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Dissesto idrogeologico: Italia fragile: a rischio il 94,5% dei comuni

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
16 Marzo, 2026
in Da Sud a Sud
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Dissesto idrogeologico: Italia fragile: a rischio il 94,5% dei comuni
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Il 94,5% dei comuni italiani è interessato da fenomeni di dissesto idrogeologico e in Sicilia il territorio coinvolto è aumentato del 20,2% rispetto al 2021. Sono i dati emersi dall’ultimo rapporto 2024 dell’ISPRA, che delineano una situazione sempre più complessa, che richiede un cambio di approccio nella pianificazione del territorio.

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Di questi temi si è discusso nel corso di una giornata di studio dedicata ai “Territori tra rischio e valorizzazione: progettazione e prevenzione del rischio idrogeologico”, che si è svolta ieri – venerdì pomeriggio – nella sede dell’Ordine degli Architetti di Catania e che ha visto confrontarsi architetti, geologi, tecnici e rappresentanti delle istituzioni. 

Secondo Paolo Mozzicato, presidente dell’Ordine regionale dei geologi di Sicilia, la situazione richiede un’azione coordinata e strutturale. «La fotografia della situazione idrogeologica italiana – ha spiegato – ci arriva dall’ultimo report ISPRA. Il territorio italiano è fortemente predisposto a questi fenomeni e per contrastarli occorre un approccio integrato basato su monitoraggio, pianificazione sostenibile e interventi strutturali mirati». Nel corso dell’incontro, focus sulla frana di Niscemi: si è discusso degli interventi che sono stati fatti negli anni e di quelli che si sarebbero dovuti fare.

Per il presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania, Alessandro Amaro, «questa giornata ha permesso di approfondire la conformazione della città di Niscemi, analizzando le problematiche che negli anni si sono manifestate. È emerso anche il tema della pianificazione futura della città: dalla riqualificazione dell’esistente alla possibilità di ridurre il carico urbanistico nelle aree più fragili». Il cambiamento climatico rende indispensabile integrare il tema del rischio idrogeologico fin dalle prime fasi della progettazione. Lo ha ricordato Melania Guarrera, presidente Fondazione dell’Ordine Architetti PPC di Catania: «Il rischio idrogeologico non può più essere considerato solo un’emergenza: deve diventare parte della nostra cultura progettuale. Lo studio del terreno e delle acque deve entrare nelle prime fasi del progetto e trasformarsi da semplice adempimento burocratico a vero atto culturale».

Un tema ricorrente nel dibattito è stato anche il rapporto tra conoscenza tecnica e decisioni amministrative. L’architetto e ingegnere Venerando Russo, già dirigente della pubblica amministrazione, ha evidenziato come spesso le criticità del territorio siano note da tempo. «Molte di queste problematiche – ha spiegato – sono conosciute da anni, tuttavia gli interventi sul suolo e sul sottosuolo, essendo poco visibili, spesso non hanno ritorni politici immediati e vengono rimandati. Durante la mia esperienza amministrativa, abbiamo realizzato un intervento, imbrigliando le acque superficiali e consolidando una parte della collina: quella porzione oggi non è crollata». Accanto alla sicurezza del territorio, l’incontro ha affrontato anche il tema della tutela del patrimonio culturale locale. Per Francesco Finocchiaro, architetto dell’Archeoclub d’Italia nazionale, è necessario investire nella catalogazione e digitalizzazione dei beni culturali: «L’Archeoclub d’Italia è impegnato in campagne di inventariazione del patrimonio culturale diffuso, anche quello delle realtà più piccole come la biblioteca di Niscemi, che rappresenta un pezzo importante della memoria della comunità».

Altro punto centrale è stato quello della pianificazione dell’emergenza e del rapporto con i cittadini. Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti PPC di Napoli e coordinatore del STN Campania, ha ricordato che i piani di emergenza devono essere strumenti operativi e condivisi. «Il piano di emergenza non è un documento da lasciare in un cassetto, ma uno strumento vivo che consente di conoscere il rischio e di comunicare con i cittadini. Solo attraverso la conoscenza del territorio e la diffusione delle informazioni è possibile affrontare in modo efficace le situazioni di emergenza».

A chiudere il confronto è stato l’intervento da remoto dell’architetto Paolo Colonna, del Renzo Piano Building Workshop, che ha ricordato il concetto di “rammendo delle periferie” elaborato da Renzo Piano, sottolineando come la sfida per città come Niscemi non sia quella di espandersi ma di rigenerare l’esistente, migliorando gli spazi pubblici e rafforzando il rapporto tra città e territorio. Tra le proposte emerse anche l’utilizzo di concorsi di architettura di livello nazionale e internazionale per stimolare progetti di qualità e coinvolgere competenze diverse nella pianificazione del futuro urbano. «Il futuro di una città – ha sottolineato Colonna – nasce quando visione, competenza e onestà camminano insieme».

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