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Attentato al museo di Bardo: il day after dei tunisini

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
19 Marzo, 2015
in In evidenza, News
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Attentato al museo di Bardo: il day after dei tunisini
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CAcrMxUWsAAsqn-L’attentato al museo del Bardo in pieno centro della capitale è rimbalzato agli onore della cronaca, come l’ennesimo episodio di violenza gratuita, perpetrato ai danni di innocenti turisti coinvolti in una tragedia immane che poteva essere evitata. Dopo lo sbigottimento iniziale sono subentrate l’ansia e la preoccupazione, del tutto lecita, per i superstiti, lo sdegno, anche questo più che lecito, per le vittime e la rabbia crescente nei confronti degli attentatori. Tutto giusto e tutto più che lecito. Ma ci siamo chiesti cosa ha significato questo per il popolo tunisino?

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Nell’attentato sono morti anche tre tunisini (in realtà cinque, due erano gli attentatori) che quella mattina, come ogni giorno, erano andati a lavorare, in pace con sé stessi, convinti di tornare la sera dalla loro famiglia e sedere a tavola con i propri figli. Dopo la famigerata “Primavera Araba“, il popolo tunisino è proprio questo: PERSONE  che ogni giorno lottano per arrivare onestamente a fine mese. La fine della dittatura di Zine El-Abidine Ben Ali, rappresenta la spinta per continuare ed andare avanti. Una dittatura che per oltre un ventennio aveva “succhiato il sangue” di un’intera nazione, il cui termine ha istillato nel popolo tunisino, una nuova linfa, il riscatto di una vita, sì travagliata, ma onesta. Del tutto estranei alle guerre di religione, nella capitale e in tutta la nazione, convivono, pacificamente e rispettosamente, etnie appartenenti a tutti i culti monoteisti, nella stessa strada si trovano Chiese Cristiane ed Ortodosse, Moschee e Sinagoghe.

L’attentato di ieri al Museo del Bardo è stata una vera è propria pugnalata al cuore di tutti i tunisini.

Attentato di cui non si conosce ancora la matrice e nessuna rivendicazione è stata ancora segnalata, ma comunque siano andate le cose, la ferita inferta alla popolazione è grave e dolorosa. Un popolo che vive di turismo, nel pieno rispetto delle altre culture è stato calpestato nell’orgoglio e nella dignità.

Riportiamo qui di seguito, una dichiarazione pubblicata su FB , da un lavoratore che stamattina si è trovato in una realtà nuova e inverosimile:

J’ai passé comme d’accoutumé par la médina, que dire, une ambiance funèbre, de deuil, des ruelles vidées de leur visiteurs, les touristes que j’avais l’habitude de croiser ont déserté le lieu. fort heureusement les tunisiens sont toujours là, les commerçants ouvrent leur boutiques avec l’espoir que demain sera meilleur

Traduzione : “Sono passato come di consueto nella Medina e si respirava un’atmosfera funerea di lutto, le strade svuotate dei loro consueti visitatori, non c’erano più turisti, sembrava attraversare un luogo deserto. Fortunatamente i tunisini sono ancora lì, i commercianti hanno aperto i loro negozi con la speranza che il domani sarà migliore.”

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