Trentatré coltellate. È il drammatico esito dell’autopsia eseguita sul corpo di Luigia Fortunato, la cameriera di 33 anni uccisa nella sua abitazione di Loreto, in provincia di Ancona. Un numero di fendenti che racconta la violenza estrema dell’aggressione e che potrebbe aggravare ulteriormente la posizione dell’ex compagno, già fermato con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
La vittima, originaria di Cerignola ma residente da anni nelle Marche, era madre di un bambino di 7 anni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nella serata di giovedì scorso la donna avrebbe avuto un violento litigio con l’ex compagno, il 39enne Sami Khemaies, all’interno dell’appartamento di via Bramante. Al culmine della discussione, l’uomo l’avrebbe colpita ripetutamente con un coltello, infierendo sul suo corpo fino a provocarne la morte.
Dopo il delitto, il 39enne sarebbe uscito dall’abitazione in evidente stato di agitazione, confessando ai passanti quanto aveva appena fatto. Poco dopo si è presentato ai carabinieri, ammettendo le proprie responsabilità. È stato quindi sottoposto a fermo e trasferito nel carcere di Ancona-Montacuto, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.
L’esame autoptico ha evidenziato che Luigia Fortunato è stata raggiunta da 33 coltellate, un dato che conferma la particolare brutalità dell’aggressione. Gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio la dinamica e il movente dell’omicidio, maturato nell’ambito di una relazione conclusa da tempo ma segnata, secondo le prime ricostruzioni, da forti tensioni legate anche alla gestione del figlio della coppia.
L’ennesimo femminicidio riaccende il dibattito sulla violenza di genere in Italia. Una donna di 33 anni è stata uccisa nella propria casa da una persona con cui aveva condiviso un tratto della sua vita. A restare senza una madre è un bambino di appena sette anni, mentre una comunità intera è sotto shock per una tragedia che si aggiunge alla lunga lista delle donne uccise per mano di un ex partner.










