La Campania continua ad attrarre milioni di turisti, ma dietro il boom delle presenze si nasconde una crisi silenziosa che colpisce commercio e piccole imprese. Negli ultimi sei anni la regione ha perso oltre 10mila partite Iva nei settori del turismo e del commercio, con un saldo negativo del 7,7%. È quanto emerge da un’elaborazione di Confesercenti sui dati camerali.
Un dato che segue una tendenza nazionale, ma che nel Mezzogiorno assume un peso ancora più grave perché coinvolge soprattutto piccole attività familiari, negozi di quartiere, agenzie di viaggio, bar, botteghe e microimprese legate all’accoglienza turistica.
Il paradosso è evidente: mentre Napoli e la Campania registrano numeri record sul fronte turistico, migliaia di attività abbassano la saracinesca. Secondo Confesercenti, la crescita dei flussi non si starebbe traducendo in una distribuzione reale della ricchezza sul territorio.
Negli ultimi anni la Campania è diventata una delle principali destinazioni turistiche del Paese, con oltre 24 milioni di presenze e un fatturato stimato di circa 5,5 miliardi di euro. Un sistema che coinvolge più di 200mila imprese e milioni di lavoratori tra occupazione diretta e indotto.
Eppure il tessuto delle piccole attività continua a indebolirsi.
A pesare sarebbero diversi fattori: aumento dei costi energetici, inflazione, calo del potere d’acquisto delle famiglie, concorrenza dell’e-commerce e crescita delle grandi catene commerciali. Confesercenti parla anche di una progressiva “desertificazione commerciale”, fenomeno che colpisce soprattutto i centri urbani e le aree periferiche.
Secondo le associazioni di categoria, il rischio è quello di una trasformazione irreversibile del commercio tradizionale: meno negozi indipendenti, meno imprese familiari e maggiore concentrazione del mercato nelle mani di grandi gruppi e piattaforme online.
Il problema riguarda anche il lavoro autonomo. I dati nazionali mostrano infatti una crescita dell’occupazione dipendente nei settori di commercio e turismo, ma contemporaneamente una diminuzione significativa degli autonomi e delle microimprese.
Per Confesercenti servono misure urgenti: riduzione dei costi energetici, accesso facilitato al credito, sostegno alle imprese locali e incentivi per evitare la chiusura delle attività











