Trent’anni di televisione, relazioni, cambiamenti sociali e identità collettiva. L’Università Suor Orsola Benincasa dedica una giornata di studi a “Un posto al sole”, la storica produzione Rai che dal 21 ottobre 1996 racconta Napoli attraverso le vite dei suoi personaggi. Al centro del convegno il valore pedagogico della fiction, il racconto della città e il ruolo dell’audiovisivo nella valorizzazione del territorio.
Trent’anni di storie entrate nelle case degli italiani, di personaggi diventati familiari, di vicende capaci di accompagnare generazioni diverse attraverso i cambiamenti della società. “Un posto al sole” compie trent’anni e si siede idealmente in cattedra, trasformando la propria lunga esperienza televisiva in un’occasione di riflessione sul rapporto tra fiction, educazione, identità e territorio.
Per celebrare il trentennale della prima puntata, andata in onda su Rai Tre il 21 ottobre 1996, l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli promuove la giornata di studi dal titolo “30 anni di storie, territori e comunità. Narrazioni, identità e trasformazioni sociali tra televisione e città”. L’appuntamento è fissato per giovedì 22 ottobre, alle ore 9.30, nella Sala degli Angeli dell’Ateneo, in via Suor Orsola 10. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sui canali social dell’Università.
Non una semplice celebrazione nostalgica di una delle produzioni più longeve della televisione italiana, ma un confronto sul significato culturale di una serie che ha fatto della città di Napoli uno dei suoi protagonisti. Perché raccontare una città attraverso la quotidianità dei suoi abitanti significa anche contribuire a costruirne l’immaginario, restituirne le trasformazioni e mostrare contraddizioni, aspirazioni e possibilità di cambiamento.
Una fiction che racconta Napoli e le sue trasformazioni
In trent’anni, Napoli è cambiata. Sono cambiate le relazioni familiari, il linguaggio, le abitudini, il rapporto tra generazioni e le modalità con cui la società affronta temi come l’inclusione, i diritti, le fragilità e i conflitti. “Un posto al sole” ha attraversato queste trasformazioni portandole nella dimensione accessibile e quotidiana della narrazione televisiva.
È anche questa continuità a rendere la serie un oggetto di studio: la capacità di raccontare questioni sociali attraverso storie individuali, facendo entrare nelle case temi che appartengono alla vita reale e stimolando riconoscimento, confronto e consapevolezza.
La giornata promossa dal Suor Orsola Benincasa intende approfondire proprio il rapporto tra narrazione televisiva e cambiamento sociale, interrogandosi sul valore pedagogico dei personaggi, sulla funzione dello storytelling e sul contributo delle produzioni audiovisive alla rappresentazione del territorio.
A confrontarsi saranno studiosi, giornalisti, produttori, professionisti del cinema e della televisione e alcuni degli interpreti storici della serie. Tra loro Giorgia Gianetiempo, nata proprio nel 1996, anno del debutto della fiction, e Patrizio Rispo, volto da sempre legato alla storia del programma.
Dalla televisione all’università: quando le storie diventano strumenti di formazione
L’iniziativa nasce nell’ambito delle attività didattiche del Master di II livello in Management del Turismo culturale, attivato nel 2025 dall’Università Suor Orsola Benincasa per formare professionisti capaci di valorizzare il patrimonio culturale anche attraverso il linguaggio audiovisivo.
Il coordinamento scientifico è affidato a Davide Borrelli, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali, che con la giornalista Anna Donato, già vicedirettrice della TGR Rai, coordinerà i lavori.
Ad aprire il convegno saranno il rettore Lucio d’Alessandro e Paola Villani, direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche. L’iniziativa si inserisce nel percorso di un Ateneo che considera la produzione culturale e audiovisiva una risorsa per la formazione, la ricerca e lo sviluppo del territorio.
«Non da oggi le produzioni televisive come Un posto al sole, che contribuiscono a una narrazione anche positiva del nostro territorio, sono oggetto di studio nelle nostre aule universitarie», sottolinea Davide Borrelli. Il docente evidenzia inoltre il legame tra la crescita della produzione cinetelevisiva a Napoli e le opportunità professionali per i laureati che hanno assunto ruoli di primo piano nel settore.
La fiction diventa così anche un caso di studio sul rapporto tra università e industria culturale: non soltanto un prodotto da osservare, ma un’esperienza attraverso cui comprendere come si costruiscono le narrazioni collettive e come queste possano contribuire alla valorizzazione di una città.
