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16enne ucciso a Pescara, il racconto del testimone: hanno infierito su di lui mentre era agonizzante

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
26 Giugno, 2024
in Cronaca, In evidenza
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Pescara, 16enne ucciso a coltellate: fermati due coetanei. Uno è figlio di un maresciallo dei carabinieri
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“Christopher continuava a lamentarsi, emettendo un verso come di morte, e loro gli dicevano di stare zitto. Ero allibito, volevo fermarli ma sembrava che non ci stessero più con la testa. Nonostante l’accaduto siamo andati a mare a fare il bagno, nella spiaggia dello stabilimento Croce del Sud e li, (…) si è disfatto del coltello che aveva avvolto in un calzino di (…) sporco di sangue, lanciandolo dietro agli scogli che fronteggiano la spiaggia, lato mare aperto”. E’ la testimonianza resa agli agenti della Squadra Mobile di Pescara da uno dei ragazzini che durante il pomeriggio di domenica 23 giugno ha assistito all’omicidio di Thomas Christofer Luciani, il 16enne accoltellato più volte per un debito di 200 euro e lasciato, agonizzante, in una zona non lontana dalla stazione dai suoi assassini, suoi coetanei.

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I due ragazzini fermati hanno entrambi 16 anni. Hanno convinto la vittima a seguirli in una zona appartata e con un coltello hanno aggredito a turno il ‘debitore’, senza mai mostrare un attimo di titubanza. “Ho visto Christopher a terra che perdeva sangue – ha raccontato ancora il testimone – ed ho subito capito che (…) lo aveva accoltellato. Ha continuato a sferrare fendenti di coltello a Christopher steso a terra che si lamentava. Ad un certo punto anche (…) ha preso dalle mani di (…) il coltello con il quale ha anche lui colpito più volte Christopher. Uno gli ha dato 15 coltellate, l’altro con lo stesso coltello con la lama nera altre 10”. Prima di trascinarlo in un punto ancora più appartato, come un altro ragazzino ha raccontato: “Lo hanno insultato, gli hanno sferrato calci e gli hanno sputato”.

“Non si può uccidere un ragazzino così”, dice intanto Olga, la nonna di Thomas. E, parlando di quel suo nipote mingherlino, con la faccia ancora da bimbo e che lei ha cresciuto dopo il disinteresse dei genitori, sin da piccolissimo, aggiunge: “Era un ragazzino come tanti altri, non un delinquente, non un tossico, non un drogato. Era come quasi tutti quelli della sua età, non amava troppo le regole. Faceva progetti, li disfaceva… Mai avremmo pensato che potesse finire così, su quel prato”.

A novembre scorso era scomparso da casa per tre giorni. Poi lo avevano trovato. E venerdì scorso era scappato dalla comunità di recupero del Molise in cui si trovava. Nel suo futuro c’era un corso da acconciatore, che stava frequentando. “Forse sarebbe stata questa la sua strada – dice la nonna -forse, ma non lo sapremo mai. Mi auguro che la giustizia faccia il suo corso”.

“Ho pianto per Thomas, a me e alla mia famiglia dispiace innanzitutto per lui, perché non c’è più. Da domenica sto vivendo l’inferno. Mio fratello è accusato di questo massacro e se ha sbagliato dovrà pagare”. A parlare al Tg1 è Simone, fratello maggiore di uno dei due fermati per l’omicidio di Thomas.

“Vogliamo chiedere scusa alla famiglia, gli staremo vicini – ha detto – Ora devo fare i conti con la ferocia e l’indifferenza di cui parlano le indagini. Non chiediamo sconti, crediamo nella giustizia“, sottolinea. E poi, del fratello, dice: “Gli vorrò sempre bene, però paghi il giusto per quello che ha fatto. Se dovesse esser provata la sua responsabilità, ha bisogno di fare quegli anni negli istituti dove può essere aiutato”.

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