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Le rivelazioni del pentito: il neomelodico che ha dedicato un brano alla donna-boss uccisa è il nipote del “cinese” Francesco Audino

Luciana Esposito di Luciana Esposito
26 Agosto, 2024
in Cronaca, In evidenza
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“Con Audino, ancora oggi, mi sento tramite Instagram. L’ultimo contatto l’abbiamo avuto la settimana scorsa, in cui mi preannunciava che cambiava telefono e si sarebbe fatto sentire lui tramite il nipote Cristian Piro e il fratello del neomelodico Alessio di nome Massimo.”

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Una dichiarazione cruciale, quella resa dal collaboratore di giustizia Ciro Oliva il 19 aprile del 2023 e che concorre a chiarire il ruolo di un giovane neomelodico, finito di recente sulle pagine del nostro giornale per aver inciso un brano dedicato ad Annunziata D’Amico, la donna-boss assassinata il 10 ottobre del 2015 in un agguato di camorra avvenuto nel fortino del clan, il parco Conocal di Ponticelli, dove lo stesso neomelodico, originario del rione Incis, risiede attualmente. Non a caso, il brano s’intitola “10 ottobre”, la data in cui si è avvenuto l’agguato e, tra le tante cose, rilancia l’intenzione del clan di rifondarsi, in vista di due scarcerazioni eccellenti, quella di Salvatore Ercolani, marito della donna-boss assassinata e del primo dei suoi sei figli, “Genny fraulella”, stimato essere l’attuale leader del clan. Il giorno in cui trovò la morte ad attenderla, Annunziata D’Amico rientrava dal carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove si era recata per sostenere un colloquio proprio con il suo primogenito.

Contattato dalla direttrice di Napolitan,it. la giornalista Luciana Esposito, Cristian Piro si è giustificato facendo leva sul quieto vivere, spiegando che quella di incidere un brano che inneggia alla criminalità e che divulga messaggi espliciti in tal senso, non è una richiesta alla quale un neomelodico si può sottrarre. Meno che mai, avrebbe potuto farlo lui che attualmente abita proprio nel fortino del clan D’Amico. Lo stesso Cristian Piro si diceva sorpreso del fatto che la scelta fosse ricaduta proprio su di lui e non su un nome più quotato, come quello di Anthony Ilardo, ad esempio, che in più circostanze, a suo dire, si sarebbe prestato a richieste di questo tipo da parte di esponenti della criminalità locale. Tuttavia, il vincolo di parentela che lega Piro a Francesco Audino alias ‘o cinese, figura di primo ordine della camorra della periferia orientale di Napoli, potrebbe rappresentare un motivo di per sé più che valido per puntare sulla sua voce.

Francesco Audino, insieme a Antonio Acanfora e Ciro Imperatrice, costituiva “il mostro a tre teste” a capo dell’alleanza in cui confluirono tutti i vecchi clan della periferia orientale di Napoli, animati dall’intento unanime di scalzare i De Micco da Ponticelli e i Mazzarella da San Giovanni a Teduccio. Inoltre, ‘o cinese è considerato una figura cruciale del clan De Luca Bossa, al di sopra di boss e gregari. Pertanto, quel vincolo di parentela può rappresentare una delle motivazioni che hanno spinto i D’Amico ad affidare a Piro l’incisione del brano dedicato alla donna-boss uccisa nel 2015 dai De Micco. Una parentela che concorre ad arricchire di significati il brano, ma anche le serenate e le esibizioni che lo stesso neomelodico è chiamato ad inscenare, in particolare nei fortini controllati dai superstiti dei clan confluiti nella stessa alleanza capeggiata da ‘o cinese, come accaduto di recente nel rione De Gasperi, in occasione della scarcerazione di Pasquale Damiano, rampollo del clan delle “Pazzignane”. Un’esibizione che, rivista alla luce dei fatti fin qui riportati, assume un significato inquietante. Non solo per i messaggi divulgati da Piro, ma anche e soprattutto alla luce di quanto accaduto la mattina seguente: l’omicidio di Emanuele Montefusco, fratello del ras Salvatore, alleato dei “pazzignani” e dei De Luca Bossa.

Inoltre, le dichiarazioni rese da Ciro Oliva, collocano Cristian Piro in una posizione ben diversa da quella del “semplice cantore della camorra”. Sarebbe proprio lui, il nipote neomelodico, la pedina della quale Audino si starebbe servendo, dalla cella nella quale è recluso, per comunicare con l’esterno, grazie all’ausilio di un telefono cellulare illegalmente detenuto.

In sostanza, secondo quanto dichiarato da Oliva, ‘o cinese utilizzerebbe l’utenza telefonica di cui dispone in carcere per comunicare con Cristian Piro e Massimo Carluccio – fratello del neomelodico Alessio – i quali provvederebbero a divulgare comunicazioni e messaggi per suo conto agli altri affiliati.

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