di assicurare un certo e solido guadagno, capace di consolidarsi nel tempo: chi detiene il controllo dello spaccio sulle gradinate ha potere, incassa danaro e –aspetto tutt’altro che trascurabile- beneficia dell’omertosa complicità fornita dal contesto, dispersivo e per lo più vissuto da persone “abituate” a condividere il posto con consumatori abituali di hashish e marijuana. Un business da non sottovalutare, anche alla luce di un altro fattore: quello delle trasferte del Napoli, quando la carovana dei supporter azzurri sbarca nei punti più disparati d’Europa. Centinaia di tifosi, disposti a tutto per amore della maglia e pronti a recarsi ovunque pur di supportare la squadra: occasioni d’oro per chi ha interesse a condurre traffici con altri paesi, anche in questo caso, senza incappare in controlli o sanzioni. Uno scenario noto, quello dei rapporti tra tifo organizzato ed organizzazioni criminali. Eppure, le indagini sulla rissa puntano a raccogliere informazioni utili ad identificare i protagonisti di una manciata di minuti di violenza pura che potrebbero rendere ulteriormente nitidi gli assetti e le dinamiche alla base della guerra in atto tra i vicoli del centro storico.

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«Via di qui, mai più in questa curva…»: a motivare questo minaccioso monito, oltre al movente dettato dagli interessi economici, c’è l’odio provocato da morti e agguati consumatisi in questi anni, ma che di per sé non bastano per legittimare quei dieci minuti di tafferugli maturati sugli spalti della curva A domenica sera. In pochi mesi, come è noto, la Procura di Napoli ha messo a segno due blitz di alto profilo per smantellare le due cosche in guerra per la leadership nell’ex feudo dei Giuliano: cento arresti tra marzo e giugno, con un colpo ai Mazzarella prima e agli Amirante-Brunetti-Giuliano-Sibillo, in uno scenario che si è via via complicato con una serie di morti ammazzati. È il 2 luglio sorso, quando in via Oronzo Costa viene ucciso Emanuele Sibillo, fratello dell’attuale latitante Pasquale detto «Lino». Un clan alle corde, che si affida a manovalanza di giovanissimi e che fa fatica a mantenere le proprie posizioni di sempre: a Forcella, (dove vengono dati in ripresa i Mazzarella-Del Prete), ma anche allo stadio, in curva A, dove c’è qualcuno che ha interesse a gestire il monopolio dello spaccio di droga, dove i “baby-camorristi” non sono più graditi. Perché?

Tags: . napolicamorraclancurva adrogaliterissaspacciostadio san paolotifosi
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