Una dolorosa e decisa presa di posizione arriva da Ciro Corona, leader dell’associazione Resistenza Anticamorra, che ha deciso di consegnare le chiavi del Fondo Rustico “Amato Lamberti”. Un gesto simbolico che segna la fine di un progetto che avrebbe dovuto rappresentare un segno tangibile della lotta alla camorra e alla malapolitica, ma che si è invece trovato ostacolato dalla burocrazia e dalla mancata volontà politica.
Il fondo, confiscato alla criminalità organizzata e destinato alla valorizzazione agricola, ha visto il suo destino segnato dall’incuria e dalla disorganizzazione delle istituzioni locali. Corona, in un lungo post pubblicato sui social network, ha denunciato il fatto che, per volontà politica dell’assessore con delega ai beni confiscati, il fondo è stato abbandonato e non messo nelle condizioni di lavorare. Nonostante il progetto di produrre la Falangiha “Selva Lacandona”, uno dei vini più rappresentativi della zona, il fascicolo aziendale è decaduto a causa di inadempimenti e omissioni, negando il diritto dell’associazione a produrre il vino che avrebbe potuto diventare un simbolo di riscatto.
Le gravi accuse di inefficienza e opposizione continua da parte dell’assessorato ai beni confiscati hanno portato a una situazione paradossale: due ettari di vigneto DOC, impiantati su “piede franco”, sono stati abbandonati e 14 ettari di frutteto sono finiti in completo stato di abbandono. Questo polmone verde, simbolo di speranza e di rinascita per la comunità, è diventato una discarica a cielo aperto. Una realtà che, invece di valorizzare il territorio, è diventata un ricettacolo di rifiuti, amianto e detriti.
Corona ha denunciato la politica delle nomine dirigenziali politiche, che, secondo lui, hanno alimentato un sistema clientelare e speculativo, dove le volontà degli assessori hanno prevalso sulle esigenze della comunità. La gestione dei beni confiscati, anziché essere uno strumento di riscatto e di sviluppo sociale, è diventata preda di interessi politici e speculativi, con l’intenzione di utilizzare quelle terre per colate di cemento e realizzare aziende per gli elettori.
Il leader di Resistenza Anticamorra ha deciso quindi di abbandonare la sua battaglia in questa vicenda, pur con una profonda amarezza. Non ha più intenzione di lottare contro un sistema che, a suo dire, sta distruggendo ogni speranza di riscatto.
Il gesto di consegnare le chiavi rappresenta il culmine di una lunga lotta contro un sistema che, anziché lavorare per la collettività, sembra preferire la distruzione del bene comune in nome di giochi politici e interessi personali. Una sconfitta amara per chi ha creduto nel valore della legalità e nel potenziale di riscatto di territori martoriati dalla criminalità organizzata.