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La Procura di Grosseto ha aperto un fascicolo sulla morte di Pino Daniele

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
7 Gennaio, 2015
in In evidenza, News
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Pino Daniele: la storia di un mito
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Pino%20DanieleNel giorno più triste e concitato, durante le ore in cui viene pianto il sofferto addio, giunge una notizia inaspettata che scuote e non poco gli animi: «Abbiamo aperto un fascicolo per atti successivi alla morte, non un’inchiesta: abbiamo acquisito l’informativa dei carabinieri. Invieremo tutto a Roma». Lo ha dichiarato il procuratore di Grosseto Francesco Verusio in merito agli accertamenti sui soccorsi a Pino Daniele, colto da un malore nella sua abitazione toscana, tra le campagne di Magliano e Orbetello e poi morto nella capitale.

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Gli inquirenti avrebbero raccolto le testimonianze di alcune persone vicine all’artista. I carabinieri di Orbetello hanno inoltre acquisito la registrazione della telefonata di richiesta di soccorso al 118 di Grosseto e gli altri atti relativi agli orari di intervento dell’ambulanza.

Documentazione che non ha rilevato anomalie rispetto alla ricostruzione fatta dall’Asl di Grosseto nei giorni scorsi: il 118 ricevette alle 21:12 la richiesta di soccorso da un cellulare. «Non so chi abbia chiamato, era un uomo, immagino una persona dell’entourage» ha dichiarato Robusto Biagioni, il responsabile del 118 grossetano, in un’intervista al Corriere di Maremma. Lo stesso telefono cellulare fu poi contattato all’incirca alle 21:28 dal medico, una dottoressa, dell’equipaggio partito da Orbetello alle 21:15: l’ambulanza, arrivata in prossimità dell’abitazione di Pino Daniele, chiedeva maggiori precisazioni sull’indirizzo. Chi rispose al cellulare spiegò che la persona per la quale era stato richiesto il soccorso stava andando a Roma. Alle 21:31 la comunicazione dell’ambulanza al 118 della chiusura dell’intervento.

Fabiola Sciabbarrasi, la seconda moglie di Pino Daniele e madre di tre dei suoi cinque figli, è tutt’altro che convinta che quella fin qui emersa rappresenti l’esatta dinamica dei fatti ed è decisa a sapere cosa sia accaduto durante gli ultimi attimi di vita del cantautore: «Amanda, che era l’unica in macchina con Pino nell’ultimo viaggio, dica tutto quello che sa. Voglio la verità sulla morte di mio marito per i miei figli e per gli altri suoi figli».

La donna, inoltre, è certa che a guidare la macchina, a differenza da quanto riportato dai giornali, quella notte, fosse Amanda, ultima compagna del cantautore. «Non ho rapporti con lei a causa di come è stata gestita questa storia negli ultimi dodici mesi. Non ci parliamo, ma io andrò fino in fondo. Quella sera in casa c’erano anche i miei figli Sofia e Francesco e Cristina, l’altra figlia femmina di Pino. È stata lei a riaccompagnare a Roma i miei bambini, mentre la ‘signora’ portava in ospedale Pino. Ho letto sui giornali della gomma dell’auto bucata sull’Aurelia ma, non so, questa forse è un’invenzione. Sono favorevole all’autopsia sul corpo di mio marito, se è un passaggio necessario a stabilire la verità sulla sua morte. – aggiunge – In un primo momento avevo rinunciato all’idea dell’autopsia per evitare un’ulteriore oltraggio al corpo del padre dei miei figli. Poi, ieri, sono stati gli inquirenti a chiamarmi per dirmi che forse sarà necessaria per stabilire che cosa è successo e chiarire meglio la dinamica della morte di Pino. I quesiti – continua – sono tanti e tutti ancora aperti. Ripeto, voglio solo la verità e la cercherò in tutti i modi».

Una famiglia “allargata”, per dirla alla napoletana, quella del Mascalzone latino.

Le sue donne: la prima moglie Dorina Giangrande, la seconda Fabiola Sciarrabasi, l’ultima compagna Amanda Bonini. I suoi figli: Alessandro, che gli faceva da personal manager e Cristina, nati dalle prime nozze; Sara, 18 anni Sofia, 13, mancava il piccolo Francesco, solo otto anni. I suoi fratelli, tutti cardiopatici come lui: Nello, reduce da un’operazione di by-pass, Salvatore, Carmine, in attesa di un trapianto di cuore, non ce l’aveva fatta a restare, il giorno primo davanti al feretro si era sentito male, era dovuto tornare a casa.

Pino aveva conosciuto Fabiola, un’avvenente modella ventiquattrenne, a casa dell’amico Massimo Troisi. Fu il classico colpo di fulmine, suggellato dalle nozze e poi dalla nascita di tre figli: due femmine e il tanto atteso maschio. Un matrimonio durato circa vent’anni, poi la rottura, tutt’altro che indolore.

E poi c’è Amanda, l’ultima compagna di Pino, cinquantenne originaria di Viterbo, aveva trovato in Pino la passione e gli aveva ridato passione. Anche per lei è dura sentirsi sotto esame, in quel vortice di emozioni ed illazioni che tiene banco nel corso di queste ore. Il testamento è ancora top secret, tra le proprietà del musicista c’è anche la casa in Maremma dove viveva con la nuova compagna e l’ex colonia marina per bambini sulla spiaggia della Gianella, all’Argentario, trasformata in stabilimento balneare, il Tuscan Bay. Il disagio delle sue donne, il dolore dei suoi figli, soprattutto di Alessandro, che vivendo a stretto contatto con il padre per motivi di lavoro, dovrà ridisegnare tutta la sua vita, l’addolorata e partecipe sofferenza dei fratelli, accomunati a Pino soprattutto da quel cuore cagionevole.

 

Tags: autopsiafabiola sciabbarrasifascicolomorte pino danielepino danieleprocura di grosseto
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