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Matilde Serao, le 5 leggende napoletane più belle

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
12 Agosto, 2023
in Arte & Spettacolo
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Matilde Serao, le 5 leggende napoletane più belle
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Matilde Serao nacque a Patrasso, in Grecia, nel 1865 da madre greca e padre napoletano. Da giovane intraprese la carriera da giornalista e si dedicò alla scrittura di varie opere. Nel 1885 si sposò con Eduardo Scarfoglio insieme a cui diresse il Corriere di Roma dal 1885 al 1887. Quando il marito fondò il Corriere di Napoli, la Serao si occupò della rubrica mondana intitolata Api, mosconi e vespe. Successivamente la coppia fondò la storica testata “Il Mattino”. Continuò ad occuparsi di giornalismo fino alla morte, avvenuta nel 1927, nonostante si fosse ormai separata dal marito nel 1902. Tra le opere più celebri ricordiamo: Il paese della cuccagna, Il ventre di Napoli, Storie di due anime e Leggende napoletane.

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«A questo dramma, a questa vittoria cruenta dello spirito sul corpo, vien dietro un altro dramma, più umano, più potente, dove il pensiero ed il sentimento non vincono la vita ma vi si compenetrano e vi si fondono; dove l’uomo non uccide una parte di sé per la esaltazione dell’altra, ma dove tutto è esistenza, tutto è esaltazione, tutto è trionfo: il dramma dell’amore. Le nostre leggende sono l’amore. E Napoli è stata creata dall’amore.»

Leggende napoletane di Matilde Serao

Le Leggende napoletane vennero pubblicate nel 1881 e ebbero ben nove ristampe in circa venti anni. In questo libro Matilde Serao scrisse delle storie di fantasia che affondano le radici nella tradizione e nella mitologia del popolo napoletano. Così facendo l’autrice è riuscita a creare in maniera poetica una storia sull’origine della città di Napoli, sulla storia del Cristo velato e tante altre ancora. In queste leggende, figure e luoghi che sono patrimonio della cultura napoletana vengono presentate come personaggi reali che riescono a trasportare il lettore su una perenne linea che divide mito e realtà. Tra la moltitudine di meravigliose leggende, ecco le 5 più belle da leggere assolutamente:

La città dell’amore

In questa leggenda Matilde Serao illustra la nascita della Città di Napoli a partire da Parthenope, questa volta non sirena ma bellissima vergine greca che fonda il primo nucleo della città con il suo sposo Cimone. I due innamorati, osteggiati dal padre della fanciulla che si opponeva al matrimonio, decidono di abbandonare tutto e partire e giungono sulle coste napoletane. Il luogo in cui arrivano è florido, ricco e sembra quasi stesse aspettando da tempo il loro arrivo. I due si amano in ogni luogo di quella splendida terra, da Poggioreale ai Campi Flegrei, creando l’immortale città di Napoli, pronta ad accogliere nuovi coloni greci. «Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non ha tomba, è immortale, è l’amore. Napoli è la città dell’amore.»

La leggenda dell’amore

Proprio a partire dal fatto che Napoli sia stata da sempre considerata la città dell’amore, Matilde Serao racconta in questa leggenda come tutti luoghi più belli della città siano nati da una storia d’amore. I quattro colli di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e del Vomero ad esempio, erano quattro fratelli innamorati della stessa fanciulla che non li ricambiava e che una notte sparì nel nulla lasciandoli lì ad aspettare per migliaia di anni il suo ritorno. Posillipo invece era un giovane gentile e sensibile che si era innamorato di una ragazza incantatrice e fredda, Nisida, che viveva di fronte a lui. Per la disperazione Posillipo si gettò in acqua per mettere fine alla sua vita, ma i Fati lo trasformarono in un poggio bellissimo che si bagna nel mare mentre lei è uno scoglio che gli sta dirimpetto destinato ad albergare criminali. Oltre a questi, le storie d’amore di tanti altri luoghi vengono magistralmente descritte in questa leggenda. «È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose in Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate.»

Il segreto del mago

In questa leggenda scopriamo l’origine magica di pietanze tradizionali come maccheroni e ragù, così buone da necessitare dell’aiuto della magia per essere realizzate e diventare cibo degli dei, ma la cui ricetta venne “rubata” da una donna che se ne prese il merito. C’è una piccola inesattezza storica nella leggenda, perché la storia è ambientata nel tredicesimo secolo in cui i pomodori non erano ancora usati in Italia. Matilde Serao ci racconta che nel vico dei Cortellari c’era una piccola casa in cui abitava Cicho il mago, di cui tutta la gente provava timore. Non si sapeva nulla di lui tranne che di notte passava il tempo a dedicarsi alla magia e a far bollire erbe, pomodoro ed altro in un pentolino. Nello stesso palazzo abitava anche Jovannella di Canzio, una donna astuta e maliziosa che passava il tempo a spiare il vicinato, compreso il mago a cui riuscì a rubare la ricetta di una pietanza. Jovannella era sposata con uno sguattero della cucina reale e si recò a palazzo per creare la misteriosa ricetta. Il Re apprezzò così tanto la ricetta che le diede cento monete d’oro alla donna e anche tutti i conti e i dignitari le diedero un premio pur di ottenere la ricetta. Cicho il mago, che voleva mostrare al mondo la sua scoperta, si rese conto che qualcuno lo aveva preceduto e che i maccheroni erano ormai cucinati in tutta la città, così partì per non fare più ritorno.

Megaride

Si sa che sull’isolotto di Megaride, dove sorge il Castel dell’Ovo, ci fosse la villa di Lucullo, la cui moglie Servilia provocò l’ira degli dei con la sua presunzione ed arroganza causando la distruzione dell’abitazione. Ella era bellissima e piena di sé ed offese con la sua arroganza le ninfee dell’oceano e Venere. Poseidone, incollerito, fece distruggere la villa dalle creature del mare e scatenò una tempesta che inghiottì l’isolotto per difendere la sua bella amante.

Leggenda di Capodimonte

In questa ennesima storia d’amore Matilde Serao racconta la storia di un giovane umano e una fanciulla che rappresenta l’Ideale artistico, essendo lei una finissima porcellana di Capodimonte. Il giovane si era innamorato di questa figura sfuggente e candida che ogni giorno gli sorrideva e si faceva sempre più nitida. Ogni giorno lui la seguiva tra la natura professando il suo amore e chiedendole di restare ma la giovane non rispondeva mai e restava a guardarlo immobile. Un giorno il ragazzo le offrì la sua vita in cambio di una parola e, una volta uditala, preso dalla passione la abbracciò frantumandola in tanti cocci di porcellana candida causando l’ira vendicativa dell’arte e degli dei. «È questa la storia eterna e fatale. L’ideale raggiunto, toccato, va in pezzi – l’arte si vendica sulla vita – e l’anima muore sotto un immane sepolcro.»

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