Un sistema illecito strutturato, capace di violare banche dati riservate dello Stato e rivendere informazioni sensibili di vip, calciatori, imprenditori e personaggi dello spettacolo attraverso un vero e proprio tariffario. È il quadro emerso dalla maxi inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, che ha portato a dieci arresti tra Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano.
Secondo gli investigatori, il gruppo criminale si sarebbe avvalso della collaborazione di pubblici ufficiali infedeli e appartenenti alle forze dell’ordine che, utilizzando le proprie credenziali di accesso, entravano abusivamente nei sistemi informatici dello Stato per ottenere dati riservati poi rivenduti a società private, agenzie investigative e soggetti interessati.
Tra gli arrestati figurano anche poliziotti, mentre risultano coinvolti funzionari di Poste Italiane, Inps e Agenzia delle Entrate. In totale sono oltre trenta gli indagati, accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Gratteri: “Accessi abusivi in cambio di denaro”
A illustrare i dettagli dell’operazione è stato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha parlato di un sistema consolidato e capillare.
“Ad agire in cambio di soldi erano rappresentanti delle forze dell’ordine che, attraverso accessi abusivi compiuti utilizzando le loro password, esfiltravano dalle banche dati informazioni riservate per rivenderle”, ha spiegato il magistrato durante la conferenza stampa.
Secondo quanto emerso dalle indagini, alcune società sparse in tutta Italia richiedevano quasi quotidianamente informazioni riservate. Un’attività definita dagli investigatori “frenetica”, alimentata da continui accessi ai database istituzionali.
Oltre 700mila accessi abusivi in due anni
Le indagini hanno fatto emergere numeri impressionanti. Due agenti infedeli avrebbero effettuato circa 730mila accessi abusivi alle banche dati riservate nell’arco di due anni: oltre 600mila uno e circa 130mila l’altro, senza alcuna giustificazione legata al servizio.
Gli investigatori hanno inoltre sequestrato un server ritenuto fondamentale per ricostruire l’intera rete criminale. Al suo interno sarebbero conservati oltre un milione di dati sensibili.
“Parliamo di un milione e mezzo di accessi in pochissimo tempo”, ha sottolineato Gratteri, spiegando che adesso sarà necessario analizzare il materiale sequestrato per identificare tutte le possibili vittime coinvolte.
I dati rubati e rivenduti
La rete criminale avrebbe commercializzato dati di ogni tipo: precedenti penali e di polizia, informazioni fiscali, retributive, contributive e persino dati bancari.
Le informazioni venivano raccolte in veri e propri “pacchetti” destinati a clienti interessati ad acquisire notizie riservate su persone fisiche o società.
Tra le vittime figurano personaggi dello spettacolo, cantanti, attori, imprenditori, calciatori e società per azioni.
Secondo gli investigatori, il sistema coinvolgeva anche agenzie investigative e operatori del recupero crediti che si sarebbero rivolti alla rete per ottenere informazioni protette da segreto.
Il tariffario dei dati riservati
Tra il materiale sequestrato dagli investigatori è stato trovato anche un file Excel contenente un vero e proprio listino prezzi.
Nel documento erano riportati nomi, codici fiscali, tipo di accertamento richiesto e costo dell’operazione.
Per una verifica nella banca dati Sdi, il Sistema di indagine utilizzato dalle forze dell’ordine, il compenso previsto era di 25 euro. Gli accessi ai dati Inps costavano invece tra i 6 e gli 11 euro, a seconda del documento richiesto.
Una sorta di “mercato nero” delle informazioni sensibili che, secondo gli inquirenti, avrebbe funzionato in maniera sistematica e organizzata, sfruttando le falle interne alla pubblica amministrazione e la disponibilità di pubblici ufficiali corrotti.











