In una tranquilla serata primaverile nella zona di Posillipo, sull’elegante via Tasso, si consumò un omicidio che scosse non solo Napoli ma anche chi aveva seguito nel tempo il percorso di un uomo che aveva rotto con il proprio passato criminale. Nunzio Giuliano, 57 anni, appartenente alla storica famiglia malavitosa di Forcella, fu raggiunto da diversi colpi di pistola a bordo di uno scooter e morì sul luogo.
Nunzio Giuliano era nato a Napoli il 9 febbraio 1948 e proveniva dalla famiglia Giuliano, uno dei clan più noti della camorra partenopea, radicato da decenni nel quartiere di Forcella. Tuttavia, la sua vicenda personale prese una piega molto diversa da quella dei suoi fratelli. Dopo la tragica morte per overdose del figlio diciassettenne, avvenuta nel dicembre del 1987, decise di allontanarsi progressivamente dalla malavita organizzata.
Già negli anni ’80 aveva mostrato pubblicamente la sua dissociazione dalla camorra e, secondo le cronache giudiziarie, il Tribunale di Verona lo aveva riconosciuto come dissociato nel gennaio del 1988. Da quel momento si dedicò alla vita civile, lavorando nel mondo del volontariato e in attività legali, e promuovendo con forza un messaggio educativo contro la criminalità.
Negli anni successivi prese parte a dibattiti pubblici, incontri nelle scuole e iniziative religiose, invitando i giovani a riflettere sui devastanti effetti della criminalità e sulle possibilità di scegliere un’altra strada. Aveva anche iniziato a lavorare su un libro autobiografico, poi pubblicato postumo con il titolo “Diario di una coscienza. Io Nunzio Giuliano”.
La sera del 21 marzo 2005 Nunzio Giuliano si trovava in moto insieme alla sua compagna quando, all’altezza di via Tasso a Posillipo, due sicari lo avvicinarono e aprirono il fuoco. Fu colpito più volte, anche alla testa, e morì praticamente sul colpo. La compagna sopravvisse all’agguato.
Le forze dell’ordine intervennero poco dopo su segnalazione dei carabinieri, ma non riuscirono a identificare né gli autori materiali né i mandanti. A differenza di altri casi di camorra dell’epoca, le indagini sono rimaste complicate e non hanno portato a condanne definitive.
L’omicidio di Giuliano è stato interpretato come una vendetta trasversale, ossia un atto ritorsivo che non colpiva direttamente un affiliato attivo ma mirava a punire il gesto di dissociazione e la connessione con collaboratori di giustizia, in particolare il fratello Luigi Giuliano, storico capo del clan che scelse di collaborare con la giustizia.
Alcune analisi giornalistiche hanno ipotizzato che l’agguato potesse inserirsi anche negli equilibri di potere tra diversi gruppi criminali attivi sulla scena napoletana di quei mesi, in un momento in cui lo sgretolamento di molte strutture camorristiche storiche aveva aperto nuove lotte e tensioni tra clan.
Malgrado la sua scelta di dissociarsi e di impegnarsi pubblicamente contro la camorra, la figura di Nunzio Giuliano è rimasta in parte controversa e poco ricordata, tanto che il suo nome non compare nell’elenco ufficiale delle vittime innocenti della criminalità in Campania.
Negli ultimi anni la sua storia ha iniziato a essere riscoperta e raccontata anche in chiave culturale: un progetto cinematografico basato sul libro postumo è infatti in fase di realizzazione, con l’obiettivo di raccontare la sua lotta personale contro il destino imposto dal proprio cognome e dalla realtà criminale che lo aveva visto crescere.











