È stato istituito un nuovo premio giornalistico dedicato alla memoria di Andrea Purgatori, figura nota e apprezzata nel panorama dell’inchiesta italiana. Il riconoscimento, chiamato Premio Nazionale Andrea Purgatori, intende celebrare il suo lavoro e la sua missione: portare alla luce verità nascoste e dare voce a storie poco raccontate.
La prima cerimonia di premiazione è fissata per l’1 febbraio a Bologna, una data che assume una valenza simbolica per ricordare il giornalista con un momento pubblico e condiviso.
Il premio si articola in cinque sezioni: miglior giornalista su carta stampata, miglior giornalista televisivo, miglior documentario, miglior sceneggiatore d’inchiesta e infine un premio speciale per il miglior giornalista d’inchiesta under 40. In questo modo, l’iniziativa vuole premiare non solo la testata giornalistica tradizionale, ma anche i giovani talenti che si cimentano con inchieste e contenuti profondi.
La giuria del premio è di alto profilo: a capo c’è Andrea Salerno, direttore di La7, affiancato da figure del giornalismo, della cultura e della società civile. Tra i membri anche la direttrice dell’Associazione dei parenti delle vittime della Strage di Ustica, un richiamo diretto agli importanti temi di memoria, verità e giustizia cari a Purgatori.
Sono i figli di Andrea Purgatori, Edoardo, Ludovico e Victoria, i promotori dell’iniziativa. Per loro è più di un premio: è un modo per proseguire l’eredità del padre, che ha dedicato la sua carriera alla ricerca della verità e all’inchiesta. Come hanno dichiarato, il premio è il loro impegno per mantenere viva la sua missione.
I riconoscimenti saranno realizzati in vetro, lavorati da artigiani di una storica fondazione artistica: un elemento simbolico che unisce la delicatezza della memoria con la solidità del vetro, un materiale trasparente ma resistente, esattamente come la voce critica che Purgatori ha sempre incarnato.
Con questo premio, la memoria di Andrea Purgatori trova non solo un tributo, ma anche una promessa per il futuro: un futuro in cui il giornalismo d’inchiesta continui a esistere, a far luce, a interrogare il potere e a raccontare con passione.











