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Ponticelli, neuropsichiatra dell’Asl muore e i bambini autistici restano senza medico e terapie

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
16 Gennaio, 2026
in In evidenza, News
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Un prete nega la Prima Comunione, un altro la impartisce. L’autismo è discriminante?
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Essere genitori di un bambino autistico significa affrontare ogni giorno sfide complesse, che richiedono sostegno, continuità e presenza delle istituzioni. A Napoli, però, molte famiglie seguite dall’ASL Centro 1 di via Walt Disney si trovano oggi in una condizione di totale abbandono. La scomparsa improvvisa della neuropsichiatra infantile Luisa Cutolo ha lasciato un vuoto che, a distanza di mesi, non è stato ancora colmato, mettendo a rischio il diritto alla cura di decine di bambini fragili.

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Di seguito, riportiamo la lettera pervenuta alla redazione del nostro giornale, dal padre di uno degli ormai ex pazienti della Dottoressa Cutolo:

“Come me, molti altri genitori afferenti all’ASL Napoli Centro 1 di via Walt Disney vivono oggi una situazione che definire assurda è riduttivo. Da mesi ci ritroviamo senza un neuropsichiatra infantile di riferimento e, sempre più spesso, senza terapie, abbandonati a noi stessi in un momento delicatissimo della vita dei nostri figli.

Ci sono date destinate a restare impresse nella memoria per sempre. Giorni che fino a un certo momento sembrano uguali a tanti altri, ma che un evento improvviso trasforma in una ferita permanente.
Per molte famiglie e per numerosi piccoli pazienti del Centro di Neuropsichiatria Infantile Napoli 1, in via Walt Disney, quella data è il 15 settembre. È il giorno in cui la notizia rimbalza sui social: «La dottoressa Luisa Cutolo non c’è più».

Una scomparsa improvvisa, arrivata troppo presto, che ha lasciato sgomenti colleghi, genitori e bambini. Nei messaggi di cordoglio condivisi online emergono la sua straordinaria umanità, il totale attaccamento al lavoro e il rapporto profondo costruito con i piccoli pazienti e le loro famiglie. Un legame che andava ben oltre il ruolo professionale.

A distanza di quattro mesi, però, quel vuoto non è soltanto emotivo. Il posto della dottoressa Cutolo è ancora vacantee le conseguenze ricadono direttamente sui bambini che facevano riferimento a lei e sulle loro famiglie. Ogni giorno decine di genitori si presentano al centro in cerca di informazioni, tentando di capire come proseguire il percorso terapeutico dei propri figli. Le risposte ricevute sono sempre le stesse, vaghe e ripetitive:
«Verrete smistati», «dovete attendere», «vi faremo sapere», fino al rassicurante quanto generico «state tranquilli, non accadrà nulla».

Nel frattempo, però, accade eccome.
Diverse famiglie sono state contattate dai centri convenzionati dove i bambini svolgono terapie fondamentali — logopedia, psicomotricità, supporto psicologico — ricevendo comunicazioni che hanno gettato nel panico molti genitori: «Senza la prescrizione del neuropsichiatra, vostro figlio non potrà più frequentare».

Parole pronunciate spesso con fredda burocrazia, senza considerare l’impatto devastante che hanno su famiglie già provate e su bambini per i quali la continuità terapeutica non è un optional, ma una necessità vitale. Interrompere le terapie significa interrompere progressi faticosamente costruiti, spezzare routine rassicuranti, aumentare frustrazione e regressioni.

Oggi ci ritroviamo in una condizione paradossale: senza medico e senza terapie, con la sensazione crescente di essere stati dimenticati. La scomparsa della dottoressa Cutolo ha lasciato un’eredità di affetto, professionalità e dedizione, ma anche una scopertura che pesa come una vera e propria emergenza sanitaria.

Le famiglie non chiedono miracoli, ma risposte concrete, tempi certi e assunzioni immediate. Chiedono che venga tutelato un diritto fondamentale: il diritto alla cura.
I bambini autistici hanno diritto a un percorso terapeutico continuo, a una speranza, a uno Stato che non volti lo sguardo altrove.

Quel vuoto non può e non deve trasformarsi in silenzio istituzionale. Perché dietro ogni cartella clinica ci sono bambini, famiglie e vite che non possono aspettare.”

Non si può chiedere alle famiglie di resistere all’infinito, né ai bambini di pagare il prezzo di ritardi e silenzi istituzionali. La tutela dei minori fragili deve essere una priorità concreta, non uno slogan. Ripristinare un servizio essenziale come la neuropsichiatria infantile significa difendere il futuro di questi bambini e il diritto di ogni famiglia a non sentirsi sola.

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