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Il capolavoro assoluto di Salvatore di Giacomo: MARECHIARE

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
6 Giugno, 2015
in Musica
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marechiareChe quel piccolo angolo di Paradiso, conosciuto come la Fenestella di Marechiaro, possa aver ispirato il testo di una melodia, potrebbe risultare normale, ma che la stessa melodia, sia stata scritta da Salvatore Di Giacomo, senza aver mai visto il luogo da lui descritto con tanta minuzia di particolari, è davvero sorprendente.

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Stiamo parlando ovviamente di Marechiare, il capolavoro assoluto, scritto nel 1886, dal Di Giacomo e musicato da Francesco Paolo Tosti.

Di questo testo, ciò che lo ha reso un successo mondiale, è il suo potere evocativo.

Chi legge i versi, viene trasportato istantaneamente, sul luogo della narrazione, dove le onde del mare cambiano colore e i pesci amoreggiano al chiaro di luna.

Quanno sponta la luna a Marechiare,
Pure li pisce nce fanno a ll’ammore.
Se revotano ll’onne de lu mare,
Pe’ la priezza cagnano culore.
Quanno sponta la luna a Marechiare.

Ascoltando poi la canzone, la melodia impetuosa e fresca, passionale e allegra, che il Tosti scrisse quasi per scommessa, pare quasi di odorare il profumo del mare, di vederne i colori e di sentire il rumore delle sue onde.

Passa ll’acqua pe’ sotto e murmulea.

murmulea…… termine tipicamente napoletano che ha una valenza doppia: in questo caso il mormorare delle onde, il cui suono leggero e soave, si infrange sugli scogli sotto la Fenestella. Nel dialetto partenopeo, il termine viene molto usato anche per indicare il chiacchiericcio delle pettegole, che parlano male di una persona appena incontrata, oppure di un rimbrottare a bassa voce dopo aver subito una ramanzina. In quest’ultimo caso, il verbo diventa murmuriare, non mormorare.

In Marechiare si fondono, come forse in nessun’altra canzone napoletana, i sapori mediterranei arabeschi, con quelli classici della romanza.

Scetate, Carulì, ca ll’aria è doce!
Quanno maje tantu tiempo aggi’aspettato?
P’accumpagnà li suone cu la voce
Stasera ‘na chitarra aggio purtato.
Scetate, Carulì, ca ll’aria è doce!

Che la Carolina della canzone, sia veramente esistita o meno, è ancora oggi un mistero, resta comunque l’esperienza di un uomo innamorato, estasiato dalla bellezza della natura. che corteggia invano il suo amore ideale. La donna, Carulì, oggetto del suo desiderio, rimane però nascosta dietro una finestra chiusa, indifferente delle pene d’amore del suo corteggiatore e che addirittura dorme per nulla turbata dalla serenata.

Curiosità

La canzone Marechiare, fu inserita da Eduardo De Filippo, in una sua divertentissima commedia ad atto unico scritta nelhqdefault 1929: Quei figuri di tanti anni fa, dove Luigi Poveretti, un giovane un po’ tonto, viene adescato con l’inganno, in un apparente circolo per cacciatori, che in realtà è una bisca clandestina.

Con la promessa di facili guadagni, viene convito dal gestore del locale, Gennaro Fierro (detto punto e virgola), a fare da “palo”.

Tra le disposizioni che il Fierro dà al Poveretti, c’è quella di passare inosservato agli occhi dei giocatori: dovrà assumere un aria disinvolta, magari canticchiare anche una canzone. Ma l’aspirante palo travisa tutto e quando i giocatori si siedono al tavolo da gioco, con voce roboante annuncia a tutti titolo ed autori della canzone. Poi comincia a cantarla a squarciagola tra lo stupore generale dei presenti.

Tra i vari interpreti, ricordiamo, oltre ai De Filippo, padre e figlio, anche la bravissima Marina Confalone, che nella versione televisiva di questo atto unico, ha dimostrato una padronanza del palcoscenico, davvero notevole.

 

Tags: . napolicanzoni napoletaneMarechiareSalvatore Di Giacomo
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