Uno studente di seconda media, Luciano Mandasse, ha scelto di affrontare con coraggio e maturità un tema doloroso e urgente: il femminicidio. Il suo elaborato, presentato nell’ambito delle lezioni all’IC Rita Levi Montalcini di Giugliano, ha commosso insegnanti, compagni e dirigenti scolastici per la profondità delle riflessioni e la forza del messaggio.
Nel testo, Luciano racconta con chiarezza e onestà quanto la violenza sulle donne sia un problema che riguarda tutta la società, non solo le vittime, ma chiunque resti in silenzio. Lo fa con parole semplici ma incisive, mostrando una consapevolezza rara a quell’età: denuncia stereotipi, parla di dolore, ma soprattutto invita alla solidarietà, al rispetto e alla responsabilità collettiva.
La docente che lo ha guidato definisce le sue parole come “frecce avvelenate” contro l’indifferenza, scoccate da un ragazzo che crede nella scuola come luogo di educazione e cambiamento.
L’iniziativa di Luciano e la sua scelta di impegnarsi sul tema del femminicidio dimostrano che la scuola può essere un laboratorio di coscienza civile, un luogo che non si limita a trasmettere nozioni, ma stimola la riflessione su temi di attualità, diritti, diritti umani e rispetto, ma che consente a studenti come Luciano di farsi sentire, di dare significato a un’esperienza personale o collettiva, e di contribuire a sensibilizzare. Un episodio che dimostra come ogni generazione può diventare portatrice di cambiamento, rompendo silenzi e stigmi.
Il tema di Luciano non è solo un bel compito: è un invito. A guardarsi attorno, a non ignorare la violenza, a parlare, denunciare, proteggere. A costruire scuole e societàdove la dignità e il rispetto sono il primo principio.
In un’epoca di notizie forti, di tensioni e di silenzi, la sua voce risuona come un monito: la cultura cambia se le nuove generazioni decidono di prenderla sul serio.










