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Ponticelli, una lite tra “bande di ragazzini” il movente degli ultimi due agguati

Luciana Esposito di Luciana Esposito
9 Luglio, 2022
in Cronaca, In evidenza
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A sette giorni di distanza dal raid che ha seminato paura e spari nei pressi del “Super Bar” in viale Margherita a Ponticelli, una serie di retroscena concorrono a delineare uno scenario ben più nitido e chiaro.

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Il mancato agguato dello scorso sabato 2 luglio, al quale ha fatto seguito quello avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 luglio nel rione Lotto O, fortino dei De Luca Bossa, non sarebbero scaturiti da ragioni riconducibili alla rivalità tra i clan attivi sul territorio per il controllo dei traffici illeciti, ma da una serie di scaramucce e screzi tra giovanissimi, vicini alle due fazioni avverse.

Da un lato i giovani che orbitano intorno al clan De Martino, soprannominato “clan XX”, gli eredi del clan De Micco, protagonisti della faida che prese il via nell’estate del 2020 e terminata contestualmente alla scarcerazione del boss Marco De Micco, a marzo del 2021. Il seguito al conseguimento della leadership camorristica da parte di Marco De Micco detto “Bodo”, gli “XX” sono naturalmente confluiti nel clan capeggiato da quest’ultimo e tuttora seguitano a contribuire a rinsaldarne l’egemonia. Sarebbero proprio i giovani contigui al clan “XX” gli assidui ed abituali frequentatori del bar finito nel mirino dei sicari entrati in azione lo scorso 2 luglio.

Sull’altro versante, un gruppo di giovanissimi che orbita intorno a quello che resta del clan De Luca Bossa, di recente galvanizzato dalla scarcerazione di Christian Marfella, una delle figure apicali della cosca del Lotto O. Si tratta di un gruppo di ragazzini, molti dei quali ancora minorenni e provenienti dal limitrofo comune di Volla.

Il raid in viale Margherita sarebbe maturato al culmine di una lite tra membri delle due “bande” rivali. Entrambe le compagini sono sì composte da ragazzini che all’interno dei clan ricoprono ruoli marginali, ma intenzionati a mettersi in mostra, oltre che a rivendicare una preponderante autorità rispetto ai membri della fazione avversaria. Motivo per il quale, i giovani vicini al clan De Luca Bossa non avrebbero esitato ad impugnare le armi per sedare la discussione sorta con alcuni coetanei contigui agli “XX”, i quali sarebbero riusciti a mettersi in salvo trovando riparo dietro le auto in sosta che, per l’appunto, sono state raggiunte dagli spari.

Di contro, non si è fatta attendere la replica della “banda” che ha subìto l’attacco e che si è tradotta nell’incursione armata nel fortino dei rivali che ha portato al ferimento del 28enne Mario Sorrentino, raggiunto da diversi colpi di pistola alla schiena. Il giovane ha fornito alla polizia, che indaga sull’accaduto, la seguente dinamica dei fatti: mentre si trovava in via Cleopatra, nel rione Lotto O, in compagnia di alcuni amici, sono stati affiancati da un Suv dal quale è sceso un uomo che ha esploso diversi colpi, puntando l’arma proprio contro il gruppo di giovani. Sul posto, la Scientifica ha repertato diversi bossoli.

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Dopo quel botta e risposta a suon di spari a distanza ravvicinata, su Ponticelli è calato nuovamente il silenzio. Un dettaglio che concorre ad allontanare il temibile spettro dell’ennesima faida tra clan e che, di contro, legittima l’ipotesi del “regolamento di conti tra bande”. Un’ipotesi rafforzata dagli sfottò pubblicati sui social, all’indomani di entrambi i raid sui profili TikTok riconducibili ai giovani “tifosi” del clan De Micco e volti a schernire i rivali, in seguito allo sventato agguato in viale Margherita e a rilanciare la forza egemone del sodalizio d’appartenenza, contestualmente all’agguato in cui è rimasto ferito Sorrentino.

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Un retroscena che traccia un quadro desolante, perchè narra di ragazzi sprezzanti dei pericoli ai quali si espongono impugnando le armi e ancor più inconsapevoli delle conseguenze delle loro azioni. Ragazzini che sparano tra le strade cittadine, in pieno giorno, infischiandosene dei rischi ai quali espongono i civili. Uno scenario che rilancia l’emergenza criminalità e che sottolinea la sempre più impellente necessità di intervenire sulle lacune che da tempo immemore concorrono a garantire alla camorra un nutrito bacino di giovani manovali da assoldare.

Non a caso, Ponticelli è il quartiere europeo in cui si registra il maggior numero di “Neet”: acronimo con il quale si indicano i giovani di età compresa tra i 15 e i23 anni che non lavorano e non studiano.

In questo clima è maturata l’ultima sequenza di spari che ha scosso i civili, stanchi di vivere attanagliati nella morsa della violenza criminale. Uno scenario dal quale, però, emerge anche l’assenza di un’organizzazione camorristica autorevole ed autoritaria, in grado di impedire ai ragazzini di impugnare le armi per futili motivi per preservare la quiete utile a favorire gli affari illeciti, oltre che evitare di inimicarsi il popolo.

 

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