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L’agguato di camorra a Napoli est non scalfisce “lo show elettorale” in vista delle regionali

Luciana Esposito di Luciana Esposito
15 Novembre, 2025
in In evidenza, News
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L’agguato di camorra a Napoli est non scalfisce “lo show elettorale” in vista delle regionali
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A Barra, quartiere della periferia est di Napoli, un nuovo agguato ha gettato nel terrore la comunità locale. I killer sono entrati in azione alla luce del sole, a ridosso di una delle arterie cruciali del quartiere. Un ragazzo di 26 anni, Salvatore Borriello, è stato ucciso in pieno giorno, mentre la campagna elettorale entra nel vivo con comizi, slogan e promesse, come se quel sangue fosse parte di un copione che non merita dibattito.

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È lo stesso schema già visto nel 2021, quando Borriello, insieme a un altro giovane, sfuggì a un raid del clan Aprea. Allora una ragazza di 25 anni, del tutto estranea alle dinamiche camorristiche, fu ferita mentre passeggiava con il fidanzato. L’agguato recente ha risvegliato quell’identico e puntuale clima di terrore che si fa spazio tra le crepe della consapevolezza di chi vive in un territorio letteralmente in ostaggio delle dinamiche camorristiche. Quel copione di sangue si ripete, ma i riflettori dell’opinione pubblica restano lontani da quella realtà.

Su un fronte, Edmondo Cirielli, ex ufficiale dei carabinieri e volto di FdI, ribadisce che la Regione deve fiancheggiare le forze dell’ordine. Parla di “diffusione di una cultura della legalità”: parole che suonano già retoriche in quartieri dove le pallottole non vanno mai in vacanza. Un agguato che giunge all’indomani della show andato in scena al PalaPartenope: nel corso del commozione elettorale del centrodestra, la premier Meloni, Tajani, Salvini e altre figure simbolo del centrodestra, insieme a migliaia di persone intonano il coro «Chi non salta, comunista è», saltellando allegramente. Mentre la campagna elettorale in corso si trasforma in schermaglia tra tifoserie antagoniste, con tanto di cori e sfottò a tono, la periferia più bistrattata di Napoli, ancora una volta, mostra le sue sanguinanti ferite a una nazione che non sembra essere disposta a farsene carico.

Sull’altro fronte, Roberto Fico, candidato di Pd, M5S e alleati, promette che la Regione costruirà un’identità politica forte per contrastare poteri criminali, puntando su socialità, lavoro e servizi. Il pentastellato cerca di proporre un’immagine credibile di se, malgrado la tensione. Nei giorni scorsi è stato contestato da studenti universitari durante un evento a Napoli: giovani che denunciano il suo distacco dalla realtà, in particolare sulla questione del diritto allo studio. Gli attivisti di Campania Popolare hanno ricordato con cartelli e slogan come Fico abbia tradito certe sue promesse, sottolineando soprattutto l’incoerenza – a loro avviso – palesata alleandosi con De Luca dopo le aspre critiche che gli aveva rivolto in un passato che sembra ormai appartenere a un’altra epoca.

Le promesse di Fico su lavoro e diritti suonano vacanti quando nei suoi discorsi non c’è spazio per una parola sulla camorra che uccide i giovani. Al tempo stesso, la retorica aggressiva del centrodestra — coi cori contro i “comunisti” — usa la paura come strumento elettorale, ma non offre soluzioni pratiche contro la violenza reale.

La gente di Napoli Est continua a destreggiarsi tra i proiettili.

La parola camorra aleggia sui nomi di alcuni candidati che figurano nelle liste di entrambi gli schieramenti e forse anche per questo il dibattito sul tema criminalità organizzata non figura nei discorsi e nelle intenzioni dei due candidati alla presidenza della Regione Campania, seppure l’ennesimo agguato avvenuto in pieno giorno, nel cuore di un quartiere densamente popolato della periferia più bistrattata di Napoli, richiama l’attenzione sulla necessità di andare oltre Caivano e puntare all’introduzione di un modello politico capace di dare filo da torcere alle organizzazioni camorristiche che nel “triangolo della morte” – Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio – detengono saldamente un capillare controllo del territorio. La vera sfida che meriterebbe di essere intrapresa è quella di sottrarre dalla morsa della camorra intere fette di territori, dove migliaia di persone vivono letteralmente in ostaggio di logiche violente e pericolose. Aspiranti leader politici che sbandierano valori e principi etici e morali che inneggiano al cambiamento e al riscatto popolare, dovrebbero partire in maniera imprescindibile da questo tipo di premesse.

E, invece, la politica, le istituzioni, hanno normalizzato l’inaccettabile, trasformando la violenza in una cronaca di routine, consentendo che interi quartieri vivano sotto il ricatto delle armi, nell’indifferenza generale.

Dov’è la politica?
Dove sono le istituzioni che promettono “presenza sul territorio”?
Dove sono gli investimenti veri, quelli in lavoro, cultura, istruzione, sicurezza?
E soprattutto: dove sono le reazioni quando a morire sono i giovani delle periferie?

A Napoli Est, ogni agguato è un pezzo di futuro che se ne va.

In questo momento di scontro politico, dove il braccio di ferro tra centrodestra e centrosinistra è in pieno corso, il sangue versato a Barra è la ferita più grande.

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