Tra le tante storie drammatiche emerse dalla tragedia dell’incendio nel locale Le Constellation a Crans-Montana, una figura ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica per il suo coraggio e altruismo: Paolo Campolo, un italiano di origini calabresi che ha messo a rischio la propria vita per salvare decine di ragazzi intrappolati nel rogo.
Paolo Campolo ha 55 anni ed è un analista finanziario di origini reggine, residente da tempo a Crans-Montana insieme alla famiglia. È una persona comune che, in circostanze estreme, ha compiuto una scelta straordinaria, trasformandosi in un punto di riferimento umanitario nel pieno della tragedia.
Nella notte di Capodanno, poco dopo l’1:20 del 1° gennaio, la figlia diciassettenne di Campolo ha notato fumo provenire dal locale dove avrebbe dovuto incontrare alcuni amici. Allarmata, ha chiamato il padre descrivendo la situazione. Quella telefonata ha cambiato tutto.
Per un caso fortuito la ragazza era in ritardo: quel ritardo le ha salvato la vita, e nello stesso tempo ha permesso a Paolo di correre verso l’incendio e intervenire con tempestività.
Appena arrivato sul luogo dell’incendio, Campolo ha visto i giovani intrappolati dentro il locale, urlare e chiedere aiutomentre il fumo denso riduceva l’ossigeno e rendeva l’aria irrespirabile. Con l’aiuto di un’altra persona, ha forzato una porta bloccata, probabilmente un’uscita di servizio o di emergenza che non era stata utilizzabile fino a quel momento.
Una volta aperta la via d’uscita, si è trovato sbalzato da decine di corpi dei ragazzi intrappolati, molti feriti e intossicati, che gli cadevano addosso mentre cercava di trascinarli verso la salvezza. Ha estratto a mani nude le persone intrappolate, uno dopo l’altro, tra urla, fumo e disperazione.
Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Campolo ha contribuito a salvare almeno venti giovani, tra cui il fidanzato di sua figlia, proprio nei minuti più critici prima dell’arrivo dei soccorsi ufficiali.
Il gesto di Campolo non è stato isolato: altri volontari e passanti si sono uniti all’azione improvvisata, trasformando bar vicini in punti di primo soccorso per i feriti. Tuttavia, la sua presenza di spirito e la tenacia nel non arrendersi di fronte al fumo e al rischio personale hanno fatto sì che molte vite, soprattutto giovani, potessero essere strappate a un destino tragico.
Campolo è stato poi ricoverato in ospedale per intossicazione da fumo, con irritazioni alle vie respiratorie, ma ha continuato a raccontare l’accaduto con profonda umanità, ricordando i volti e gli sguardi dei ragazzi che ha aiutato.
In un evento segnato da dolore, lutto e confusione, la storia di Paolo Campolo è emersa come esempio di altruismo e coraggio non ordinario: un uomo qualunque che, davanti alla necessità, ha messo da parte ogni paura e si è gettato nel pericolo per salvare vite umane.
La sua testimonianza offre anche uno specchio per riflettere sul valore della solidarietà spontanea e sulla capacità di un individuo di fare la differenza nelle situazioni più disperate.