Il valore pedagogico della televisione e la responsabilità del servizio pubblico
Tra i temi centrali della giornata ci sarà la funzione educativa della televisione. Una riflessione che assume un significato particolare per una produzione quotidiana capace di accompagnare il pubblico per decenni, affrontando attraverso i propri personaggi esperienze, dilemmi e cambiamenti della società.
Fabrizio Manuel Sirignano, professore ordinario di Pedagogia generale al Suor Orsola Benincasa, richiama la responsabilità culturale del servizio pubblico e il valore della televisione come presenza capace di entrare nella vita delle persone.
L’espressione “Mamma Rai”, osserva, richiama una concezione del servizio pubblico che riconosce nella cura educativa una componente della propria missione culturale e sociale. In questa prospettiva, “Un posto al sole” rappresenta un esempio di televisione in grado di accompagnare la quotidianità attraverso un patrimonio condiviso di storie, emozioni e valori.
Il punto non è attribuire automaticamente a una fiction il potere di educare, ma riconoscere che la narrazione audiovisiva può aprire spazi di confronto, rendere visibili esperienze differenti e contribuire alla discussione pubblica su questioni che attraversano la società.
Quando una storia televisiva entra stabilmente nelle case, i suoi personaggi possono diventare occasioni per parlare di relazioni, responsabilità e scelte. È in questo dialogo tra racconto e vita quotidiana che si misura una parte del valore culturale di una produzione longeva.
Cineturismo e identità: il racconto televisivo come risorsa per la città
La giornata di studi affronterà anche il legame tra fiction, turismo culturale e promozione territoriale. Napoli, da decenni protagonista di produzioni cinematografiche e televisive, è diventata un riferimento riconoscibile anche grazie alle immagini che ne hanno attraversato strade, quartieri, paesaggi e luoghi simbolici.
Il cineturismo nasce proprio dall’incontro tra racconto e territorio: le ambientazioni viste sullo schermo possono trasformarsi in mete di visita, alimentare la curiosità dei viaggiatori e contribuire alla costruzione di un’immagine della città che raggiunge pubblici anche lontani.
Il valore di questa relazione, tuttavia, non si esaurisce nella promozione turistica. Una produzione audiovisiva può rafforzare il senso di appartenenza, restituire visibilità a luoghi e comunità e offrire prospettive diverse sulla realtà urbana.
Il confronto coinvolgerà professionisti e studiosi impegnati nella valorizzazione del patrimonio audiovisivo, nella ricerca sui media e nello sviluppo delle produzioni sul territorio. Tra i partecipanti figurano Renata Anzano, produttrice esecutiva di “Un posto al sole”; Titta Fiore, presidente della Film Commission della Regione Campania; Mariagrazia Fanchi, presidente della Fondazione Lombardia Film Commission; Antonio Parlati, direttore del Centro di Produzione Rai Napoli; e Mihaela Gavrila, direttrice scientifica del MediaLab della Sapienza di Roma.
Al tavolo dei relatori anche il giornalista Gian Marco Altieri, l’attrice Nadia Carlomagno, lo scrittore Francesco Pinto, già direttore di Rai Tre e tra i fondatori della serie, e altri esponenti del mondo accademico e della comunicazione.
Trent’anni di storie, una città che continua a raccontarsi
Il trentennale di “Un posto al sole” offre l’occasione per riflettere su una televisione che non si limita a intrattenere, ma contribuisce a costruire immagini condivise della società. Una serie può attraversare epoche diverse proprio perché cambia insieme al pubblico, portando sullo schermo questioni che appartengono al presente.
La giornata di studi del Suor Orsola Benincasa mette al centro questa relazione: tra storie e comunità, tra rappresentazione e identità, tra produzione culturale e sviluppo economico. Napoli non è soltanto lo sfondo della fiction, ma parte integrante del suo racconto e della sua capacità di parlare a pubblici differenti.
Dopo trent’anni, il successo di una produzione come “Un posto al sole” può essere letto anche attraverso la sua capacità di restare un punto di osservazione sulle trasformazioni sociali. Le storie televisive non sostituiscono la realtà, ma possono aiutare a leggerla, offrendo personaggi, situazioni e conflitti attraverso cui riconoscere le domande del proprio tempo.
Per questo, il 22 ottobre, la storica fiction Rai torna idealmente in aula: non per ricevere una celebrazione, ma per diventare materia di studio e occasione di confronto su ciò che la televisione può ancora insegnare a una città e alle persone che la abitano.
Il programma completo degli interventi è disponibile sul sito dell’Università Suor Orsola Benincasa: www.unisob.na.it/eventi.











