Una nuova pagina si apre per il carcere “P. Mandato” di Secondigliano: grazie a un accordo tra Kimbo, la Diocesi di Napoli, l’Amministrazione Penitenziaria e l’Università Federico II, presto nei terreni della struttura penitenziaria sarà avviata una vera e propria coltivazione di piante di caffè.
Denominata “Un chicco di speranza”, l’iniziativa integra formazione, lavoro e reinserimento sociale. Prevede corsi professionali per 10 detenuti selezionati, che saranno formati come baristi professionisti e tecnici manutentori di macchine per caffè, un magazzino interno per la riparazione e rigenerazione delle macchine da caffè Kimbo, operato direttamente dai detenuti, anche in semi-libertà e la realizzazione di una piantagione pilota di caffè su circa 10.000 m² all’interno del carcere, il tutto con il supporto tecnico-scientifico del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II per individuare le varietà più idonee al terreno e alle caratteristiche organolettiche desiderate.
Mario Rubino, presidente di Kimbo, ha sottolineato l’importanza del progetto come “contributo sociale e territoriale”, considerando la rete di responsabilità verso chi è in condizioni di difficoltà. La sua azienda, nata al rione Sanità di Napoli, vede in questa iniziativa una forma di restituzione al territorio da cui trae le proprie radici.
Per la direttrice del carcere, Giulia Russo, il programma rappresenta un’occasione concreta di crescita personale e professionale per i detenuti e un passaggio importante verso una cittadinanza attiva e responsabile.
L’iniziativa gode del pieno supporto del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, che supervisionerà le attività e i permessi legati alla partecipazione dei detenuti, assicurando il rispetto delle norme penitenziarie.
Si tratta di un modello innovativo che dimostra come il lavoro qualificato e la formazione all’interno delle carceri possano rappresentare strumenti efficaci per limitare la recidiva e promuovere percorsi di inclusione reale .











