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10 giugno 1924: assassinato Giacomo Matteotti, deputato socialista impegnato contro il fascismo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
10 Giugno, 2024
in Arte & Spettacolo
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30 maggio 1924: il testo dell’ultimo discorso di Giacomo Matteotti alla Camera dei deputati
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Oggi, 10 giugno 1924, ricorre il centesimo anniversario dell’assassinio da parte dei fascisti di Giacomo Matteotti, deputato oppositore del fascismo nato a Fratta Polesine nel 1885. Matteotti aveva aderito da giovane al socialismo ed era stato soprannominato “Tempesta” per il carattere battagliero. Nel 1924 tenne un celebre discorso alla Camera per denunciare le violenze del fascismo e, per rappresaglia, una squadra di camicie nere lo rapì e lo uccise. Non è noto se il delitto fosse stato ordinato personalmente da Mussolini, ma è certo che la vicenda provocò una grave crisi. Il governo sembrava sul punto di cadere, ma riuscì a riprendere il controllo della situazione e poté instaurare la dittatura vera e propria.

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Oggi il delitto è ritenuto un punto di svolta nella storia d’Italia e Matteotti è considerato un martire della libertà.

Nel 1919 fu eletto deputato e negli anni successivi dovette confrontarsi con il fascismo, che aveva iniziato la sua ascesa. Nel 1921 pubblicò un’inchiesta sulle violenze delle camicie nere e l’anno successivo, quando il Partito socialista si divise, aderì insieme agli altri riformisti al Partito socialista unitario. I compagni di partito affibbiarono a Matteotti il nomignolo di “Tempesta” per l’approccio combattivo con il quale affrontava le battaglie politiche.

Dopo l’ascesa al potere del fascismo e la formazione del governo Mussolini, avvenuta nell’ottobre del 1922 con la marcia su Roma, Matteotti divenne uno dei più strenui oppositori del governo.

Nel 1924 Mussolini, intenzionato a consolidare il suo potere, convocò nuove elezioni per il 6 aprile. La dittatura non era ancora stata pienamente istituita e, teoricamente, la consultazione avrebbe dovuto svolgersi liberamente. Nei fatti, le camicie nere compirono violenze contro gran parte dei candidati delle opposizioni. I fascisti, come prevedibile, stravinsero le elezioni, ma il 30 maggio Matteotti, che era tra i pochi oppositori eletti, tenne un duro discorso alla Camera, denunciando tutte le violenze compiute durante la campagna elettorale. Il deputato era consapevole del rischio che correva al punto che, quando ebbe finito di parlare, disse ai compagni di partito: «Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me».

Il 10 giugno 1924 Matteotti fu rapito a Roma, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, da una squadra di cinque fascisti, guidati da Amerigo Dumini. Il deputato fu prelevato con la forza, caricato in un’auto e ucciso con percosse e coltellate. Il cadavere fu gettato nel bosco della Quartarella, alle porte di Roma.

Secondo una testimonianza ritenuta attendibile, al termine del discorso del 30 maggio Mussolini avrebbe chiesto ai suoi collaboratori perché Matteotti non era stato ancora eliminato dalla circolazione e gli squadristi avrebbero interpretato la domanda come un ordine. Non si può escludere, però, che Mussolini abbia dato un ordine più esplicito.

Non è noto nemmeno se l’omicidio fosse stato premeditato o se gli squadristi avessero intenzione solo di dare una lezione a Matteotti e lo avessero ucciso in maniera preterintenzionale. Quel che è certo è che il delitto fu voluto e compiuto dal fascismo.

In merito al movente dell’omicidio, per molti anni si è ritenuto che i fascisti avessero voluto punire il deputato per il discorso del 30 maggio. In tempi più recenti, alcuni storici hanno avanzato l’ipotesi che Matteotti fosse stato ucciso anche perché stava conducendo un’inchiesta sulle tangenti pagate da un’azienda petrolifera americana, la Sinclair Oil, a importanti esponenti del regime fascista, tra i quali Arnaldo Mussolini, fratello di Benito. L’ipotesi non è provata, ma è verosimile.

La morte di Matteotti aprì una profonda crisi politica e il consenso per il fascismo subì una significativa flessione: Mussolini era asceso al potere promettendo agli italiani ordine e disciplina; il delitto dimostrò che proprio il fascismo era la fonte dei disordini e delle violenze.

Dopo la scomparsa di Matteotti, i deputati delle opposizioni decisero di non partecipare ai lavori della Camera finché non fosse stata ripristinata la legalità, ritirandosi “sull’Aventino” (espressione metaforica che fa riferimento alla storia romana: i deputati non si spostarono materialmente sul colle dell’Aventino ma si riunirono in una sala di Palazzo Montecitorio). In agosto, quando fu ritrovato il cadavere di Matteotti, la tensione aumentò ulteriormente. Gli antifascisti speravano che il re, Vittorio Emanuele III, togliesse il potere a Mussolini, ma il sovrano, timoroso del “salto nel buio” rappresentato dal cambio di governo, non intervenne.

Dopo circa sei mesi di crisi, il fascismo riuscì a riprendere il controllo della situazione. Il 3 gennaio 1925 Mussolini prese la parola alla Camera e, in un famoso discorso, si assunse la responsabilità morale del delitto e delle altre violenze (ma evitò di assumersi la responsabilità penale):

Se il Fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il Fascismo è stato un’associazione a delinquere, a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato.

Tra il 1925 e il 1926, il governo emanò le leggi “fascistissime”, che resero illegali le opposizioni e diedero avvia alla dittatura vera propria.

I responsabili dell’assassinio di Matteotti furono sottoposti a un processo farsa, nel quale ricevettero condanne molto lievi, che peraltro non scontarono. Solo dopo la caduta del fascismo e l’instaurazione della Repubblica, i responsabili ancora in vita subirono un processo regolare e furono condannati.

Le istituzioni dell’Itala repubblicana, del resto, hanno riconosciuto a Matteotti il ruolo che merita nella storia del Paese, celebrandolo come un martire della libertà.

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